{"id":35033,"date":"2026-09-23T07:30:55","date_gmt":"2026-09-23T05:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unilab.eu\/?p=35033"},"modified":"2026-09-17T15:36:08","modified_gmt":"2026-09-17T13:36:08","slug":"viruses-written-using-ai-the-new-frontier-of-cyber-crime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/articoli\/coffee-break-it\/viruses-written-using-ai-the-new-frontier-of-cyber-crime\/","title":{"rendered":"Virus scritti con l&#8217;IA: la nuova frontiera della minaccia informatica"},"content":{"rendered":"<p>Per anni l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 stata presentata come una delle tecnologie pi\u00f9 promettenti per aumentare la produttivit\u00e0, automatizzare attivit\u00e0 complesse e supportare lo sviluppo software. Oggi, per\u00f2, emerge un lato molto pi\u00f9 inquietante della rivoluzione digitale. Secondo quanto rivelato dal <em>Google Threat Intelligence Group<\/em> (GTIG), alcuni criminali informatici avrebbero cominciato a sviluppare <strong>virus scritti con l\u2019IA<\/strong>.<\/p>\n<p>Sfruttando modelli avanzati di reti neurali, infatti, sarebbero riusciti a individuare vulnerabilit\u00e0 nei sistemi e a creare malware sempre pi\u00f9 sofisticati per colpirli. La notizia segna un punto di svolta nel panorama della <strong>sicurezza informatica<\/strong>, perch\u00e9 dimostra che le macchine non vengono pi\u00f9 utilizzate soltanto per assistere gli esseri umani, ma possono contribuire direttamente alla creazione di strumenti offensivi.<\/p>\n<p><strong>Come l\u2019IA accelera la scoperta delle vulnerabilit\u00e0 nei software<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019episodio analizzato dai ricercatori di Google riguarda un tentativo di <strong>attacco su larga scala<\/strong>, che avrebbe potuto avere conseguenze enormi per aziende, istituti finanziari e organizzazioni pubbliche. Gli aggressori avrebbero usato un sistema di intelligenza artificiale per trovare una vulnerabilit\u00e0 \u201czero-day\u201d, cio\u00e8 un difetto sconosciuto agli sviluppatori del software e quindi privo di protezioni.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 allarmante \u00e8 il fatto che l\u2019intelligenza artificiale sarebbe stata impiegata anche per costruire il codice necessario a sfruttare quella debolezza, aggirando persino <strong>meccanismi di autenticazione avanzati<\/strong>, come la verifica a due fattori. Si tratta di una dimostrazione concreta di come i virus scritti con l&#8217;IA stiano passando dalla teoria alla pratica.<\/p>\n<p>Fino a pochi anni fa, individuare una falla particolarmente complessa richiedeva <strong>mesi di lavoro<\/strong> da parte di specialisti altamente qualificati. Analizzare milioni di righe di codice, comprendere il funzionamento di un\u2019applicazione e identificare eventuali punti deboli era un processo lungo e costoso, ma le reti neurali stanno cambiando radicalmente questa dinamica.<\/p>\n<p>I modelli pi\u00f9 avanzati non si limitano a cercare errori evidenti o semplici difetti sintattici. Sono in grado di <strong>comprendere il comportamento complessivo di un programma<\/strong> e di individuare incongruenze logiche, che spesso sfuggono agli sviluppatori. In altre parole, riescono a osservare il software come un sistema complesso e a identificare combinazioni di eventi che potrebbero generare vulnerabilit\u00e0 sfruttabili.<\/p>\n<p>Paradossalmente, proprio alcune caratteristiche tipiche dei modelli linguistici hanno permesso a Google di capire che il codice malevolo era stato <strong>generato artificialmente<\/strong>. Gli analisti hanno trovato commenti estremamente dettagliati, strutture quasi accademiche e persino dati inventati (elementi che ricordano i cosiddetti \u201callucinamenti\u201d dei sistemi generativi).<\/p>\n<p>Sebbene tali tracce abbiano aiutato gli investigatori a riconoscere l\u2019origine del malware, non \u00e8 detto che in futuro i criminali continueranno a commettere errori simili. Con il miglioramento delle tecnologie, <strong>distinguere il codice<\/strong> prodotto da una macchina da quello scritto da un programmatore umano potrebbe diventare sempre pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p><strong>Malware autonomi e nuove tecniche di attacco guidate dall\u2019intelligenza artificiale<\/strong><\/p>\n<p>La minaccia non riguarda soltanto la generazione automatica di codice. Gli esperti stanno osservando l\u2019emergere di programmi dannosi dotati di <strong>capacit\u00e0 operative sempre pi\u00f9 avanzate<\/strong>. Alcuni malware sviluppati per dispositivi mobili Android (come quelli individuati recentemente dai ricercatori) sono in grado di interagire direttamente con lo schermo dello smartphone. Possono leggere le informazioni visualizzate, scorrere pagine, premere pulsanti e simulare il comportamento dell\u2019utente.<\/p>\n<p>Tale evoluzione apre scenari particolarmente delicati. Un software malevolo capace di <strong>imitare le azioni umane<\/strong> potrebbe inserire codici PIN rubati, autorizzare operazioni finanziarie o aggirare controlli che fino a ieri erano considerati sufficientemente sicuri. In parallelo, gli hacker stanno sfruttando l\u2019IA anche per perfezionare le tecniche di ingegneria sociale. Attraverso identit\u00e0 fittizie e richieste formulate in modo strategico, cercano di convincere i modelli pubblici a fornire informazioni tecniche utili per reperire punti deboli nei sistemi informatici.