Refrigeranti naturali – il punto
I refrigeranti naturali oggi rappresentano senza alcun dubbio l’alternativa più sicura per chi decide di investire negli impianti di raffreddamento: essi, infatti, oltre ad avere un impatto minimo sull’ambiente per la loro carenza di ODP e GWP, si compongono di molecole neutre che non causano conseguenze negative quando raggiungono l’atmosfera.
Consapevole di tutto questo, la Commissione Europea si è detta pronta a rivedere il Regolamento F-Gas 517/2014, per analizzare i risultati fin qui ottenuti ed eventualmente per modificarlo, qualora gli stessi non fossero conformi a quanto previsto dagli accordi siglati. È dunque ragionevole pensare che la scelta di tali sostanze sia la più appropriata in previsione di ulteriori restrizioni.
La CO2 rientra tra i migliori refrigeranti naturali
In un interessante articolo comparso a marzo 2021 su Refrigeration World (e reperibile qui), vengono riportati i dati relativi all’implementazione di impianti ad anidride carbonica transcritica negli ultimi 10-12 anni.
Nel 2008, quando è stato condotto il primo censimento degli impianti transcritici, si contavano solo 140 installazioni, eseguite tutte in Europa. In poco più di un decennio la fiducia in questa stessa tecnologia è cresciuta esponenzialmente e le installazioni hanno addirittura superato quota 35.000.
Tali impianti garantiscono enormi vantaggi sotto diversi punti di vista: chi li ha scelti, infatti, hanno potuto constatare miglioramenti sia in termini di sostenibilità, efficienza e semplicità di gestione, che in termini di risparmio economico sul lungo periodo.
A registrare le maggiori richieste di sistemi di raffreddamento a CO2 è stato il settore della vendita al dettaglio, con in testa l’Europa per i supermercati con superficie superiore ai 400m2 e il Giappone per i piccoli negozi di alimentari.
L’ascesa dell’anidride carbonica è stata coadiuvata, oltre che da alcune recenti modifiche legislative, dai risultati ottenuti utilizzando questi refrigeranti naturali in supermercati di dimensioni ancora maggiori, centri di calcolo e arene per gli sport invernali.
Gli imprenditori che hanno scelto di passare alla CO2 confermano la sua effettiva efficienza energetica e i bassi costi di manutenzione dei relativi impianti per tutto il loro ciclo vitale (molto inferiori rispetto a quelli dei sistemi con HFC e HFO).
Ammoniaca e altri refrigeranti naturali
Anche se l’anidride carbonica sta raggiungendo un successo da record nel settore della refrigerazione (cosa tra l’altro testimoniata in pieno dal positivissimo andamento della curva di crescita), essa non rappresenta affatto l’unico refrigerante naturale attualmente disponibile e utilizzato.
Tra le varie alternative vi è ad esempio l’ammoniaca, le cui prestazioni l’hanno fatta diventare la sostanza più adottata negli impianti industriali da circa 150 anni a questa parte. I suoi unici difetti sono la tossicità e una leggera infiammabilità, che obbligano alla costruzione di impianti caratterizzati dalla presenza di:
- locale macchine dedicato e inaccessibile a persone non autorizzate;
- rilevatori di perdite;
- sistemi di allarme e contenimento.
Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulla riduzione della sua carica, per allargarne il campo di utilizzo e per aumentare la sicurezza delle varie applicazioni. Oggi, la discussione sulla definizione di impianto a bassa carica è ancora aperta e gli esponenti del settore non sono d’accordo su quale sia il limite entro cui sottostare.
A prescindere dalle molteplici teorie formulate, vale comunque la pena sottolineare il fatto che esistono soluzioni moderne di refrigerazione ad ammoniaca con bassa carica, che stanno suscitando interesse in svariati ambiti del raffreddamento.
Questo grazie sia ai benefici ambientali apportati dal suddetto refrigerante, sia alle comprovate credenziali di sicurezza e alle capacità ultra-efficienti che lo contraddistinguono. Tra le nuove applicazioni dell’ammoniaca, spiccano anche contesti in precedenza quasi proibiti, tipo i supermercati o la sfera del condizionamento.
