Aumenta il consumo degli HFC in Europa
L’attenzione verso il consumo degli HFC in Europa è salita ai picchi massimi, soprattutto dopo che nel 2020 si è riscontrato un preoccupante aumento del loro utilizzo, nonostante le rigide restrizioni imposte a salvaguardia del clima da tutti i paesi dell’UE.
A destare le maggiori preoccupazioni sarebbe in particolar modo la Danimarca che, secondo il rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, avrebbe addirittura incrementato l’impiego dei gas in questione di 7 punti percentuali rispetto al 2019.
Anche se i regolamenti sugli F-Gas pongono già da diverso tempo dei limiti ogni anno maggiori ai refrigeranti fluorurati (nel tentativo di arginarne l’impiego industriale e domestico), la situazione non sembra dunque delle migliori.
L’Europa rimane comunque ottimista sul consumo degli HFC
Nonostante quanto appena detto, l’opinione generale della Commissione Europea rimane piuttosto ottimista, perché il report, oltre a confermare un aumento tangibile dei refrigeranti ad alto GWP, sottolinea in parallelo che il 2020 si è chiuso con valori del 4% inferiori al limite massimo consentito dai regolamenti sugli F-Gas.
Le rincuoranti affermazioni della CE non stanno tuttavia convincendo in toto e, come testimoniato in un approfondimento consultabile a questo link di Coolingpost, la situazione annessa al consumo degli idrofluorocarburi in Europa sembra effettivamente dipingere un panorama diverso da quello descritto.
Il dubbio dei più scettici nasce per il fatto che il rapporto dell’AEA non terrebbe in alcun modo conto degli HFC illegali presenti nel mercato. Secondo alcuni, tale valore si aggirerebbe addirittura intorno al 30% rispetto alla quantità legale, ma l’Europa (che continua a classificare i numeri in questione semplicemente come “presunti”) non ne tiene conto nelle stime ufficiali.
L’organo di monitoraggio europeo attribuisce l’aumento del consumo di HFC alla cosiddetta riserva di quote ammissibili: particolare parametro che aggiunge una certa flessibilità ai limiti dei refrigeranti ad alto GWP, consentendo alle aziende di importare in maniera più agevole apparecchiature per refrigerazione e condizionamento dell’aria o pompe di calore.
Visto che dal 2019, però, i controlli sulle richieste per le autorizzazioni al superamento dei limiti si sono fatti più serrati e sempre meno imprese ricorrono a tale espediente (oggi solo il 30% del totale), è presumibile che la precisazione dell’Agenzia Europea per l’Ambiente in merito all’incremento degli F-Gas abbia un peso esiguo sui numeri complessivi.
Nel paper sono anche riportati dati specifici sugli andamenti dei consumi per i fluorurati a maggiore GWP. Tra il 2019 e il 2020, le variazioni più rilevanti hanno riguardato l’SF6 (che ha fatto registrare un incremento del 12%), l’NF3 (con un +8%) e i PFC (che sono invece diminuiti del 18%).
Dati positivi per gli HFC rigenerati
Ad avere un discreto impatto positivo nel rapporto dell’AEA sono i dati sul consumo di HFC rigenerati. La quantità di gas fluorurati rigenerati è aumentata di circa il 6% in volume rispetto al 2019, mentre è diminuita del 9% in GWP. Ciò è attribuibile principalmente a una riduzione dell’interesse per la bonifica dell’SF6 (-42%).
Più in generale, il documento sottolinea come gli HFC rigenerati rappresentino ora l’11% della produzione UE, nonché il 3% della fornitura totale. Per quanto concerne la quantità complessiva di refrigeranti rigenerati, il 97% è costituita proprio dagli idrofluorocarburi.
Un altro valore interessante è quello che stima il consumo di HFC come materia prima nei processi di produzione chimica. Secondo l’organo di analisi europeo, tale tipologia di impiego ha fatto registrare un incremento dell’11% rispetto al 2019.
