Piani NDC troppo scarsi per rispettare gli Accordi di Parigi
Un recente report delle Nazioni Unite ha sottolineato come l’andamento dei Piani NDC (Nationally Determined Contributions) stilati dai vari paesi che hanno aderito agli Accordi di Parigi, non sia sufficiente per rispettare gli obiettivi concordati a livello europeo.
Tra questi il più cruciale riguarda il fatto di mantenere le temperature globali sotto la soglia degli 1,5 °C, così da ridurre le emissioni di CO2. Cosa che tuttavia (secondo le stime) sarebbe ormai pressoché impossibile da raggiungere, quantomeno entro il fatidico anno 2030.
Le conseguenze di ciò sembrano essere disastrose per l’intero pianeta, con una previsione che include l’aumento esponenziale di fattori quali la siccità, le carestie, gli eventi climatici estremi e una lunga serie di problematiche legate all’economia globale.
Gli obiettivi degli Accordi di Parigi e i dati attuali
L’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) è un’assemblea di scienziati ed esperti climatologi, impegnati a verificare i dati relativi ai Piani NDC dei paesi che, durante la COP di Parigi, hanno siglato uno specifico accordo per arginare l’ormai pericolosissimo cambiamento del clima.
Il primo punto del documento riguarda proprio la temperatura globale, che (come già detto) entro il 2030 dovrebbe essere pari a massimo 1,5 °C. Stando alle previsioni finora eseguite, però, per restare entro la suddetta soglia, tutti i partecipanti dovrebbero ridurre le rispettive emissioni di CO2 di almeno 43 punti percentuali.
Ad oggi, invece, i numeri emersi da recenti controlli hanno evidenziato come le emissioni, al posto di calare in maniera progressiva e graduale, abbiano al contrario subito un aumento del 10,6% (dato senza alcun dubbio migliore rispetto ai 13,7 punti registrati nel 2021, ma che fa ben capire quanto la meta sia ancora lontana).
Se anche le nazioni coinvolte decidessero di intensificare i propri piani di intervento nei prossimi 8 anni, con molte probabilità non si arriverebbe a quanto ipotizzato negli Accordi di Parigi: patti che, ora come ora, paiono rappresentare solo un’insieme di buoni propositi e promesse quasi impossibili da mantenere.
I problemi dei Piani NDC e le prospettive future
Le accese discussioni tra agli stati e la difficoltà nel trovare una quadra per rendere efficaci gli interventi dei Piani NDC presentati alla Commissione per il Clima delle Nazioni Unite, sono i principali fattori responsabili dell’odierna situazione di crisi.
A testimonianza del fatto che i governi non hanno saputo tenere fede agli impegni presi, ci sono i dati presentati durante la COP26 tenutasi a Glasgow due anni fa: su 193 stati complessivi, solo 24 avevano infatti presentato aggiornamenti ai piani di intervento per rispondere all’emergenza climatica.
Anche la più recente COP27 svoltasi in Egitto si è rivelata infruttuosa, confermando la gravità delle statistiche e dando la consapevolezza definitiva che, se non si agirà tempestivamente in totale cooperazione, oltre a non potersi collocare sotto gli 1,5 °C, nel 2030 si arriverà addirittura a sfiorare i 3 °C.
Uno spiraglio di luce arriva tuttavia dai piani a lungo termine: le valutazioni dei tecnici ONU hanno infatti evidenziato come 62 Paesi (che rappresentano il 93% del PIL mondiale, il 47% della popolazione globale e circa il 69% del consumo totale di energia) abbiano già approntato diverse strategie per tentare di arginare quantomeno gli inevitabili danni del riscaldamento globale.
L’incertezza sulle azioni da intraprendere è comunque ancora tanta e l’instabilità geopolitica degli ultimi mesi non ha fatto che acuire le suddette problematiche. Ciò che resta da fare in questo momento per migliorare la situazione, è sperare nel raggiungimento di una consapevolezza collettiva, che faccia comprendere a pieno le ripercussioni in arrivo.
