Virtuale vs Aumentata: come cambia la realtà a seconda delle tecnologie
La dicotomia AR vs VR è ormai frequente quando si parla di tecnologia. Per capire bene la situazione è innanzitutto necessario comprendere che Realtà Virtuale e Realtà Aumentata non sono sinonimi. Nel primo caso, abbiamo a che fare con il ricorso a tecnologie informatiche aventi lo scopo di creare un ambiente simulato.
Questo approccio si differenzia dalle interfacce tradizionali in quanto il singolo utente viene posto al centro di un’esperienza. La prospettiva della singola persona con uno schermo di fronte a sé è totalmente cambiata, dal momento che, grazie alla Realtà Virtuale, è possibile interagire con mondi virtuali in 3D contraddistinti dalla simulazione di tutti i sensi.
Per semplificare molto le caratteristiche di questa tecnologia, ricordiamo che si tratta di particolari video che, a fronte della messa in campo di parametri estremamente sofisticati, sono in grado di restituire una visione ricostruita di ambienti reali e di offrire una esperienza immersiva.
Cosa è invece la Realtà Aumentata? In questo caso si parla dell’utilizzo, da parte dei computer, di sensori e algoritmi in grado di riprodurre oggetti in grafica 3D e di orientarli come apparirebbero dal punto di vista di una telecamera. In tal modo, le immagini generate virtualmente si sovrappongono a quelle presenti nel mondo reale.
Tutto deve partire da un dispositivo dotato di videocamera – può trattarsi di uno smartphone, di un tablet ma anche dei famosissimi smart glass – sul quale viene caricato un software specifico. Ogni volta che la persona che utilizza il dispositivo punta un particolare oggetto, questo viene riconosciuto dal software e presentato all’utente come qualcosa di perfettamente inserito nella realtà circostante.
La Realtà Aumentata è quindi in grado, a partire da una enorme mole di dati, di permettere la creazione di immagini e animazioni. Le applicazioni legate al mondo AR vengono spesso utilizzate assieme ai dati IoT da numerose realtà aziendali, che riescono così a ridefinire tutta la filiera di produzione e di gestione delle merci.
Da queste informazioni risulta chiara la differenza tra i due approcci: nel caso della Realtà Aumentata, ci si trova davanti al mondo reale arricchito con animazioni e grafiche di derivazione virtuale. La Realtà Virtuale si contraddistingue invece per esperienze fruibili in contesti totalmente virtuali.
I vantaggi
Quando si parla di AR vs VR, è necessario chiamare in causa diversi vantaggi, che riguardano innanzitutto il modo in cui processiamo le informazioni. Diversi articoli scientifici hanno portato alla luce come, nella maggior parte dei casi, le informazioni fruite dall’essere umano passino attraverso il senso della vista.
Inoltre, la capacità di assorbire contenuti è fortemente limitata dalla capacità mentale del singolo individuo, sulla quale grava il cosiddetto carico cognitivo. A causa di esso, ogni compito che portiamo avanti porta a una riduzione delle risorse disponibili per gestire altre attività. Un esempio tipico è la lettura delle istruzioni su un computer e la loro successiva esecuzione. Questo quadro richiede un carico cognitivo maggiore rispetto a quello con cui si avrebbe a che fare se, invece, ci si limitasse ad ascoltarle.
La forza del carico cognitivo dipende molto dalla differenza tra la forma con cui le informazioni vengono presentate agli utenti e il modo in cui questi ultimi applicano le istruzioni ricevute. Tutto questo viene annullato nei contesti caratterizzati da una percezione totalmente visiva. In tali frangenti, infatti, si recepiscono nel medesimo tempo tantissime informazioni.
Per tale motivo, un’immagine che sovrappone delle informazioni al mondo fisico esistente è in grado di ridurre notevolmente il carico cognitivo. Ecco spiegato perché, quando si cita il binomio AR vs VR, soprattutto la Realtà Aumentata è considerata dalle aziende particolarmente efficace per veicolare agli utenti contenuti di varia natura.
