{"id":20250,"date":"2023-01-27T07:30:14","date_gmt":"2023-01-27T06:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unilab.eu\/?p=20250"},"modified":"2023-01-26T17:16:33","modified_gmt":"2023-01-26T16:16:33","slug":"tempi-degradazione-bioplastiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/articoli\/coffee-break-it\/tempi-degradazione-bioplastiche\/","title":{"rendered":"Tempi di degradazione delle bioplastiche: le ultime scoperte"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>degradazione delle bioplastiche<\/strong> non correttamente smaltite richiede tempistiche consistenti, che possono essere paragonate a quelle degli altri polimeri artificiali. A confermarlo sono i risultati emersi da un recente esperimento scientifico interdisciplinare, realizzato con la collaborazione di enti quali il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l\u2019Istituto dei Processi Chimico Fisici (Cnr-Ipcf).<\/p>\n<p>Nonostante\u00a0 il prefisso \u201cbio\u201d faccia pensare in automatico a un qualcosa di \u201c<strong>non pericoloso<\/strong>\u201d, nella realt\u00e0 dei fatti ci\u00f2 non \u00e8 sempre vero e, proprio grazie alla ricerca in questione, si \u00e8 potuto comprendere quanto gravi siano le conseguenze sull\u2019ambiente, derivanti da un errato smaltimento di questi stessi materiali.<\/p>\n<p><strong>Lo studio relativo alla degradazione delle bioplastiche<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi dei tempi di degradazione delle bioplastiche condotta dagli scienziati italiani, si \u00e8 incentrata su differenti tipologie di <strong>granuli di plastica vergine<\/strong>, chiamati <em>resin pellet<\/em>. I polimeri maggiormente presi in esame hanno interessato quelli destinati alla realizzazione di oggetti tanto comuni quanto diffusi, come:<\/p>\n<ul>\n<li>HDPE e PP per la <strong>plastica standard<\/strong>;<\/li>\n<li>PLA e PBAT per la <strong>plastica biodegradabile<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I quattro materiali plastici sono stati immersi sia nell\u2019<strong>acqua di mare<\/strong> che nella <strong>sabbia<\/strong> (cos\u00ec da poter studiare in maniera dettaglia gli effetti prodotti dai diversi ambienti sulle tempistiche di invecchiamento e di degradazione) e il monitoraggio dei vari campioni si \u00e8 protratto per un periodo complessivo di sei mesi.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 emerso dalle osservazioni \u00e8 che, in un <strong>ambiente naturale<\/strong>, le bioplastiche presentano comportamenti non troppo dissimili rispetto alle plastiche tradizionali: in pratica, l\u2019azione erosiva del tempo e degli agenti atmosferici non \u00e8 sufficiente a decomporre i polimeri \u201cbio\u201d, che infatti mantengono la propria struttura praticamente inalterata.<\/p>\n<p>Oltre ad aver fornito informazioni indispensabili per il benessere del pianeta, l\u2019indagine scientifica appena descritta \u00e8 anche diventata il trampolino di <strong>nuovi esperimenti<\/strong>, che stanno via via introducendo ulteriori variabili al processo di osservazione (ad es., altre condizioni atmosferiche, agenti chimici di diversa natura, l\u2019immersione dei campioni a una maggiore profondit\u00e0, ecc.).<\/p>\n<p><strong>L\u2019utilit\u00e0 delle scoperte sulle bioplastiche<\/strong><\/p>\n<p>In ottemperanza alla direttiva europea <strong>Single Use Plastic<\/strong>, da gennaio 2021, l\u2019Italia ha vietato l\u2019impiego dei prodotti in plastica usa e getta. La necessit\u00e0 di trovare alternative per la realizzazione di articoli monouso, ha quindi spostato l\u2019attenzione proprio su quelle stesse bioplastiche che (ad oggi) rappresentano le materie prime pi\u00f9 scelte da tantissimi settori dell\u2019industria.<\/p>\n<p>Considerata la loro rapida diffusione, lo studio sopra discusso acquisisce un valore enorme, poich\u00e9 chiarisce in modo inequivocabile quanto esse non siano propriamente <strong>eco friendly<\/strong> (anche se bisogna comunque sapere che, se smaltite con le giuste procedure, presentano indiscutibili vantaggi in fase di compostaggio, per quanto concerne la rapidit\u00e0 di lavorazione e il risparmio energetico).<\/p>\n<p>Per migliorare la situazione, \u00e8 dunque necessario sfruttare queste stesse informazioni, illustrando alla comunit\u00e0 l\u2019enorme impatto che le azioni umane possono avere sull\u2019ambiente: rivolgersi alle imprese nelle quali si fa largo uso di plastiche bio \u00e8 di certo importante, ma lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 <strong>coinvolgere e sensibilizzare<\/strong> i singoli individui.<\/p>\n<p>Sono proprio le persone a commettere inconsapevolmente <strong>piccoli ma continui errori<\/strong> (tipo abbandonare oggetti comuni in luoghi non adatti), che con il passare del tempo peggiorano le condizioni dell\u2019intero pianeta. Un pianeta dove le associazioni coinvolte nella ricerca sulla degradazione delle bioplastiche continuano a confermare dati sempre pi\u00f9 allarmanti.<\/p>\n<p>La grande speranza \u00e8 che gli enti preposti organizzino con quanta pi\u00f9 insistenza possibile delle <strong>campagne informative<\/strong> efficaci e in grado di aumentare la consapevolezza generale sull\u2019argomento. Tematica di grandissimo valore, che deve per forza essere gestita da subito al meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La degradazione delle bioplastiche non correttamente smaltite richiede tempistiche consistenti, che possono essere paragonate a quelle degli altri polimeri artificiali. 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