{"id":7248,"date":"2018-07-04T07:30:39","date_gmt":"2018-07-04T05:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unilab.eu\/?p=7248"},"modified":"2021-04-22T00:28:59","modified_gmt":"2021-04-21T22:28:59","slug":"riconoscimento-facciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/articoli\/coffee-break-it\/riconoscimento-facciale\/","title":{"rendered":"Riconoscimento facciale: come cambia la nostra quotidianit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Quando parliamo di <strong>riconoscimento facciale<\/strong> ci riferiamo a una tecnologia utilizzata la prima volta attorno agli anni Sessanta del secolo scorso e migliorata nel corso del tempo, grazie soprattutto a realt\u00e0 come Microsoft e Apple.<\/p>\n<p>Oggigiorno esistono <strong>due diverse tipologie<\/strong> di riconoscimento del volto:<\/p>\n<ul>\n<li>la prima che considera la distanza tra naso, pupille e labbra o analizza il raggruppamento dei pixel per formare gli elementi del viso;<\/li>\n<li>e la seconda (molto pi\u00f9 avanzata dal punto di vista tecnologico e incentrata sul machine learning) che suggerisce ai PC come riconoscere i tratti facciali fornendo migliaia di immagini differenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I <strong>programmi<\/strong> per il riconoscimento facciale sono generalmente dotati di sensori di prossimit\u00e0 che permettono di attivare le fotocamere del computer per fare una foto o un video della persona posta dinnanzi a esse.<\/p>\n<p>Dopo questa prima fase di <strong>rilevamento<\/strong>, si passa a quella di <strong>allineamento<\/strong>, tramite la quale il dispositivo definisce l\u2019inclinazione, la grandezza e la posizione della testa. Poi c\u2019\u00e8 la <strong>misurazione<\/strong>, che crea un modello digitale del viso analizzandone le curve e le insenature.<\/p>\n<p>Queste vengono tradotte in un codice adoperato in seguito per rappresentare la faccia e l\u2019individuo (<strong>rappresentazione<\/strong>). Tale codice \u00e8 usato per confrontare il volto con quelli gi\u00e0 salvati nel database (<strong>confronto<\/strong>). Infine si arriva all\u2019<strong>identificazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Fatto questo breve preambolo sul funzionamento del riconoscimento facciale, passiamo adesso alla descrizione del rapporto tra lo stesso e la <strong>tutela della privacy<\/strong>: relazione sempre pi\u00f9 discussa, soprattutto a causa della diffusione di questa tecnologia in sistemi tipo Facebook.<\/p>\n<p>I <strong>Social Network<\/strong> (e pi\u00f9 in generale l\u2019intera sfera legata a Internet) portano a riconsiderare il concetto di ambito personale, in quanto esso non riguarda pi\u00f9 solo il singolo (che sceglie di rendere o non rendere visibile qualcosa a qualcuno), ma l\u2019intera collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Mentre tutti condividono foto o video personali e di altre persone, la privacy si \u00e8 progressivamente trasformata in un rapporto interpersonale, basato sulla certezza comune di poter pubblicare qualsiasi cosa senza alcun <strong>consenso altrui<\/strong>.<\/p>\n<p>Facebook ha approssimativamente risolto il problema, inserendo un tasto on-off per permettere o bloccare il riconoscimento facciale delle immagini. Ma, affinch\u00e9 tale sistema risulti davvero efficace, bisogna quanto meno affiancarlo a una <strong>corretta informativa<\/strong> sull\u2019argomento.<\/p>\n<p>La reale soluzione consiste nel rendere quanto pi\u00f9 sicuro possibile l\u2019utilizzo dei <strong>dati biometrici<\/strong> per scopi identificativi e nel dimostrare che la tecnologia utilizza solo informazioni indispensabili per le finalit\u00e0 di cui l\u2019utente \u00e8 informato.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che, allo stato attuale dei fatti, i dati biometrici contengono molte pi\u00f9 informazioni di quelle realmente necessarie. Un esempio arriva proprio dalle <strong>fotografie<\/strong>, che forniscono dettagli superflui su religione, etnia, ecc.<\/p>\n<p>Da tutto questo si capisce perfettamente quanto sia importante realizzare uno strumento di riconoscimento del volto capace di <strong>minimizzare i dati<\/strong>, conservando solo quelli effettivamente indispensabili per il corretto svolgimento dell\u2019operazione.<\/p>\n<p>Certo il riconoscimento facciale deve compiere ancora dei passi importanti, sia per quanto riguarda le tecnologie ad esso annesse, sia anche per quanto riguarda le sue normative. Un\u2019<strong>evoluzione necessaria<\/strong> che, se fatta nel modo giusto, potrebbe garantire alla societ\u00e0 dei grandi miglioramenti.<\/p>\n<p>La strada da compiere \u00e8 indubbiamente ancora molto lunga, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta. Tuttavia bisogna sperare molto nel <strong>buon intervento<\/strong> di quei colossi informatici, le cui azioni possono diffondere o distruggere l\u2019intera tecnologia.<\/p>\n<p>Questa una breve panoramica sul riconoscimento facciale: il <strong>sistema per identificare i volti<\/strong>, che sta progressivamente entrando in un numero sempre maggiore di device e piattaforme.<\/p>\n<!--themify_builder_content-->\n<div id=\"themify_builder_content-7248\" data-postid=\"7248\" class=\"themify_builder_content themify_builder_content-7248 themify_builder tf_clear\">\n    <\/div>\n<!--\/themify_builder_content-->\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando parliamo di riconoscimento facciale ci riferiamo a una tecnologia utilizzata la prima volta attorno agli anni Sessanta del secolo scorso e migliorata nel corso del tempo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":7250,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"Quando parliamo di riconoscimento facciale ci riferiamo a una tecnologia utilizzata la prima volta attorno agli anni Sessanta del secolo scorso e migliorata nel corso del tempo","_seopress_robots_index":"","footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-7248","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-coffee-break-it","has-post-title","has-post-date","has-post-category","has-post-tag","has-post-comment","has-post-author",""],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7248"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7248\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7250"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unilab.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}