Il Piano per la Transizione dell’Industria verso le emissioni zero
All’inizio dello scorso febbraio, la Commissione Europea ha presentato il cosiddetto Piano per la Transizione dell’Industria (Industrial Plan for the Net-Zero Age): un progetto inglobato nel più ampio Green Deal, il cui scopo primario è quello di aiutare le imprese a raggiungere le zero emissioni e la neutralità climatica.
Gli ambiziosi obiettivi europei (contenuti nel piano REPowerEU e nel già citato Green Deal) riguardano principalmente il potenziamento della capacità interna di fornire prodotti – servizi sostenibili e non inquinanti, così che si possa ridurre l’impatto delle attività umane su un ambiente già fortemente provato.
L’Europa vuole essere leader nella transizione alle emissioni zero
Durante la presentazione del Piano per la Transizione dell’Industria, il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sottolineato quanto sia cruciale per l’Europa essere il continente che traccerà il percorso verso lo sviluppo di tecnologie a emissioni zero.
Farsi carico di una tale posizione di leadership significa guidare una vera e propria rivoluzione in ambito tecnologico, valorizzando non solo le imprese dell’UE, ma anche i tantissimi operai specializzati che per queste rappresentano un indiscutibile punto di riferimento.
Quello proposto nel Green Deal sembra davvero un progetto capace di aiutare le aziende di ogni settore a guardare in direzione di un domani più green, libero dalle emissioni e rispettoso del clima. Tutto ciò però sarà possibile solo tramite una stretta collaborazione tra Governi locali e industrie.
I quattro pilastri fondamentali del Piano per la Transizione dell’Industria
Il raggiungimento dei traguardi stabiliti nel Piano per la Transizione dell’Industria, si tradurrà nella creazione di nuovi posti di lavoro e in una concreta innovazione dei metodi produttivi di massa. Per aiutare le aziende ad abbracciare la carbon neutrality sono stati ideati quattro pilastri fondamentali, che si possono riassumere in:
- un quadro normativo più semplice;
- accessi facilitati ai finanziamenti per le industrie che hanno un ruolo chiave nella transizione energetica;
- programmi di aggiornamento per il personale;
- catene di approvvigionamento più resilienti.
Il primo punto (che è forse il più sostanzioso dei quattro citati) prevede uno snellimento delle norme volte a garantire facilitazioni nell’ottenimento delle autorizzazioni necessarie, nonché la promozione di progetti strategici finalizzati alla diffusione delle energie rinnovabili.
Oltre a venire promulgate alcune leggi ad hoc che assicureranno l’accesso alle materie prime più rare (soprattutto a quelle critiche per lo sviluppo di tecnologie chiave), è prevista una riforma del mercato dell’elettricità, che darà modo ai consumatori di avere prezzi agevolati se sceglieranno di ricorrere alle fonti green.
Il secondo punto abilita la possibilità per le imprese di sfruttare i già esistenti fondi UE destinati agli investimenti sulle rinnovabili. Ciò permetterà di ottenere le agevolazioni fiscali, evitando buona parte della burocrazia e tempistiche esagerate.
Il terzo pilastro si focalizza sulla necessità di formare adeguatamente il personale, in vista della transizione industriale a zero emissioni. Le stime suggeriscono che tale cambiamento arriverà a interessare circa il 35 – 40% dei lavoratori, i quali (con un’opportuna preparazione) potranno aspirare a stipendi più alti e proporzionati alle rispettive competenze.
L’ultimo (ma non meno importante) aspetto riguarda infine la stesura di nuove regole commerciali, atte a promuovere la cooperazione tra i diversi Stati membri, proteggendoli al contempo dal commercio sleale.
Se i suddetti principi verranno tutti attuati nella maniera più corretta, l’obiettivo della Net-Zero Age si raggiungerà con una certa facilità e segnerà il nuovo inizio di un’Europa più indipendente e pulita.
