Comunità Rinnovabili: risultati contrastanti in Italia
Le comunità rinnovabili sono dei centri urbani a filosofia ecosostenibile, nei quali l’energia viene prodotta e condivisa tra tutti gli abitanti tramite le cosiddette fonti rinnovabili. Ciò abbatte gli agenti inquinanti emessi nell’atmosfera e garantisce il benessere dei cittadini.
L’idea arriva direttamente dal Nord Europa, dove interi Stati si prodigano già da diversi anni per creare sempre più città eco-friendly. Considerati i buoni risultati degli altri Paesi, anche l’Italia ha iniziato ad approcciare l’iniziativa ma, per adesso, sussistono ancora diversi problemi.
Quante comunità rinnovabili ci sono nel Bel Paese?
Ad oggi, il numero complessivo di comunità rinnovabili mappate sul territorio italiano è pari a 100 e il dato comprende sia i progetti attivi che quelli non ancora avviati. Entrando più nello specifico, in questo preciso momento sono presenti:
- 35 realtà già operative;
- 41 realtà in fase di progettazione;
- e 24 realtà ancora ferme alle fasi burocratiche.
Tra giugno 2021 e maggio 2022 le nuove iniziative censite sono state addirittura 59, di cui 39 rappresentano delle effettive comunità energetiche rinnovabili e 20 fungono invece da configurazioni di auto-consumo collettivo.
Dai numeri disponibili, si può quindi dedurre che la volontà da parte delle Regioni di incentivare lo sviluppo dei suddetti progetti non manca di certo, ma la situazione incerta delle fonti rinnovabili e la tortuosa burocrazia del Bel Paese ne stanno indubbiamente rallentando la realizzazione.
Le fonti rinnovabili non si diffondono abbastanza in fretta
Secondo recenti statistiche, in Italia vi sono all’incirca 1,35 milioni di impianti alimentati da fonti rinnovabili (idroelettriche, eoliche e fotovoltaiche), che nell’insieme erogano una potenza di 60,8 GW (Gigawatt). Nel 2021, il medesimo dato si è tradotto in un qualcosa come 115,7 TWh (Terawattora) di contributo energetico al sistema elettrico nazionale.
Rispetto al 2020, l’incremento in tal senso è stato di appena l’1,58%, con una tendenza che è risultata decisamente sotto gli obiettivi annuali di crescita. Raggiungere i 70 GW di potenza generata dai soli impianti rinnovabili entro il 2030, sembra quindi un traguardo ancora molto lontano che, per gli esperti, di questo passo verrà raggiunto tra 124 anni.
Senza fonti energetiche da poter sfruttare in maniera efficiente, la costruzione delle comunità rinnovabili diventa difficile e gli investitori si demotivano. A incidere maggiormente su questa sorta di meccanismo vizioso è in primis il complesso iter per ottenere le autorizzazioni necessarie ad avviare i lavori.
Visto che la burocrazia è per l’Italia un autentico tallone d’Achille, sono sempre di più coloro i quali chiedono al Governo di prendere esempio dall’Europa: il suo programma Repower EU, infatti, impone una semplificazione delle procedure per ricevere le licenze costruttive e offre incentivi più concreti alle aziende di settore (circa 80 miliardi di euro).
Aggiornamento del Piano Nazionale Energia e Clima
Tra le tante proposte per sbloccare la preoccupante situazione delle fonti rinnovabili, è arrivata anche quella annessa a un aggiornamento del Piano Nazionale Energia e Clima. I suggerimenti inviati si focalizzano sull’offrire spunti interessanti per migliorare e facilitare il percorso verso la sostenibilità. Gli stessi includono:
- l’individuazione di nuovi obiettivi per la decarbonizzazione;
- lo sblocco entro il 2023 delle autorizzazioni per gli impianti a fonti rinnovabili, capaci di generare una potenza di 90 GW;
- la semplificazione delle procedure per ottenere i permessi;
- una migliore informazione ai cittadini su questioni relative ai progetti;
- la redazione di regole per un corretto sviluppo degli impianti agri-voltaici ed eolici off-shore;
- la valorizzazione del patrimonio già esistente.
La lettera contenente le proposte in questione prosegue poi con altri punti utili per agevolare la creazione di comunità rinnovabili, dimostrando quanto sia estesa la voglia di abbracciare la sostenibilità ambientale. Ciò che manca in questo preciso momento sembra dunque essere soltanto un intervento concreto da parte del Governo.
