2021 e scarsità di prodotti e materie prime: cause & prospettive
La scarsità di prodotti e materie prime che si sta ripercuotendo sull’economia globale, è un fenomeno tangibile in ogni settore dell’industria. Nonostante le aziende abbiano aumentato la produzione per rispondere alla domanda crescente, le catene di approvvigionamento non riescono a sostenere l’enorme quantità di richieste ricevute.
Da ciò dipende un drastico rallentamento nella generazione di semilavorati come i semiconduttori, la benzina, i materiali plastici e i prodotti chimici: tutti componenti altamente centrali e fondamentali per gli ambiti annessi al trasporto, alla conservazione e alla fabbricazione dei beni.
Le cause della scarsità di prodotti e materie prime
La pandemia di Covid-19 ha messo in ginocchio molti Stati dal punto di vista sanitario e dal punto di vista economico. Con l’espandersi della crisi, è diventato sempre più concreto il timore per l’arrivo di una carestia (fortunatamente mai verificatasi), che ha spinto le persone ad acquistare compulsivamente beni di ogni tipo.
L’aumento della domanda così generatosi ha spinto le aziende produttrici ad acquistare più materie prime del necessario per non finire le scorte. Tuttavia, l’approvvigionamento di tali beni è stato rallentato dalle restrizioni imposte dai governi mondiali per limitare il diffondersi del coronavirus, rendendoli di fatto introvabili.
Rame, ferro, acciaio, mais, caffè, frumento, soia, legname, semiconduttori, plastica e cartone per imballaggi risultano ancora difficilmente reperibili nel mercato. Inoltre, alla scarsità di questi prodotti, si sono aggiunti fattori accessori e avvenimenti catastrofici che hanno contribuito ad aggravare ulteriormente la situazione. Tra i principali rientrano:
- l’incidente del Canale di Suez che ha ritardato di diversi mesi le consegne delle materie prime;
- la siccità in Brasile che ha distrutto moltissimi raccolti;
- e le improvvise gelate dello scorso febbraio verificatesi negli Stati Uniti, che hanno paralizzato la produzione degli impianti petrolchimici.
Cosa dicono le previsioni degli economisti
Se da un lato è molto complesso prevedere come evolverà la crisi legata alla scarsità di prodotti e materie prime, dall’altro non è per niente facile trovare una soluzione concreta al problema. Si potrebbe pensare che per rispondere a una maggiore domanda sia sufficiente incrementare la produzione, ma questo causerebbe ulteriori complicazioni.
Per aumentare la produttività, infatti, si rende necessario attuare strategie incentrate sulla costruzione di nuovi impianti, sull’assunzione di personale, sull’addestramento dello stesso, ecc. Tutto ciò richiede grossi investimenti di denaro (di cui le aziende attualmente non dispongono) e soprattutto di tempo.
Il medesimo discorso va fatto per la logistica: le aziende di trasposto merci potrebbero costruire nuovi mezzi, tipo camion, navi, ecc., ma anche in questo caso servirebbero tempistiche mediamente lunghe (per farsi un’idea, basti pensare che la realizzazione di una nave da trasporto richiede circa 3 anni).
Visto che la diretta conseguenza delle possibilità appena discusse è l’incremento dei prezzi dei prodotti finiti, nei prossimi mesi è plausibile aspettarsi rincari in ogni settore. Gli economisti stimano che questa precaria situazione economica durerà quasi certamente per buona parte del prossimo anno e forse anche per alcuni anni a venire.
Monitorare la situazione è cruciale per stimare l’andamento della crisi
Alcune Università hanno avviato delle collaborazioni serrate con differenti imprenditori statunitensi e direttori della logistica. L’obiettivo è quello di costruire un indice di riferimento per fare stime quanto più precise possibili sull’evoluzione di questa importante crisi economica.
Vengono monitorati costantemente i dati relativi alle scorte presenti nei magazzini delle industrie e il loro costo per l’impresa, nonché informazioni sulla capacità di trasporto merci per le aziende che si occupano di logistica e sulle relative spese da sostenere per garantire l’efficienza del servizio.
