Emissioni CO2 in Italia: preoccupazione per la recente impennata
Le emissioni di CO2 in Italia legate al traffico automobilistico stanno vivendo una fase di crescita, che inizia a destare seria preoccupazione per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione prefissati dal Vecchio Continente.
Negli ultimi anni, l’andamento delle emissioni provenienti dal settore dei trasporti su strada ha infatti mostrato una tendenza opposta rispetto alle politiche climatiche europee e nazionali, segnando un +2,9% tra il 2019 e il 2024.
Tale aumento, se non invertito con decisione, rischia pertanto di compromettere in modo significativo la capacità dell’Italia di centrare il target comunitario di riduzione del 43% delle emissioni entro il 2030, previsto dal pacchetto “Fit for 55”.
Un parco auto sempre più vecchio e più pesante
Una delle principali cause della crescita delle emissioni di CO2 in Italia è il progressivo invecchiamento e appesantimento delle vetture. Anche se il nostro Paese conta qualcosa come 47 milioni di veicoli in circolazione (cifra elevatissima se rapportata alla popolazione e tra le più alte d’Europa), ciò che preoccupa maggiormente oltre al numero dei veicoli sono le loro caratteristiche.
Secondo i dati disponibili, una quota significativa del parco auto è composta da modelli datati, molti dei quali hanno più di 20 anni di vita. Sebbene rappresentino solo il 10% dei chilometri percorsi, sono mezzi caratterizzati da tecnologie obsolete, con standard emissivi molto inferiori rispetto a quelli moderni.
A questo si aggiunge poi la diffusione sempre crescente di veicoli più pesanti e contraddistinti da consumi maggiori tipo i SUV. Il peso costituisce infatti un fattore decisivo nelle emissioni, soprattutto per i mezzi con motore a combustione interna.
Se nei trasporti elettrici parte dell’impatto del peso è mitigato dalla frenata rigenerativa, nei motori tradizionali il maggiore carico comporta un aumento diretto dei consumi e quindi (di conseguenza) delle emissioni stesse.
L’Italia, dunque, si trova davanti a un duplice problema:
- un parco veicoli troppo vecchio, caratterizzato da tecnologie superate;
- un parco veicoli troppo pesante, causato dal boom di SUV e crossover.
Questa stessa combinazione si traduce inesorabilmente in un progressivo peggioramento delle emissioni di CO2 in Italia, nonostante la presenza di un effettivo miglioramento delle tecnologie automobilistiche.
Consumi di carburante in aumento: un segnale di allarme
Un altro elemento critico riguarda il consumo di combustibili fossili. La somma dei consumi di benzina e gasolio è cresciuta del +3,5% in cinque anni. Tale dato indica un fenomeno preoccupante di ricarbonizzazione del trasporto su strada e un’inversione rispetto agli obiettivi climatici.
Se i consumi aumentano, inevitabilmente crescono anche le emissioni, ma il problema non è solo ambientale. Osservando la situazione da un punto di vista economico si può infatti notare come la dipendenza dai carburanti fossili esponga l’Italia alle fluttuazioni dei prezzi internazionali e ne rallenti la transizione energetica.
Alcune proiezioni pessimistiche suggeriscono che la suddetta tendenza potrebbe proseguire anche nei prossimi anni, rendendo ancora più complesso il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2030.
Il parco circolante reale: meno veicoli utilizzati, ma non abbastanza “verdi”
Una delle analisi più interessanti riguarda la reale dimensione del parco veicoli effettivamente adoperati. Grazie a nuove metodologie di rilevamento basate su dati multipli, emerge che circa il 12% delle automobili e il 32% dei motocicli non risultano realmente attivi o circolanti. Questo significa che il totale dei mezzi in circolazione è inferiore ai numeri ufficiali. Tuttavia, la distribuzione delle classi ambientali mostra comunque un parco ancora molto impattante, anche se leggermente più moderno di quanto ipotizzato in passato.
In particolare, la presenza di veicoli Euro 6 e ibridi ha un peso maggiore rispetto alle stime precedenti. Una buona notizia (tutto sommato), che però non è sufficiente a compensare le emissioni crescenti generate dai veicoli pesanti, dall’aumento del traffico e dall’invecchiamento di una parte consistente delle vetture.
Interessante è poi il tema delle emissioni locali di NOx e PM2.5. Le nuove stime suggeriscono che l’impatto del traffico sulla generazione dei suddetti inquinanti potrebbe essere stato sovrastimato in precedenza, a causa del fatto che il parco circolante reale presenta una maggiore quota di veicoli di ultima generazione rispetto a quanto previsto.
Ciò però non modifica la questione centrale: le emissioni di CO2 in Italia continuano ad aumentare. A differenza degli inquinanti locali, la quantità di anidride carbonica non dipende dall’area geografica o dalla concentrazione del traffico, ma dal totale dei consumi energetici del settore dei trasporti. Dunque, anche se l’incidenza su NOx e PM2.5 potrebbe essere in parte meno grave del previsto, la questione climatica rimane intatta e urgente.
Scenari futuri e soluzioni strategiche per ridurre le emissioni di CO2 in Italia
Alla luce di quanto fin qui asserito, dunque, le proiezioni al 2030 delineano uno scenario tutt’altro che rassicurante. Anche nelle casistiche migliori, l’Italia raggiungerebbe una riduzione delle emissioni di CO2 pari al -24% rispetto al 2005, mentre nelle eventualità peggiori la riduzione sarebbe appena del -10%.
Entrambi i valori sono ben distanti dal -43% imposto dall’Unione Europea. Se il trend attuale non viene invertito, il Paese rischia di allontanarsi ulteriormente dal percorso di decarbonizzazione. In aggiunta a ciò, va poi ricordato che a pesare molto sulle emissioni di CO2 in Italia è anche il trasporto merci, soprattutto quello pesante. Questo segmento, infatti:
- è ancora fortemente dipendente da tecnologie a combustione interna;
- presenta livelli di elettrificazione minimi;
- sta crescendo in volume a causa dell’espansione dell’e-commerce e della logistica.
Ridurre le emissioni di tale settore sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali. Pur trovandoci in un contesto complesso, esistono soluzioni e percorsi concreti in grado di invertire la tendenza. Alcune proposte strategiche emergono con particolare chiarezza:
- promozione dei biocarburanti: i biocarburanti avanzati rappresentano una soluzione immediata per ridurre le emissioni del trasporto pesante, dove l’elettrificazione richiede tempi molto più lunghi;
- diffusione dell’eco-driving: l’adozione di stili di guida più efficienti può ridurre i consumi del 5-15%. È una misura semplice e a costo quasi zero, ma che richiede formazione e campagne informative;
- riduzione del gigantismo automobilistico: contrastare la diffusione di SUV super-pesanti è una delle chiavi per diminuire i consumi e migliorare la sicurezza stradale. Incentivi e tasse proporzionali al peso potrebbero incoraggiare la scelta di veicoli più efficienti;
- ottimizzazione dei carichi dei veicoli commerciali: ridurre i viaggi a vuoto, ottimizzare le consegne e migliorare la logistica urbana sono tutte cose che possono calare sensibilmente le emissioni;
- neutralità tecnologica: adottare un approccio tecnologicamente neutrale valutando l’intero ciclo di vita delle emissioni (WTW – well-to-wheel), permette di scegliere soluzioni davvero efficaci e non solo ideologicamente preferite.
