{"id":13551,"date":"2019-12-11T07:30:43","date_gmt":"2019-12-11T06:30:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unilab.eu\/?p=13551"},"modified":"2019-12-10T16:33:12","modified_gmt":"2019-12-10T15:33:12","slug":"white-hat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/articoli\/coffee-break-it\/white-hat\/","title":{"rendered":"Quando l&#8217;Hacking \u00e8 etico: i White Hat"},"content":{"rendered":"<p>Con <strong>hacking etico<\/strong> ci si riferisce a una categoria di individui che impiegano tecniche illegali per individuare e sanare eventuali falle nella sicurezza dei sistemi informatici. Aziende e governi di tutto il mondo hanno cominciato ad assumere queste persone per proteggere e migliorare la propria cyber security.<\/p>\n<p>I cosiddetti hacker <em>white hat<\/em> stanno via via diventando figure professionali sempre pi\u00f9 richieste all\u2019interno delle grandi societ\u00e0, dove la digitalizzazione \u00e8 ormai fortemente presente. Si \u00e8 quindi deciso di creare un vero e proprio corso di certificazione per riconoscere ufficialmente le <strong>competenze <\/strong>e la<strong> moralit\u00e0<\/strong> di questi soggetti.<\/p>\n<p><strong>Le differenze fondamentali fra hacking etico e non etico<\/strong><\/p>\n<p>Molte delle <strong>contestazioni<\/strong> mosse verso la pratica dell\u2019hacking etico nascono dal fatto che le differenze fra hackers <em>white hat<\/em> e <em>black hat<\/em> (hacker non etici) sono davvero sottili e legate principalmente allo scopo per cui si commettono certi tipi di cyber crimini.<\/p>\n<p>I mezzi, le conoscenze e gli applicativi impiegati sono i medesimi da parte di entrambe le fazioni e buona parte degli oppositori a tale movimento fa leva proprio su questa realt\u00e0. Di fatto, chi sceglie di partecipare ai <strong>corsi formativi<\/strong> per diventare un hacker etico viene istruito nell\u2019utilizzo di strumenti illegali, atti a compiere azioni criminose.<\/p>\n<p>L\u2019unica vera <strong>differenza<\/strong> fra i due tipi di hackers \u00e8 legata, appunto, all\u2019etica che muove l\u2019una o l\u2019altra corrente di pensiero: una desidera giocare d\u2019anticipo, esponendo le vulnerabilit\u00e0 dei sistemi per migliorarne la sicurezza, mentre l\u2019altra vuole sfruttarle per lanciare attacchi informatici volti a destabilizzare il sistema stesso.<\/p>\n<p>La nascita di perplessit\u00e0 relative alla professione di hacker etico risulta quindi abbastanza comprensibile. Dopo tutto non \u00e8 facile vincolare degli individui a una <strong>morale<\/strong> che, per quanto ferrea, rimarr\u00e0 sempre soggettiva e vulnerabile a cambi di pensiero.<\/p>\n<p><strong>La certificazione per l\u2019hacking etico<\/strong><\/p>\n<p>A discapito delle critiche mosse al movimento di hacking etico, societ\u00e0 e governi hanno riconosciuto il <strong>valore di queste figure professionali<\/strong>, facendo segnare un drastico incremento nella richiesta di personale adeguatamente formato.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec la <strong>Certified Ethical Hacker<\/strong> (detta anche CEH): una vera e propria certificazione con valenza legale, che attesta non solo abilit\u00e0 e competenze tecniche dell\u2019individuo, ma anche e soprattutto la morale con cui egli intende impiegarle.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione che ha dato vita alla certificazione per gli hacker white hat \u00e8 l\u2019<em>International Council of Electronic Commerce Consultants<\/em>, nota anche come <strong>EC-Council<\/strong>. Si tratta di una societ\u00e0 fondata dopo gli attacchi al World Trade Center del 2001, il cui scopo principale \u00e8 quello di educare e fornire strumenti efficienti per la lotta alla cyber criminalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Come si ottiene la CEH<\/strong><\/p>\n<p>La prova per diventare CEH (disponibile in oltre 60 Paesi) si struttura in 125 domande a risposta multipla da completare entro 4 ore di tempo e implica l\u2019accettazione di 19 <strong>regole etiche fondamentali<\/strong>. Fra queste vi sono:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019impegno a rispettare le propriet\u00e0 intellettuali;<\/li>\n<li>la conferma di non appartenere a gruppi hacker black hat;<\/li>\n<li>la volont\u00e0 di utilizzare tecniche e strumenti solo nei tempi e nei modi previsti dal cliente o dal contratto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019accesso a questa prova \u00e8 tuttavia riservato a persone con elevate competenze informatiche, che abbiano maturato un\u2019esperienza di almeno <strong>due anni<\/strong> nel campo della cyber security.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni l\u2019hacking etico \u00e8 divenuto una <strong>professione riconosciuta<\/strong> a tutti gli effetti e caratterizzata da un notevole grado di responsabilit\u00e0. La retribuzione \u00e8 piuttosto elevata, come anche il livello di realizzazione personale provato da questa nuova tipologia di dipendenti.<\/p>\n<!--themify_builder_content-->\n<div id=\"themify_builder_content-13551\" data-postid=\"13551\" class=\"themify_builder_content themify_builder_content-13551 themify_builder tf_clear\">\n    <\/div>\n<!--\/themify_builder_content-->\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cosiddetti hacker white hat stanno via via diventando figure professionali sempre pi\u00f9 richieste all\u2019interno delle grandi societ\u00e0, dove la digitalizzazione \u00e8 ormai fortemente presente. <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":13555,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"I cosiddetti hacker white hat stanno via via diventando figure professionali sempre pi\u00f9 richieste all\u2019interno delle grandi societ\u00e0, dove la digitalizzazione \u00e8 ormai fortemente presente.","_seopress_robots_index":"","_seopress_analysis_target_kw":"white hat","footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-13551","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-coffee-break-it","has-post-title","has-post-date","has-post-category","has-post-tag","has-post-comment","has-post-author",""],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13551","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13551"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13551\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13551"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13551"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13551"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}