Covid e performance nel mercato globale del condizionamento
La pandemia di Covid e il condizionamento sono strettamente correlati fra loro. Nel primo trimestre del 2020, infatti, vendite ed esportazioni relative al settore della climatizzazione sono state disastrose. Secondo i dati raccolti a livello globale, alcune nazioni stanno riuscendo ad ammortizzare l’impatto, ma molte altre sono destinate a registrare ulteriori cali fino a fine anno.
Stando a quanto riporta JARN (Japan Air Conditioning, Heating & Refrigeration News), i mercati del condizionamento dell’aria (AC), che hanno risentito maggiormente della precaria situazione sanitaria mondiale, sono quelli malese, filippino, thailandese e statunitense. Se tuttavia l’emergenza dovesse rientrare, c’è ancora la speranza di una ripresa significativa.
Lievi incrementi in Vietnam
Per far fronte all’epidemia di Covid-19, il governo vietnamita ha adottato misure di isolamento dal 1° al 22 aprile. Ciò ha determinato un calo di circa il 50% nelle performance di vendita di AC per quel mese, rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, a maggio 2020, la domanda ha subito un incremento (circa 35% su base annua), complice anche il clima caldo e il rinvio degli acquisti che sarebbero dovuti avvenire in aprile. Va comunque precisato che questa ripresa non ha interessato tutte le tipologie di impianti di condizionamento.
La pandemia ha infatti rallentato progetti su larga scala in hotel, resort, uffici, ristoranti, centri commerciali e strutture di intrattenimento. Di conseguenza, le vendite di condizionatori d’aria commerciali (come quelli confezionati o a flusso di refrigerante variabile (VRF)) continuano a diminuire.
Covid e condizionamento negli Stati Uniti
La situazione negli Stati Uniti è piuttosto grave, a causa di un tasso d’infezione da Covid-19 davvero elevato. La forte presenza del coronavirus sta determinando un drastico calo nella vendita di condizionatori (stimato da JARN in un 15%), che sembra essere destinato a protrarsi per tutto il 2020.
Nonostante un lieve incremento a marzo (dettato dal timore di una possibile carenza di forniture), ad aprile le vendite sono scese del 64,8%. Una leggera ripresa è stata registrata durante i mesi più caldi in alcuni stati, con gli americani che hanno preferito i sistemi AC portatili, poiché non necessitano di installazione.
Una possibile speranza per l’India
Fra gennaio e febbraio 2020, le vendite di condizionatori d’aria in India hanno segnato un incremento a doppia cifra. I produttori hanno quindi preparato uno stock consistente di AC per fronteggiare la domanda estiva che, si presumeva, avrebbe interessato il mercato.
Tale prospettiva, però, è stata disillusa a causa dell’impatto che il Covid ha avuto sul condizionamento. La pandemia ha determinato il blocco dell’intero paese, lasciando invendute le unità immagazzinate.
Un barlume di speranza arriva dal segmento domestico del mercato degli AC che, una volta finita la crisi sanitaria, potrebbe trovare potenziali acquirenti nella classe media (grazie anche ai risparmi sulle spese, che le famiglie hanno accumulato durante la crisi). Si sta anche pensando di riportare in patria la produzione dei sistemi di condizionamento, oggi delocalizzata in Cina.
Cali nelle esportazioni dalla Cina
All’inizio di febbraio 2020, i produttori cinesi erano in completo arresto a causa della pandemia. Nel primo trimestre le esportazioni di AC sono diminuite del 9,1% in volume e del 15,4% in valore, rispetto al primo trimestre del 2019.
Se si confrontano le destinazioni di esportazione, la situazione è più sfumata. Il volume delle esportazioni verso l’Asia è aumentato del 4,8% su base annua, mentre le esportazioni verso altre destinazioni sono diminuite: da un calo solo dell’1% in Europa a oltre il 25% in Nord America e Africa.
Per un ulteriore approfondimento sui dati qui riportati, è possibile consultare l’articolo originale di IIFIIR (International Institute of Refrigeration) a questo link.
