Refrigerazione come contrasto allo spreco alimentare
A livello internazionale, lo spreco alimentare è un problema enorme. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente australiano, tale fenomeno produce l’8% delle emissioni globali di gas serra. Se lo si immaginasse come un paese, ne sarebbe il terzo più grande emettitore, dietro soltanto agli Stati Uniti e alla Cina.
Per fare fronte alla preoccupante situazione attuale servono iniziative, linee guida e interventi pianificati a dovere. Tra questi gioca di certo un ruolo fondamentale la refrigerazione, soprattutto per quanto concerne l’ottimizzazione della catena del freddo (processo cruciale per la conservazione e il trasporto del cibo).
La strategia australiana contro lo spreco alimentare
In un interessante articolo comparso su Refrigeration Industry (consultabile qui), si affronta la questione dello spreco alimentare attraverso una panoramica della situazione in Australia. L’intera nazione, infatti, ogni anno butta circa 7,3 milioni di tonnellate di cibo, traducibili in 300 kg a persona.
Nel 2017, il governo federale ha pubblicato la National Food Waste Strategy, per fornire un quadro di sostegno all’azione collettiva volto a ridurre gli sprechi. Il provvedimento (in linea con i requisiti del Sustainable Development Goal 12.3 delle Nazioni Unite (SDG 12.3)) si impegnava a dimezzare lo sperpero di cibo annuale della popolazione australiana entro il 2030.
La strategia (che è stata consolidata nel 2020 attraverso una roadmap dettagliata ed esplica con precisione le fasi necessarie per raggiungere il traguardo prefissato) comprende alcuni punti chiave del programma, tra cui:
- l’esecuzione di uno studio per colmare le lacune relative alla generazione dei rifiuti alimentari;
- la sintetizzazione dei dati inerenti alla fattibilità del progetto;
- la definizione delle azioni e degli investimenti necessari per raggiungere l’obiettivo.
Attraverso queste linee guida si possono pianificare con maggiore cognizione di causa tutte le iniziative da approntare e i relativi costi di attuazione. Nel caso specifico dell’Australia, ad esempio, lo studio eseguito ha suggerito che, per abbassare lo spreco alimentare del 52% entro il 2030, servono progetti dal costo complessivo pari a 2 miliardi di dollari.
Investire nella refrigerazione è la chiave
Gli interventi per fare fronte allo spreco alimentare includono campagne per i consumatori, snellimento della produzione, rivendita e donazione di cibo in eccesso, ma (soprattutto) investimenti sulla catena del freddo che porta il prodotto “dalla fattoria alla forchetta”.
I sistemi di refrigerazione, dunque, acquisiscono ancora più importanza nella conservazione del cibo, poiché hanno il compito di preservarne le qualità organolettiche durante tutta la supply chain. Per tale motivo le aziende che trattano alimenti congelati dovrebbero investire su:
- ampliamento del numero di spazi refrigerati;
- tecnologie di acquisizione dei dati;
- e controlli di refrigerazione intelligenti.
Questi fattori, però, non bastano per fare la differenza. L’AFCCC (Australian Food Cold Chain Council) raccomanda infatti di incorporare sistemi di gestione della qualità in tutto il processo, al fine di monitorare adeguatamente la merce. Le imprese che lavorano nella catena del freddo devono essere consapevoli dell’enorme responsabilità che hanno nei confronti dei clienti finali.
Sempre secondo l’AFCCC, la catena del freddo alimentare va necessariamente vista come un secondo livello o come una combinazione di tutta la gamma delle risorse usate dalle aziende per trasportare dallo stabilimento di produzione e distribuire al consumatore cibo adeguatamente conservato. Solo quando tali processi verranno incorporati nei sistemi di gestione della qualità, le possibilità di limitare gli sprechi alimentari subiranno un incremento significativo.
