Waste Management: come cambia a livello mondiale?
Il waste management (raccolta, trattamento, smaltimento e selezione rifiuti urbani) sta subendo dei cambiamenti concreti che, oltre a permettergli di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini con maggiore efficacia, apportano un miglioramento generale del settore atto a riversarsi positivamente sull’economia globale.
Ormai da diverso tempo, sono diventati sempre più frequenti fenomeni come gli investimenti in tecnologie innovative per convertire i rifiuti in energia o l’utilizzo di nuovi materiali e carburanti: tutto ciò sta via via delineando un concetto più moderno della gestione degli scarti (industriali e urbani), che punta a valorizzarli ulteriormente per incrementare i vantaggi.
La grande trasformazione del waste management
Secondo gli esperti, il waste management si sta evolvendo in maniera talmente repentina da risultare addirittura impensabile fino a qualche anno fa. Il motivo di tale sviluppo va indubbiamente ricercato in due fattori cardine:
- l’innovazione all’interno delle aziende, che sta lentamente modificando la semplice raccolta dei rifiuti, trasformandola in un vero e proprio processo di valorizzazione e recupero;
- e la convergenza settoriale, che agevola il dialogo tra le società dell’ambito in questione. Nell’obiettivo dell’economia circolare, questo implica un coinvolgimento maggiore di realtà industriali sempre più grandi.
A testimonianza del cambiamento presente tra le fila del waste management, basti pensare che, rispetto al 2018, nel 2019 le 230 maggiori aziende di settore hanno registrato un aumento del valore di produzione pari a 11,7 miliardi di euro, con una crescita del 6,4% nei rifiuti gestiti e del 4,1% negli investimenti effettuati.
Valori davvero molto incoraggianti, soprattutto se si pensa che i medesimi incrementi stanno avvenendo nonostante il difficile quadro economico globale. Il dialogo e le alleanze con importanti società petrolifere e multinazionali chimiche, hanno inoltre aperto le porte a nuove opportunità di business.
Come sta evolvendo la gestione dei rifiuti in Italia
Anche in Italia si stanno registrando incrementi nel waste management, con le 120 maggiori società che hanno raccolto, nel solo 2019, 26,5 milioni di tonnellate di rifiuti (6,4 punti percentuali in più del 2018). Tali società coprono circa il 56% dei comuni italiani, servendo il 70% degli abitanti e occupandosi della raccolta del 76% dei rifiuti urbani.
Va poi sottolineato come gli investimenti siano cresciuti del 4,1% (generando 535 milioni di euro) e la raccolta differenziata sia passata dal 58,1% del 2018 al 64,7% del 2019. Numeri importanti che si cerca di incrementare ulteriormente con la costruzione di nuovi impianti per il trattamento dei materiali di scarto e l’ampliamento degli impianti esistenti.
Il valore del rifiuto e i nuovi modi di riciclare
Le nuove tecnologie impiegate per il waste management stanno mostrando alle industrie quanto valore possano avere i rifiuti. Non si parla più di semplice smaltimento, ma si cercano possibilità d’impiego dei materiali di scarto, così da trarne il maggior vantaggio possibile.
Esistono tantissime tipologie di rifiuti, come ad esempio carta, plastica, FORSU, RAEE, pannelli fotovoltaici, ecc. La maggior parte di essi può essere riciclata e trasformata in qualcosa di utile, tipo i biocombustibili ottenuti dal compostaggio del FORSU (tutto il materiale raccolto dalla differenziata dell’organico).
Oltre ai biogas e al biometano, si sta puntando molto sulla produzione di bioplastiche, soprattutto grazie alle nuove opportunità offerte dal processo di riciclo chimico e al modo in cui sono state ripensate le attività per la raccolta di plastiche e maceri.
Per quanto concerne i rifiuti legati al RAEE e ai pannelli fotovoltaici, c’è ancora molto lavoro da fare. Gli investimenti in tal senso non mancano, ma le tecnologie per il riciclaggio dei suddetti prodotti industriali sono ancora in fase embrionale. Si prevede tuttavia un concreto miglioramento della situazione entro il 2030.
