Tracking apps: quando un bug mette a repentaglio la salute
Un bug di Immuni (l’applicazione scelta dal Governo italiano per tracciare i contagi del Covid-19) ha messo a repentaglio la salute di diverse persone. Nelle scorse settimane, infatti, sono emersi alcuni casi documentati, che hanno evidenziato un malfunzionamento del software.
Quella segnalata è un’anomalia di certi dispositivi (in particolare smartphone Android), capace di bloccare o ridurre drasticamente i “controlli di esposizione”, impedendo di ricevere notifiche sull’eventuale presenza di persone positive al virus.
Come funziona Immuni e perché il bug è pericoloso
Le apps per monitorare la diffusione del coronavirus sono soluzioni efficienti, adottate da moltissimi paesi. Ogni stato ne ha una propria versione che, tuttavia, si basa sugli stessi principi: il funzionamento avviene tramite bluetooth e si affida alla prossimità.
Se il proprietario di uno smartphone ha scaricato il software e abilitato il tracciamento, può ricevere notifiche quando si avvicina a persone infette (purché posseggano la medesima applicazione e abbiano dichiarato la loro positività al virus). Ciò è possibile grazie a controlli di esposizione eseguiti in automatico dall’applicativo con delle scansioni regolari.
Il bug rilevato su alcuni modelli di telefono e versioni del sistema operativo Android, però, blocca o limita le suddette operazioni, lasciando di fatto il proprietario esposto al contagio. Si tratta di un disservizio sporadico e di difficile individuazione, legato principalmente all’enorme varietà di hardware che contraddistingue i diversi smartphone.
Come capire se il proprio dispositivo presenta il bug di Immuni
Trattandosi di operazioni compiute in autonomia dall’applicazione, spesso non ci si accorge dell’errore. Il risk factor è molto elevato, poiché tale bug rende del tutto inutile l’adozione del software di tracciamento.
I possessori di telefoni Android possono constatare con facilità se la loro versione di Immuni è vittima del malfunzionamento e, di conseguenza, se rischiano di incappare in persone infette senza saperlo. Il controllo si esegue con la seguente procedura:
- accedere al motore di ricerca interno di Android e digitare: “notifiche di esposizione”;
- selezionare la voce ed entrare nelle “impostazioni”;
- cliccare su “controlli esposizione” e verificare se sono presenti giorni in cui la scansione non è stata effettuata.
In caso di mancati controlli automatici durante un periodo protratto nel tempo, ci si può effettivamente considerare colpiti dal bug di Immuni. Per ridurre i rischi è consigliabile ripercorrere mentalmente i luoghi visitati nei giorni di buco e avvisare le persone con le quali si è entrati in contatto.
Esiste una soluzione al problema?
Il Dipartimento dell’Innovazione, incaricato della gestione dell’app alla presidenza del Consiglio, ha dichiarato che il bug è già stato isolato e identificato. Una patch correttiva dovrebbe giungere a breve (o essere già disponibile) per risolvere il disservizio. Chi è stato vittima dell’anomalia può controllare su Google Play Store la disponibilità dell’aggiornamento.
Commentando il pericoloso disguido tecnico, tuttavia, gli organi istituzionali hanno tenuto a precisare come ciò non comprometta la validità generale del progetto Immuni. Tale soluzione di monitoraggio e contenimento del Covid è infatti molto importante e fortemente legata al buon senso e alla responsabilità dei singoli cittadini.
Scaricare le suddette apps rimane fortemente consigliato, così che tutti possano contribuire attivamente alla lotta contro il coronavirus. Il contact tracing permette di isolare immediatamente eventuali focolai e di evitare un nuovo lockdown nei prossimi mesi.
