Covid-19: quale l’impatto sul settore HVAC in UE e USA?
L’impatto del coronavirus in UE e USA sul settore HVAC si è fatto sentire, seppur in maniera meno pesante rispetto ad altri settori. Ci sono stati rallentamenti, perdite e imprevisti, ma in linea di massima ogni Paese è riuscito a trovare una quadra per limitare i danni causati dal Covid-19.
Un fattore determinante è stato quello di definire essenziale il servizio svolto dall’ambito HVAC. Molte fabbriche hanno così potuto continuare a operare (anche se a un regime più ristretto e con meno personale coinvolto), per assicurare le forniture ai propri clienti (fra cui rientrano diverse strutture sanitarie).
I dati HVAC in Europa
Un recente sondaggio, effettuato su 11 paesi dell’Unione Europea (fra cui compare l’Italia), ha sottolineato come l’impatto del coronavirus sul settore HVAC in UE e USA sia stato simile. Il Vecchio Continente, infatti, ha registrato valori di crescita negativa (come del resto ci si aspettava) in molti paesi dell’Unione, come Spagna, Francia e Grecia.
A questo si è aggiunto un calo degli ordini, causato principalmente dalla sospensione delle attività di tante fabbriche ritenute non essenziali. In tale frangente è stata ancora la Spagna a ottenere il dato peggiore, ma anche Nazioni come Gran Bretagna e Danimarca hanno accusato il colpo.
Uno dei maggiori problemi è rappresentato dai ritardi nelle forniture. In particolare sono i componenti di fabbricazione cinese (prima nazione interessata dall’emergenza del Covid-19) a essere diventati difficili da reperire. La chiusura totale dell’Italia ha poi aggravato ulteriormente una situazione che, tuttavia, fino a qualche tempo fa risultava ancora gestibile.
Malgrado le disposizioni restrittive e il blocco di diverse fabbriche, la forza lavoro non è però mai stata un problema. Molte aziende, che già avevano applicato misure preventive con la riduzione di attività e personale coinvolto, sono riuscite a far fronte all’emergenza grazie ad alcuni espedienti. In Irlanda, ad esempio, sono stati spostati i turni di lavoro nelle ore notturne, mentre altri Paesi hanno optato per lo smart working.
L’assistenza data ai tecnici del freddo dalle varie associazioni nazionali, è stata tempestiva e adeguata. A cominciare proprio dal rifornimento di dispositivi di protezione individuale (DPI), necessari per effettuare gli interventi in sicurezza, e dalla strutturazione di schemi di lavoro a breve termine.
La situazione HVAC in USA
Nonostante le similitudini sull’impatto che ha avuto il coronavirus in UE e negli USA, in America le aree HVAC più colpite sono state principalmente due: la catena di fornitura e il comparto produttivo.
La prima problematica è stata causata dal lockdown dei paesi fornitori (come Cina e Messico), che ha comportato ritardi nell’invio delle materie prime alle fabbriche statunitensi. La lenta ripresa di queste nazioni sta comunque riportando a livelli accettabili le forniture, seppur con tempi di spedizione raddoppiati rispetto alla norma.
Il rallentamento del comparto produttivo è stato determinato, tra le varie cose, da un calo nelle richieste (assolutamente prevedibile). La causa principale è da imputarsi all’incertezza economica generata dal virus, con molte famiglie e imprese che hanno visto la propria liquidità ridotta. A conseguenza di ciò, anche gli ordini per i sistemi di climatizzazione (solitamente alti fra primavera ed estate) hanno subito un drastico abbassamento.
All’inizio della pandemia, quando molti stati hanno cominciato a incentivare la popolazione a stare a casa, il settore si è prodigato per assicurare il proprio riconoscimento (e di quelli a esso correlati) come servizio essenziale. Anche se raggiungere gli obiettivi di business nei prossimi sei mesi rimane una sfida ardua per molte società, quest’accortezza ha permesso di limitare i danni della quarantena.
