Stoccaggio del carbonio: il sistema per misurarne la capacità nei diversi habitat
Qualche mese fa è stato condotto uno studio, atto ad accertare la capacità di stoccaggio del carbonio nei diversi habitat terrestri e marini. Il che è servito in primis per comprende meglio quanto i singoli ecosistemi contribuiscano a mitigare il carico di anidride carbonica, immesso ogni giorno nell’atmosfera dalle attività umane.
La ricerca eseguita dall’Agenzia Europea dell’Ambiente è la prima nel suo genere e, pur presentando ancora un certo margine di miglioramento, ha già restituito dei risultati interessanti, che (tra le varie cose) permettono anche di capire come funziona il cosiddetto sequestro di carbonio: fenomeno cruciale per trovare soluzioni efficaci al delicato problema del cambiamento climatico.
European Nature Information System e classificazione degli habitat
Al fine di raccogliere dei dati attendibili per verificare le ipotesi formulate, gli scienziati hanno scelto di ricorrere al sistema di classificazione degli habitat, codificato nell’European Nature Information System (EUNIS).
Esso è un documento che raccoglie e definisce tutte le differenti tipologie di ecosistemi terresti e marini, descrivendone caratteristiche, proprietà e tratti distintivi: una sorta di perfetta base di partenza per capire come ogni habitat risponde al carbonio contenuto nell’atmosfera.
I due parametri osservati con maggiore attenzione nello studio sono stati la capacità di sequestro e quella di stoccaggio del carbonio. Il primo indica la percentuale di sostanza che l’habitat rimuove dall’atmosfera, mentre il secondo ne analizza il quantitativo immagazzinato (stock o deposito).
In aggiunta a ciò, si è poi tenuto conto anche di un terzo dato significativo, che corrisponde alla velocità di sequestro: ovvero, l’indicatore volto a chiarire quanto rapidamente un ecosistema assorbe l’anidride carbonica.
Risultati della ricerca e comportamento dei diversi habitat
I risultati delle osservazioni non hanno fatto altro che confermare un’effettiva differenza nella capacità dei singoli ecosistemi di eliminare e stoccare il carbonio. Inoltre, dal monitoraggio è poi emersa l’importante questione che i valori registrati vengono influenzati anche da componenti secondarie, quali:
- il clima locale;
- le condizioni del suolo;
- la disponibilità di acqua e nutrienti;
- e la topografia dei singoli habitat.
Considerata la forte variabilità di tali condizioni, i dati estrapolati devono quindi limitarsi a essere ritenuti indicativi piuttosto che definitivi. Per tale ragione, in futuro sarà necessario condurre ulteriori ricerche e sperimentazioni, le quali aiuteranno gli scienziati a definire con sempre più precisione i reali coefficienti di assorbimento.
Anche tenendo conto di questi stessi margini di mutevolezza, si può comunque confermare che le foreste rappresentano l’habitat terrestre con il più alto tasso di sequestro carbonico. I valori registrati nelle aree boschive superano infatti di tre volte quelli osservati nelle zone umide e nei terreni agricoli.
Per quanto riguarda le zone umide, nonostante il loro tasso di sequestro sia contenuto, hanno una forte capacità di stoccaggio, che può protrarsi nei secoli e le trasforma in veri magazzini naturali di carbonio. Scarse sono invece le proprietà dei terreni agricoli dove (per lo più) esso viene raccolto nelle biomasse.
Lo studio ha poi dimostrato l’incredibile capacità di assimilare l’anidride carbonica (circa il 93% di quella presente nel pianeta) da parte degli ecosistemi marini. Tale qualità li identifica come il “pozzo carbonico” della biosfera, mentre le proprietà di immagazzinamento a lungo termine che li contraddistinguono, li fanno competere con le già citate zone umide terrestri.
Gli habitat hanno quindi una grande capacità intrinseca di assorbire gli agenti inquinanti, ma è necessario approntare misure di ripristino, che limitino le emissioni generate dalle attività umane. Migliorare la biodiversità delle varie aree è un altro metodo efficace per supportare gli ecosistemi nel loro naturale processo di stoccaggio del carbonio.
