2019 – I linguaggi più usati dai developer
I linguaggi di programmazione sono diventati ormai tantissimi e vengono impiegati regolarmente dai developer di tutto il mondo per creare software e applicazioni di ogni genere. Tutti trovano le proprie applicazioni specifiche in ambito informatico a seconda delle funzioni che sono in grado di offrire.
Una ricerca interessante, che ha coinvolto oltre 90.000 sviluppatori da tutto il mondo, ha recentemente rivelato quali sono i linguaggi di programmazione più utilizzati. È d’obbligo premettere che i dati devono sempre essere contestualizzati, poiché ogni settore ha determinati linguaggi di riferimento.
Rimane comunque affascinante vedere quali competenze vengono richieste oggi dalle aziende ai professionisti del coding. Questo sondaggio può essere fonte d’ispirazione per indirizzare gli aspiranti programmatori a scegliere di concentrare i propri sforzi nell’apprendimento di un determinato linguaggio piuttosto che di un altro.
I risultati del sondaggio
JavaScript rimane saldamente in testa alla classifica dei linguaggi di programmazione preferiti dagli sviluppatori, con ben il 69,7% di preferenze. Segue HTML/CSS con il 63,1%, risultando ancora oggi il miglior linguaggio per la formattazione delle pagine web. Al terzo posto si piazza SQL con il 56,5% di preferenze per i linguaggi legati alla gestione di database relazionali.
Sorprende invece la crescita repentina di Python che con il suo 39,4% ha superato Java (fermo al 39,2%) in poco meno di un anno. Il resto della classifica vede Bash/Shell/PowerShell al 37,9%, C# al 31,9%, PHP al 25,8%, TypeScript al 23,5%, C++ al 20,4%, C al 17,3% e Ruby al 8,9%.
Oltre alle percentuali parziali per ogni linguaggio di programmazione, il sondaggio è stato in grado di raccogliere anche altri dati davvero interessanti. Sembra, infatti, che i developer più pagati in assoluto siano gli specialisti di DevOps e gli ingegneri che si occupano della sicurezza dei siti internet.
Aspettative per il futuro della programmazione
Fra le domande del sondaggio ve ne erano alcune inerenti al grado di soddisfazione offerto dalla posizione lavorativa ricoperta e alle aspettative per il futuro. È interessante notare come, in linea di massima, la maggior parte degli sviluppatori sia pienamente soddisfatta del proprio ruolo all’interno di aziende e agenzie.
I problemi sembrano nascere quando viene richiesto loro di svolgere compiti che esulano dalla programmazione (nel caso degli uomini) o a causa di ambienti di lavoro tossici (per quanto riguarda le donne). Gli sviluppatori con la percezione del futuro più ottimista sono quelli cinesi, mentre gli europei risultano i più scoraggiati.
Un altro dato interessante è la partecipazione attiva ai progetti open source. Oltre il 65% dei programmatori ha dichiarato di contribuire, almeno una volta l’anno, ad espandere la comunità del “codice libero” con le proprie creazioni.
L’età giusta per imparare un linguaggio di programmazione
Molti degli intervistati hanno dichiarato che l’età media in cui si inizia a scrivere i primi codici è intorno ai 16 anni (anche se i risultati variano sensibilmente a seconda del sesso e della nazione di provenienza). Oltre il 45% ha cominciato il proprio percorso da meno di 10 anni e il 40% lo ha trasformato in una vera professione da meno di 5 anni.
Si tratta di dati davvero significativi, poiché dimostrano che con la passione e l’impegno è possibile raggiungere traguardi importanti, anche in ambiti così complessi. I giovani, in età adolescenziale, dispongono di tutti gli strumenti e le capacità cognitive necessarie per comprendere se la programmazione sia realmente il percorso professionale che desiderano intraprendere.
