Sanificazione Covid ambienti lavorativi: normative e sanzioni
Il processo di sanificazione Covid degli ambienti lavorativi è richiesto per legge alle aziende, come misura preventiva volta ad arginare la diffusione dell’epidemia di Coronavirus che, ormai da due anni, sta vessando il mondo intero.
La contagiosità delle varianti ha spinto le istituzioni a imporre attività di controllo e prevenzione da effettuare nei luoghi professionali. Il rispetto delle stesse spetta alle aziende e le indicazioni da seguire sono contenute nel Protocollo sottoscritto dal Governo il 14 marzo 2020.
Le principali attività di controllo per la sanificazione degli ambienti
Le norme nazionali prevedono che ogni azienda effettui regolarmente la sanificazione Covid degli ambienti lavorativi, puntando su attività di pulizia (dei locali, delle apparecchiature utilizzate dai dipendenti e delle aree comuni) e su attività di disinfezione (degli ambienti e dei sistemi che determinano le condizioni micro-climatiche interne).
Il titolare è tenuto a rispettare in modo scrupoloso quanto disposto a livello governativo ed è obbligato a effettuare una detersione approfondita dei locali a ogni fine turno (se le nuove pratiche si rivelano troppo onerose, può comunque richiedere delle agevolazioni fiscali, attraverso gli ammortizzatori sociali, previsti dal decreto Cura Italia).
Quando, per esempio, nelle strutture aziendali viene individuato un dipendente positivo al Covid, bisogna immediatamente sanificare tutte le aree in cui lo stesso ha stazionato. Ciò deve quindi avvenire sia pulendo con acqua e appositi detergenti, sia disinfettando con specifici prodotti tipicamente adoperati negli ospedali (il più comune è l’ipoclorito di sodio – 0,1% – 0,5%).
Oltre a tutto questo, vanno poi tenuti sotto costante controllo anche i sistemi di aerazione presenti nei vari edifici: visto che una corretta ventilazione si è più volte dimostrata cruciale nell’arginare i patogeni e nel ripristinare la salubrità degli ambienti, la sua manutenzione deve essere eseguita con il massimo scrupolo.
La check list degli ispettori
I controlli relativi al rispetto delle normative anti-Covid possono essere eseguiti a campione (su aziende estratte in modo casuale) o per segnalazione (quando si sospetta la presenza del patogeno). In caso di intervento da parte degli ispettori, i responsabili dell’impresa devono essere pronti a rispondere a domande tipo:
- viene effettuata regolarmente la sanificazione dei locali?
- la pulizia di fine turno è svolta nel pieno rispetto del protocollo?
- in presenza di casi Covid, sono state prese tutte le precauzioni necessarie?
- la società beneficia degli ammortizzatori sociali per eseguire interventi periodici o particolari?
Questa specie di scaletta riassuntiva permette a chi verifica la situazione di accertare lo stato dell’attività di sanificazione Covid degli ambienti, così che i lavoratori siano liberi di svolgere i propri compiti in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle varie normative vigenti.
Una volta raccolti tutti i dati necessari alle analisi, è sempre premura degli ispettori stessi mandare alla Prefettura locale un rapporto completo ed esaustivo delle investigazioni fatte. La suddetta documentazione (che comprende un verbale di accesso e uno di verifica) viene nominata “Covid-19”.
Sanzioni per i trasgressori: chi le emette e cosa si rischia
Gli ispettori non hanno alcun potere di emettere sanzioni e (come anticipato in precedenza) si limitano a consegnare tutto il materiale raccolto durante le indagini alla Prefettura, che è l’unico organo ufficiale, legittimato a occuparsi dell’eventuale sentenza (sempre che una sentenza sia necessaria).
Dato che (come spiegato in questo articolo di Zerosottozero), chi viola il regolamento sulla sanificazione Covid degli ambienti lavorativi rischia pesanti sanzioni, tipo la sospensione delle attività aziendali, è opportuno utilizzare tecnologie e prodotti certificati, che garantiscano il massimo livello di sicurezza possibile.
