Digital Markets Act: l’Europa si muove contro le big tech
Il Digital Markets Act o DMA è un documento redatto dall’Unione Europea (tutt’ora in fase di revisione), che dovrebbe entrare ufficialmente in vigore a partire da ottobre 2022. In buona sostanza, il suo obiettivo primario è quello di tutelare gli utenti e la libera competizione online, offrendo uno spazio digitale tanto aperto quanto sicuro.
Il contenuto è stato sviluppato in modo scrupoloso, così da evitare qualunque contestazioni e offrire a tutti gli interessati delle soluzioni eque. Sono quindi presenti limitazioni verso le piattaforme digitali che attualmente monopolizzano internet, ma anche nuove regole per l’utilizzo a fini pubblicitari dei dati privati degli utenti.
Restrizioni per ridimensionare il potere dei gatekeeper
Si identificano come gatekeeper quelle società operanti nel web che, per dimensioni e/o influenza, hanno la capacità di limitare e/o impedire la concorrenza delle attività meno grandi. Come è facile intuire, tra queste, le più rilevanti sono le Big Tech: aziende ampiamente consolidate, che di fatto hanno tra le mani il monopolio di internet.
Intervenire per porre un freno a tali realtà è cruciale, non solo per una questione di equità, ma anche per evitare il blocco dell’innovazione (poiché le nuove proposte difficilmente possono competere in visibilità) e l’incremento incontrollato dei prezzi (poiché senza concorrenza l’azienda dominante decide i costi a proprio piacere).
A questo proposito, il Digital Markets Act introduce degli obblighi ex ante e delle sanzioni ex post, con il semplice scopo di ridimensionare il potere dei gatekeeper (in genere si tratta quasi sempre di misure drastiche e intaccanti direttamente il business di quelle società che rientrano in profili specifici).
Il Digital Markets Act e l’auto segnalazione
Nonostante si sia scelto di permettere alle aziende di ricorrere all’auto segnalazione entro e non oltre due mesi dall’entrata in vigore del decreto, l’UE si è comunque riservata il diritto di muoversi in completa autonomia, imponendo delle verifiche mirate a tutte quelle realtà che ritiene possano in qualche modo:
- avere un impatto significativo nel mercato;
- proporre servizi gateway imprese – utenti dall’alto profitto;
- rivestire una posizione consolidata e durevole nello scenario di riferimento.
A queste caratteristiche, se ne aggiungono poi altre di carattere quantitativo, che hanno suscitato parecchi dissensi tra gli interessati. Le più rilevanti sono:
- erogare i propri servizi in almeno 3 stati membri dell’UE;
- aver fatturato almeno 7,5 miliardi di euro all’anno negli ultimi tre anni oppure aver raggiunto i 75 miliardi di euro di capitalizzazione nel mercato finanziario nell’ultimo anno;
- possedere almeno 45 milioni di utenti finali attivi al mese e 10.000 utenti commerciali all’anno nell’UE.
Basandosi sui tratti appena descritti, l’Unione Europea ha la possibilità di individuare con efficienza tutti i gatekeeper che operano all’interno del proprio territorio. Una volta trovati, agli stessi viene poi chiesto di rispettare determinati comportamenti, riassumibili nei punti riportati di seguito:
- assicurare l’interoperabilità tra le piattaforme fornite dal gatekeeper e i servizi di terze parti, seppur similari rispetto a quelli già erogati dallo stesso gatekeeper;
- lasciare all’utente la facoltà di scegliere le applicazioni da installare, senza imporne alcuna;
- consentire alle aziende di accedere ai dati che esse stesse generano sulle piattaforme gestite dai gatekeeper;
- permettere a chi compra una pubblicità di verificarne i risultati ottenuti;
- non monopolizzare i primi posti della classifica prodotti e assicurare la stessa visibilità anche alle soluzioni della concorrenza;
- eliminare l’obbligo per gli sviluppatori di utilizzare solo determinati servizi per pubblicare il proprio software nello store di una specifica piattaforma.
Dei vari oneri che attendono le Big Tech in futuro, quello più preoccupante sembra riguardare la questione dell’interoperabilità. Secondo i detrattori del DMA, infatti, essa rischia di stravolgere tutti gli equilibri attuali, arrivando addirittura ad avere ripercussioni sull’intera economia.
