Smart Home: una soluzione sempre più diffusa
La smart home è passata dall’essere un semplice trend per appassionati di tecnologia al diventare una soluzione sempre più richiesta. Fenomeno reso possibile soprattutto dalla prepotente diffusione nel mercato di quei dispositivi IoT che, distinguendosi per fattori quali la semplicità di installazione e la capacità di soddisfare esigenze disparate, sono letteralmente stati in grado di stravolgere il concetto di abitazione.
Secondo alcune recenti ricerche, tra gli obiettivi primari di moltissime famiglie interessate a migliorare l’ambiente in cui vivono, rientrerebbe quello di trovare device capaci, oltre che di rendere intelligente la propria casa, anche di garantire affidabilità, sicurezza e comfort: una serie di caratteristiche fondamentali (in primis per la popolazione italiana), verso cui l’intero settore sta dedicando grandissima attenzione.
Differenze tra domotica e smart home
Un errore molto spesso commesso da chi ha poca dimestichezza con l’ambito tecnologico, riguarda il fatto di confondere i termini domotica e smart home. Pur sembrando abbastanza simili, essi fanno invece riferimento a proposte estremamente diverse, che li rendono del tutto incompatibili a livello di definizione.
Per meglio comprendere in cosa gli stessi effettivamente differiscono, è opportuno iniziare con il fornire una spiegazione corretta e inequivocabile di smart home, che di fatto rappresenta una sorta di casa intelligente, caratterizzata dall’impiego di oggetti (elettrodomestici, sensori, termostati, ecc.) connessi a internet.
Questi sono i cosiddetti device IoT (Internet of Things) e permettono di controllare da remoto ogni singolo aspetto dell’abitazione, tramite smartphone o attraverso gli assistenti vocali. Restano sempre in comunicazione tra loro, fanno spesso capo a un’unica applicazione che ne governa le funzionalità e possono essere virtualmente aggiunti senza grosse difficoltà o vincoli di numero.
Dall’altra parte c’è poi la domotica (o Home Automation), con cui si ricorre comunque all’uso di apparecchi intelligenti, che riescono però a interfacciarsi l’uno con l’altro senza la necessità di una rete internet: un’abitazione di questo tipo è di fatto pensata così da principio e si basa su un progetto specifico, studiato ad hoc per collegare tra loro tutti i componenti coinvolti.
Ciò ne assicura la piena interoperabilità grazie a un “cervello centrale” che, mediante particolari algoritmi, riesce a regolare le rispettive funzionalità in base alla situazione (per es., alzare o abbassare le tapparelle a seconda della luce esterna, regolare il termostato per mantenere una temperatura prestabilita, ecc.).
Perché gli italiani scelgono la casa intelligente
Come anticipato in precedenza, scegliere di rendere smart la propria casa è oggi un fenomeno all’ordine del giorno per tantissime famiglie italiane e, nel 40% dei casi, la motivazione principale per cui si ricorre a dispositivi IoT riguarda il fattore sicurezza.
Che si tratti di telecamere di sorveglianza, sensori capaci di rilevare l’apertura di porte e finestre o altri strumenti pensati per il monitoraggio dell’abitazione stessa, è chiaro come l’obiettivo che accomuna parte degli individui interessati a tale tecnologia sia quello di vivere tranquilli.
La scelta di oggetti intelligenti (che negli ultimi anni ha contraddistinto il mercato dell’elettronica di consumo e ha indirizzato la popolazione verso la sfera della smart home) si è però ampliata al punto da consentire agli utilizzatori, oltre che di essere più sicuri, anche di fare cose tipo:
- gestire la climatizzazione degli ambienti da remoto;
- calibrare l’illuminazione per risparmiare in bolletta;
- migliorare la qualità dell’aria, rilevando le microparticelle nocive;
- abbassare i consumi energetici, controllando le accensioni e gli spegnimenti dei dispositivi;
- ecc.
Affinché tutto ciò funzioni nel modo migliore, è tuttavia indispensabile evitare le scelte frettolose (e non consapevoli delle effettive caratteristiche offerte), come anche gli allettanti prodotti low cost (in molti casi responsabili di causare più danni che benefici).
Proprio negli IoT device di scarsa qualità possono infatti essere presenti vulnerabilità logiche (dovute alla scarsa cura della programmazione), che agevolano le attività illecite dei malintenzionati, dandogli la pericolosa possibilità di raccogliere i dati sulle abitudini degli inquilini.