<\/p>\n<p>Un\u2019altra tendenza particolarmente preoccupante riguarda la creazione di <strong>malware \u201ccamuffati\u201d<\/strong>. L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 generare grandi quantit\u00e0 di codice apparentemente innocuo, inserendolo all\u2019interno dei programmi dannosi per confondere gli antivirus tradizionali. Questa sorta di mimetizzazione digitale rende pi\u00f9 difficile distinguere le applicazioni legittime da quelle pericolose e aumenta il rischio che le minacce riescano a passare inosservate per lunghi periodi.<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze economiche di una corsa agli armamenti digitali<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impatto di queste innovazioni non si limita al settore tecnologico. L\u2019intera economia moderna dipende da infrastrutture digitali che gestiscono produzione, logistica, servizi finanziari, comunicazioni e archiviazione dei dati. Un attacco capace di compromettere contemporaneamente migliaia di sistemi potrebbe provocare <strong>danni economici enormi<\/strong>.<\/p>\n<p>Le aziende colpite rischiano interruzioni operative, perdita di informazioni riservate, blocco delle catene produttive e richieste di riscatto multimilionarie. Nei casi pi\u00f9 gravi, un incidente informatico pu\u00f2 influenzare il <strong>valore di mercato di una societ\u00e0<\/strong>, generando sfiducia tra investitori e clienti. La crescente diffusione dei virus scritti con l&#8217;IA obbliga quindi le imprese a incrementare gli investimenti nella cybersecurity, destinando una quota sempre maggiore dei propri bilanci alla protezione delle infrastrutture digitali.<\/p>\n<p>Molti osservatori parlano ormai di una vera e propria \u201c<strong>tassa invisibile<\/strong>\u201d dell\u2019era digitale. Risorse che potrebbero essere impiegate per innovazione, ricerca o espansione commerciale vengono invece assorbite dalla necessit\u00e0 di contrastare minacce sempre pi\u00f9 sofisticate. Non sorprende, quindi, che diverse aziende impegnate nello sviluppo di modelli avanzati stiano adottando un approccio prudente, limitando l\u2019accesso ad alcune funzionalit\u00e0 considerate potenzialmente rischiose.<\/p>\n<p><strong>La guerra tra intelligenze artificiali \u00e8 gi\u00e0 iniziata<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro che emerge \u00e8 quello di una <strong>competizione tecnologica<\/strong> destinata a intensificarsi nei prossimi anni. Da una parte si trovano gruppi criminali e organizzazioni, che sfruttano modelli sempre pi\u00f9 potenti per automatizzare attacchi, individuare vulnerabilit\u00e0 e sviluppare malware evoluti. Dall\u2019altra ci sono aziende specializzate nella sicurezza, che utilizzano le stesse tecnologie per scoprire falle prima degli aggressori e rafforzare le difese digitali.<\/p>\n<p>Si sta delineando una vera guerra tra algoritmi, nella quale sistemi intelligenti combattono contro altri sistemi intelligenti. Le piattaforme di sicurezza basate sull\u2019IA sono gi\u00e0 in grado di analizzare enormi quantit\u00e0 di codice, rilevare comportamenti sospetti e correggere automaticamente alcune vulnerabilit\u00e0. Tuttavia, la velocit\u00e0 con cui si evolvono le capacit\u00e0 offensive rende necessario un <strong>aggiornamento continuo delle strategie di difesa<\/strong>.<\/p>\n<p>Per aziende, istituzioni e cittadini, la lezione \u00e8 chiara: la sicurezza informatica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata un aspetto secondario. L\u2019avvento dei virus scritti con l\u2019IA \u00e8 una delle <strong>sfide pi\u00f9 importanti del prossimo decennio<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per anni l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 stata presentata come una delle tecnologie pi\u00f9 promettenti per aumentare la produttivit\u00e0, automatizzare attivit\u00e0 complesse [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":35034,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_titles_title":"Virus scritti con l'IA","_seopress_titles_desc":"Per anni l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 stata presentata come una delle tecnologie pi\u00f9 promettenti per aumentare la produttivit\u00e0, automatizzare attivit\u00e0 complesse e supportare lo sviluppo software.","_seopress_robots_index":"","_seopress_robots_follow":"","_seopress_robots_imageindex":"","_seopress_robots_snippet":"","_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_robots_breadcrumbs":"","_seopress_robots_freeze_modified_date":"","_seopress_robots_custom_modified_date":"","_seopress_robots_canonical":"","_seopress_social_fb_title":"","_seopress_social_fb_desc":"","_seopress_social_fb_img":"","_seopress_social_fb_img_attachment_id":0,"_seopress_social_fb_img_width":0,"_seopress_social_fb_img_height":0,"_seopress_social_twitter_title":"","_seopress_social_twitter_desc":"","_seopress_social_twitter_img":"","_seopress_social_twitter_img_attachment_id":0,"_seopress_social_twitter_img_width":0,"_seopress_social_twitter_img_height":0,"_seopress_redirections_value":"","_seopress_redirections_enabled":"","_seopress_redirections_enabled_regex":"","_seopress_redirections_logged_status":"","_seopress_redirections_param":"","_seopress_redirections_type":0,"_seopress_analysis_target_kw":"Cybersecurity,Malware,Vulnerabilit\u00e0","footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-35033","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-coffee-break-it","has-post-title","has-post-date","has-post-category","has-post-tag","has-post-comment","has-post-author",""],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35033","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35033"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35033\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35035,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35033\/revisions\/35035"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35034"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}