Backup: perché la maggior parte non lo fa e come ovviare
Il backup dei dati aiuta l’utente a salvare foto, video, contatti e tutte quelle preziose informazioni che solitamente affollano i dispositivi mobili di cui si fa largo uso quotidiano. Alcune recenti indagini hanno però dimostrato come buona parte delle persone abbia un rapporto contrastante col salvataggio dei file, con un’enorme fetta di utenza che nemmeno sa di cosa si tratta.
Backup in quanti lo fanno?
Ogni giorno vengono smarriti o rubati 113 dispositivi al minuto, per un totale di 162.000 device nell’arco di 24 ore. Numeri impressionanti ma ancora poco convincenti, soprattutto per chi crede che queste cose possano capitare solo agli altri.
Un’importante azienda informatica ha condotto una ricerca per scoprire quante persone sanno cos’è un backup e quante lo usano. I numeri che emergono sono a dir poco preoccupanti:
- il 18% degli intervistati ha dichiarato di fare regolarmente un backup dei propri file dando però a questi ultimi un ordine di importanza differente in base alla tipologia del file. Dai dati si vede infatti che foto e video sono considerati i più preziosi, seguiti da credenziali e password, passando poi per i documenti e infine per i contatti;
- la maggior parte delle persone, circa l’84% degli intervistati, ha dichiarato di fare saltuariamente il backup, ma il 55% di questi lo esegue nella maniera errata, senza l’impiego di strumenti adatti;
- rappresentano invece il 13% coloro che non hanno mai fatto un salvataggio di alcun tipo e, paradossalmente, sono anche coloro che attribuiscono più valore ai loro dati.
Questo sondaggio apre un’interessante finestra sulla psicologia di chi utilizza regolarmente dispositivi mobili. La consapevolezza dei rischi di un backup dati non regolare è più che concreta, il timore di perdere ricordi preziosi è condiviso da molti, eppure la maggior parte non dedica l’attenzione necessaria alla sicurezza dei propri dispositivi. Perché?
La psicologia dietro il backup
Quello che si viene a creare nella mente di chi non fa uso regolare del backup è interessante. Pur essendoci la consapevolezza dell’utilità effettiva del salvataggio dei dati, il pensiero che possa accadere proprio a loro è quasi incontemplabile.
Qui scattano meccanismi mentali di autosuggestione e autoconvincimento che portano l’utente a rimandare i backup con scuse di qualsivoglia genere: “lo faro quando ho più tempo”, “metterò in ordine i file più tardi”, ecc. In realtà questo continuo rimandare è solo la negazione di un timore che non si vuole affrontare concretamente. Non c’è poi tanto da stupirsi di questa analisi, in fondo negare e sminuire ciò che si teme è parte della natura umana.
Come abituarsi a fare il backup
Esistono alcune interessanti metodologie che permettono di condizionare la mente, disciplinandola per farle comprendere l’importanza di un regolare backup dati. Sono semplici collegamenti mnemonici che associano una frase di risposta a un pensiero controproducente. Eccone qualche esempio:
- pensiero negativo: “I miei dati non sono così importanti”; associazione positiva: le tue cose hanno un valore, proteggile;
- pensiero negativo: ”Tengo copia dei miei file sulle mail”; associazione positiva: gli allegati delle mail non sono sicuri;
- pensiero negativo: “Il mio PC è nuovo e non si romperà”; associazione positiva: un nuovo computer non significa che i dati siano protetti.
Alcuni efficaci esempi di best practice, utili per disciplinare la mente e spingerla a fare backup più regolari, usando gli strumenti corretti.
