Produzione di biometano in Italia: firmata una nuova intesa
Il fatto che la produzione di biometano in Italia si stia sempre più intensificando, è testimoniata (tra le varie cose) anche dai tanti investimenti promossi nell’ultimo anno verso tale settore, soprattutto allo scopo di diminuire la dipendenza del Paese dalle importazioni di gas estero e di rispondere alla precaria situazione geopolitica europea.
L’attuale obiettivo del governo è raggiungere una produzione nazionale di circa 2 miliardi di metri cubi annui (quattro volte quella attuale) entro il 2026. Numeri certo ambiziosi che, però, grazie ai fondi già stanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) di oltre 1,7 miliardi di euro e al recente accordo tra la Confederazione Nazionale Coldiretti e Italgas, sembrano raggiungibili.
Perché scegliere il biometano come fonte di energia
Il biometano è un gas naturale rinnovabile, prodotto attraverso il processo di digestione anaerobica di materiali biodegradabili. Dato che è composto per lo più da metano (CH₄), risulta praticamente uguale al suo omonimo di origine fossile, ma rispetto allo stesso ha il plus di non generare emissioni nocive per l’ambiente.
La produzione di biometano in Italia è soprattutto finalizzata all’ottenimento dei suoi benefici, che si riassumono in:
- rinnovabilità: è una fonte di energia rinnovabile, in quanto viene prodotto con materiali biodegradabili, tipo rifiuti organici, letame animale, colture energetiche e altri residui biologici;
- impiego polivalente: può essere usato in molte applicazioni, tra cui il trasporto (come carburante per veicoli a gas naturale CNG), il riscaldamento e la produzione di energia elettrica. La sua versatilità consente di sostituire il gas naturale ottenuto da fonti non rinnovabili in diversi settori;
- facilità di integrazione nella rete del gas: è facile da integrare nelle reti esistenti di gas naturale e consente una transizione più agevole verso fonti di energia sostenibili, senza richiedere cambiamenti significativi nell’infrastruttura.
In aggiunta a tutto ciò, c’è poi da dire anche che la costruzione di nuovi centri per la lavorazione del biometano aiuterà tantissimo a incentivare l’occupazione e lo sviluppo economico delle aree locali, in particolar modo in quelle zone rurali, dove la presenza delle fonti di biomassa è più concentrata.
Il dettaglio dell’accordo sulla produzione di biometano in Italia
Le sfide per raggiungere l’obiettivo di 2 miliardi di metri cubi annui sono molte e, nonostante gli incentivi del PNRR, le difficoltà non mancano di certo. In questa stessa situazione, si colloca tuttavia il già citato accordo sulla produzione di biometano in Italia, recentemente siglato da Coldiretti e Italgas. Il documento è soprattutto focalizzato su tre aspetti principali:
- creazione di nuovi impianti di lavorazione;
- conversione al biometano delle strutture già esistenti che producono biogas;
- allacciamento e distribuzione sulla rete nazionale.
Entrando nello specifico dei rispettivi compiti, Coldiretti si assumerà l’onere di coinvolgere i soci in piani informativi e di formazione sulle proprietà del biometano, così da chiarire agli imprenditori i vantaggi offerti e di convincerli a impiegarlo come risorsa primaria. Inoltre, avrà poi il dovere di mappare gli impianti di biogas già operativi, pianificandone la conversione.
Italgas si occuperà invece di snellire i processi burocratici per l’allacciamento alle proprie reti dei nuovi impianti, concedendo un’attenzione particolare a quanto concerne le normative e i costi. In più, dovrà fare in modo di ampliare la capacità ricettiva delle reti locali di distribuzione.
Il nuovo protocollo segnerà dunque una svolta storica per la produzione energetica italiana e, se ben sfruttato, potrà fare un’enorme differenza nel raggiungimento degli obiettivi relativi alla politica europea della net zero emissions.
