2050 – obiettivo: neutralità climatica
Entro il 2050 l’Europa si propone di raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica, ponendosi alla guida di un nuovo processo globale di sostenibilità. Le linee guida in merito sono state formalizzate in un documento del vice presidente della Commissione Europea e Commissario per l’Unione Energetica.
Presentato dal Commissario per l’Azione per il Clima e l’Energia, il suddetto documento sottolinea la necessità di approcciare il cambiamento climatico in ottica prima di tutto economica e, in seconda istanza, ecologica e ideologica. Tra le pagine si specifica infatti come i disastri causati da condizioni climatiche anomale abbiano comportato danni superiori ai 280 miliardi di euro.
Si pone inoltre l’accento sulla necessità di implementare la transizione già in atto verso un modello energetico basato sulle rinnovabili. Si propone a tal proposito di tagliare dal 55 al 20% l’importazione di combustibili fossili, arrivando a risparmiare fino a 3 trilioni di euro negli anni successivi al 2030.
Per raggiungere questi risultati e avvicinarsi all’obiettivo della neutralità climatica, è necessario coinvolgere tutti i settori, a partire da quello delle infrastrutture finalizzate alla produzione e alla distribuzione dell‘energia che, entro il 2030, dovrebbe basare l’80% circa della sua efficienza su fonti rinnovabili.
Quanto si dovrà investire?
Secondo i vertici di Bruxelles, per raggiungere la neutralità climatica non basterà la buona volontà. Saranno infatti necessari investimenti extra oltre a quelli già preventivati. Si parla di un impegno economico destinato a passare da 175 a 290 miliardi di euro annui. Questo aumento verrebbe però ripagato in breve tempo grazie a una riduzione delle spese destinate alla importazione di carburanti.
Quale strategia verrà adottata?
Il documento mostra delle linee guida, ma nessuna strategia. Per definirla, è necessario dare vita a una discussione globale che deve tenere conto anche degli impegni già presi. In primo piano ci sono quelli relativi all‘Accordo di Parigi (COP21), che si pongono come fine il mantenimento degli incrementi di temperatura al di sotto dei 2°C.
In vista della definizione di una strategia per la neutralità climatica, nel documento si fa riferimento a diverse macro aree di intervento. Ecco quali sono:
- Efficienza energetica;
- Sviluppo delle rinnovabili;
- Mobilità connessa, ma anche sicura e pulita;
- Competitività industriale;
- Economia circolare;
- Infrastrutture;
- Interconnessioni;
- Bioeconomia;
- Carbone naturale;
- Storage e gestione delle emissioni.
Di queste proposte si parlerà in maniera approfondita il prossimo 9 maggio, quando i leader europei si riuniranno a Sibiu (Romania) per definire la road map del Vecchio Continente anche in vista delle elezioni.
L‘importanza delle procedure di testing
Ai fini del raggiungimento della neutralità climatica (zero emissioni di anidride carbonica) entro il 2050, contano molto le procedure di testing sulle emissioni stesse. Tutto ciò, fino ad ora, è stato gestito in laboratorio.
Dopo lo scandalo automotive che ha palesato la possibilità di alterare tramite appositi software i dati sulle emissioni, il Parlamento Europeo ha decretato che i test dovranno essere condotti fuori dai contesti di laboratorio, agendo ossia in ambiti urbani veri e propri. Questo approccio potrebbe essere concretizzato entro il 2023.
L’impatto sociale
Avviarsi verso la neutralità climatica passando da un sistema incentrato sulle emissioni di anidride carbonica a un modello basato invece sull’elettrico implica lo spostamento di diversi equilibri, con coinvolgimento di aspetti economici e occupazionali.
Per evitare conseguenze negative soprattutto sul piano sociale, il Parlamento Europeo ha richiesto un impegno da parte dei Paesi dell’UE, invitandoli a uno sforzo finalizzato alla promozione di nuove competenze e alla ridistribuzione dei lavoratori impiegati nella filiera del settore automobilistico e con una professionalità lontana dall’ambito della sostenibilità.
