Uso (abuso) e limiti del captcha
In ambito tecnologico non è raro sentir parlare delle prossime evoluzioni dei captcha, ossia i test di una o più domande che permettono ai computer di capire se davanti alla tastiera c’è un essere umano o un bot. Acronimo per “completely automated public Turing test to tell computers and humans apart”, questi test vengono utilizzati soprattutto per prevenire la decrittografia delle password e la raccolta di dati a fini di spam. Hanno contenuti difficilmente riconoscibili dai computer sia per via dell’inclinazione dei caratteri, sia per la presenza di alcuni oggetti sovrapposti a quelli da riconoscere (il cosiddetto rumore di fondo).
Disponibili anche in versione audio per i non vedenti, sono stati spesso al centro di forti polemiche per via della difficoltà oggettive nel riconoscere i caratteri da riportare. Questo ha portato alla nascita di diverse versioni del test, come per esempio il reCAPTCHA, che si contraddistingue per la necessità di riconoscere immagini con determinate caratteristiche (p.e. la presenza di cartelli stradali).
Il fastidio causato dai codici alfanumerici difficili da decifrare è molto diffuso, motivo per cui è stato elaborato anche il No CAPTCHA reCAPTCHA, un test in grado di riconoscere i bot in maniera più semplice e rapida. Si tratta di una evoluzione dei vecchi test elaborata con lo scopo di permettere alla tecnologia di riconoscere anche i bot più complessi.
Gli utenti devono infatti limitarsi a mettere la spunta su una casella con la scritta “Non sono un robot“. Si tratta di un gesto molto semplice ma che consente al programma di acquisire numerose informazioni sul sistema, dall’indirizzo IP del device, ai cookie, fino al movimento del mouse e al tempo impiegato per rispondere.
Nei casi in cui la disambiguazione persona-bot dovesse risultare difficile, il sistema sottopone un secondo test, comportandosi esattamente come ai tempi in cui la sola forma di captcha prevedeva il riconoscimento di caratteri inclinati in maniera strana.
Cos‘è l‘invisible reCAPTCHA
Il tempo è cruciale per gli utenti che navigano il web e ne utilizzano i servizi. Per questo motivo e con lo scopo preciso di evitare frustranti ripetizioni del compito iniziale assegnato, è stato messo a punto l’invisibile reCAPTCHA, che prevede la possibilità di capire se davanti alla tastiera c‘è un bot o un essere umano senza interventi visibili.
Lo scopo in questione viene raggiunto integrando una serie di algoritmi e ricorrendo all’Intelligenza Artificiale, strumenti grazie ai quali è possibile rilevare parametri quali il movimento del mouse e gli indirizzi IP, il tutto con una precisione che non si era mai vista prima d’ora. In casi del genere, si cerca di capire se il comportamento degli utenti ha criteri assimilabili a quelli di un essere umano. In tali frangenti, l’autenticazione avviene in maniera automatica e, come dice il nome stesso del test, invisibile.
Come evitare l‘abuso di Captcha
Esistono alcune semplici indicazioni che consentono di evitare di abusare dei Captcha quando si realizza un sito. Prima di tutto è essenziale che il meccanismo di disambiguazione risulti semplice per tutti gli utenti. Un altro passo necessario riguarda il fatto di considerare eventuali problemi di vista e di udito. Bisogna poi considerare anche la lingua, che deve essere la stessa del target al quale si ha intenzione di rivolgersi con lo spazio web.
Per appurare l’eventuale presenza di impedimenti, è utile fare qualche prova con i collaboratori prima di procedere alla messa online del sito web. Ricordiamo infine che, se si utilizzano i CMS, è possibile fare riferimento a plugin di ottima qualità che consentono di aggiungere facilmente un Captcha.
