Investimenti sulle rinnovabili tra successi e fallimenti
Negli ultimi anni, l’Italia ha registrato un tangibile incremento degli investimenti sulle rinnovabili. La ricerca di fonti alternative si è via via fatta sempre più pressante, sia per la crisi globale delle materie prime, che per l’effettivo bisogno del Paese di trovare una propria indipendenza energetica.
Tendenze perfettamente in linea con le disposizioni dell’Unione Europea, la quale sta puntando soprattutto sulla necessità di dare a famiglie e imprese forniture di energia sicure, differenziando gli approvvigionamenti laddove possibile.
Numeri incoraggianti sugli investimenti nelle rinnovabili
Come già detto, le imprese italiane si stanno sempre più proiettando verso gli investimenti sulle rinnovabili. A conferma di ciò, un recente studio ha infatti dimostrato che, nel solo 2021, sarebbero addirittura stati avviati 264 nuovi progetti fotovoltaici ed eolici utility scale.
Dato veramente impressionante, soprattutto se si considera che tali iniziative hanno portato il Paese a sfiorare l’obiettivo richiesto al settore dall’UE di riuscire a produrre una quantità di energia pari a 20 Gigawatt in tre anni, utilizzando solo fonti rinnovabili.
Tutto ciò è stato possibile grazie a ingenti sovvenzioni, indirizzate alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie. Si parla di un incremento del valore di oltre 13,5 milioni di euro (+48% rispetto al 2020), con l’Italia ad oggi in grado di generare una potenza di 15 GW (+37% rispetto al 2020), attraverso oltre 400 operazioni distribuite su tutto il territorio (+72% rispetto al 2020).
Al primo posto del settore resta il fotovoltaico, il cui valore supera ora i 6 milioni di euro, con la capacità di generare circa 8,4 GW. Scendono però leggermente le prestazioni dell’eolico, senza tuttavia incidere in maniera significativa sul valore complessivo.
Per quanto invece riguarda le operazioni di crescita organica, esse hanno costituito l’81% del totale, ottenendo un valore di 8,2 miliardi di euro e un potenziale energetico di 10,6 GW. In aumento risultano poi anche le linee esterne, che sono arrivate a coprire il 28% del totale, con una maggiorazione del valore di 4,7 miliardi rispetto ai 3,8 del 2020.
Quando la burocrazia osteggia i buoni risultati
Anche se, a riprova del buon impatto avuto nel mercato dalla maggiore attenzione verso gli investimenti sulle rinnovabili, c’è anche il dato relativo all’indice dei titoli delle pure renewable italiane (salito di ben 110 punti percentuali in un anno), restano comunque dei problemi irrisolti.
Dei 264 progetti citati nello studio, 188 sono ancora sulla carta, poiché bloccati e in attesa delle autorizzazioni necessarie a procedere. Si parla quindi del 70% di iniziative ostacolate da una burocrazia spesso troppo complicata e inutilmente prolissa.
Ciò mette poi in evidenza il fatto che i valori riportati nella ricerca fanno riferimento a potenzialità teoriche, mentre i numeri reali vanno invece calcolati sui progetti che hanno già ottenuto il nulla osta degli organi preposti (gli stessi attualmente sono a malapena il 30%).
In aggiunta a ciò, se si considera l’effettivo impatto sul sistema energetico nazionale, si nota che solo le iniziative di grandi dimensioni (circa il 18% del totale) riescono a contribuire attivamente allo sviluppo del settore delle rinnovabili (riprendendo ad esempio il dato del fotovoltaico, si osserva che di 8,4 GW potenziali, ad oggi, ne vengono generati solo 1,4).
Nonostante le attuali limitazioni, gli investitori continuano tuttavia a interessarsi all’energia sostenibile: il raggiungimento degli obiettivi europei sulla decarbonizzazione entro il 2030 e la complessa situazione geopolitica internazionale che minaccia le forniture di gas (con il relativo incremento dei prezzi), sono un ulteriore incentivo per ricercare alternative valide e profittevoli.
