COP27: l’amarezza per gli accordi raggiunti
La COP27 tenutasi a Sharm el Sheikh si è conclusa un paio di mesi fa, ma i risultati raggiunti non si sono per niente rivelati all’altezza delle aspettative: anche se a livello teorico si dovrebbe essere riusciti a rispettare l’obiettivo di non superare gli 1,5 °C, l’andamento concreto delle odierne emissioni globali sembra infatti dire l’esatto contrario.
La ventisettesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima ha portato un diffuso malcontento, tante preoccupazioni e davvero poche note positive. Nonostante per adesso non si possa ancora parlare di fallimento completo, le conseguenze delle decisioni prese in passato dovranno per forza di cose essere rivalutate con attenzione nelle future edizioni dell’evento stesso.
Importanti ritorni e accese discussioni alla COP27
Le consultazioni della COP27 sono durate due intere settimane, arrivando perfino a sforare di qualche giorno rispetto alla scadenza formale prevista (di solito la conclusione avviene di venerdì, ma in questo caso è stata spostata per dare modo a tutti i Paesi intervenuti di esprimere le proprie opinioni).
Tra i grandi ritorni sul palcoscenico del congresso c’è stato quello degli Stati Uniti.
Il Brasile si è offerto di ospitare l’edizione della COP 2025: svolgere il tutto in Amazzonia dimostrerebbe l’indiscutibile importanza di preservare il polmone verde più grande della Terra.
Gli aspetti positivi del meeting sembrano però essersi conclusi a ciò, poiché per il resto si sono susseguite una serie di accese discussioni, tra cui quelle di molti paesi in via di sviluppo, che hanno contestato le restrizioni sulla decarbonizzazione, in alcuni casi, chiedendo a gran voce l’attivazione del cosiddetto Loss and Damage Fund.
Le controversie sul Loss and Damage
Il tema centrale della COP27 è stato proprio il cosiddetto Loss and Damage: un fondo destinato al risarcimento dei paesi in via di sviluppo vittime di eventi climatici violenti. Istituito durante la COP19 nel 2013, tale meccanismo risulta però ad oggi ancora non finanziato e per questo inaccessibile.
Dopo aver rinviato la questione diverse volte per alcuni anni, nell’ultima edizione della conferenza organizzata in Egitto, alcuni stati avevano chiesto di non considerare i suddetti finanziamenti come un risarcimento, ma di vederli piuttosto come un vero aiuto umanitario.
Se alcuni avevano addirittura proposto di trasformarli in una sorta di assicurazione, c’è invece chi si è auto-collocato nella sponda opposta rispetto a quella delle nazioni sviluppate, affermando di essere un paese emergente e, pertanto, di non avere alcun obbligo di finanziare il Loss and Damage.
La tregua agli scontri è finalmente stata trovata grazie a un accordo secondo cui il fondo diverrà provvisoriamente operativo a partire dalla COP28 (che si terrà quest’anno negli Emirati Arabi), con la riserva di delineare i metodi per reperire i finanziamenti necessari a sostenerlo proprio durante le consultazioni della futura conferenza.
Oltre a questo, si è tuttavia aggiunta una vena di preoccupazione anche per quanto concerne l’obiettivo di restare sotto gli 1,5 °C: buona parte degli esperti ha infatti ribadito che sarà già estremamente difficile riuscire a non sforare i 2 °C e che le conseguenze di ciò risulteranno catastrofiche per l’intero pianeta.
