Il contributo coordinato REHVA getta le basi per il futuro del riscaldamento in Europa
Il contributo coordinato REHVA (Federation of European Heating, Ventilation and Air Conditioning Associations) alla consultazione pubblica della Commissione Europea rappresenta un passaggio di grandissimo rilievo per il futuro delle tecnologie di riscaldamento nel Vecchio Continente.
In un momento storico in cui la decarbonizzazione del patrimonio edilizio è al centro delle politiche climatiche dell’UE, la revisione dei requisiti di ecodesign e delle regole di etichettatura energetica per apparecchi di riscaldamento e generatori combinati (riscaldamento dell’ambiente e produzione dell’acqua calda sanitaria) assume un valore strategico.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee per l’efficienza energetica, in coerenza con gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050. In questo contesto, il suddetto contributo non si limita a fornire osservazioni tecniche, ma propone una visione sistemica che riflette l’esperienza concreta di progettisti, ingegneri HVAC, produttori e consulenti energetici attivi in tutta Europa.
Il ruolo di REHVA nel panorama europeo
La federazione in questione rappresenta una delle principali organizzazioni del settore HVAC a livello continentale. Essa riunisce associazioni nazionali di ingegneri e tecnici dell’impiantistica, svolgendo un ruolo chiave nel trasferimento di conoscenze tecniche verso le varie istituzioni comunitarie.
Il documento presentato alla Commissione è stato elaborato dal REHVA EU Policy Advisory Group (EU PAG). Un gruppo di lavoro che integra competenze multidisciplinari e traduce l’esperienza del campo in raccomandazioni normative. L’approccio coordinato conferisce al testo un forte radicamento nella pratica progettuale, che supera le visioni teoriche o di laboratorio.
Il contributo coordinato assume quindi una duplice funzione: da un lato garantisce che la voce dei professionisti dell’impiantistica venga ascoltata e dall’altro promuove una regolamentazione che sia realmente applicabile, coerente e capace di favorire soluzioni tecnologiche innovative senza introdurre distorsioni di mercato.
Le due iniziative oggetto della consultazione (la revisione dei requisiti di progettazione ecocompatibile (ecodesign) e l’aggiornamento dell’etichettatura energetica per apparecchi di riscaldamento) avranno un impatto diretto sull’accesso al mercato dei prodotti e sulla percezione dei consumatori.
I regolamenti di ecodesign definiscono le prestazioni minime che un prodotto deve garantire per poter essere immesso nel mercato europeo. L’etichettatura energetica, invece, fornisce uno strumento informativo che orienta le scelte di acquisto attraverso una classificazione in classi di efficienza.
In un contesto di transizione energetica, tali strumenti non sono meri adempimenti burocratici, ma leve decisive per indirizzare gli investimenti verso tecnologie a basse emissioni. Proprio per questo, il contributo coordinato REHVA sottolinea la necessità di un equilibrio tra ambizione ambientale, neutralità tecnologica e praticabilità tecnica.
Una prospettiva sistemica: oltre il prodotto “stand-alone”
Uno dei punti centrali del documento è la critica implicita alla visione del generatore come prodotto “chiavi in mano”. Secondo l’ente, un apparecchio di riscaldamento non può essere considerato un elemento isolato, ma va interpretato come parte integrante di un sistema impiantistico complesso.
La prestazione energetica dipende da molteplici fattori: corretta progettazione, dimensionamento adeguato, qualità dell’installazione, integrazione con fonti rinnovabili, regolazione e condizioni operative effettive. I test standardizzati (necessari per garantire comparabilità) si basano su condizioni convenzionali che di rado coincidono con quelle operative reali.
Il contributo coordinato REHVA evidenzia quindi la necessità di mantenere coerenza tra metodi di prova dei prodotti e standard di calcolo a livello di sistema utilizzati nella normativa edilizia. Solo in questo modo è possibile evitare disallineamenti tra prestazioni dichiarate e risultati effettivi in esercizio.
Il suddetto aspetto è particolarmente rilevante negli interventi di riqualificazione energetica, dove l’integrazione tra impianto esistente e nuove tecnologie richiede soluzioni flessibili e adattabili. Un irrigidimento eccessivo dei requisiti minimi potrebbe limitare la possibilità di configurazioni ibride o di integrazione con energie rinnovabili.
Ecodesign: neutralità tecnologica e flessibilità progettuale
Nel merito della revisione dei requisiti di ecodesign, la Federazione riconosce il valore dello strumento nel definire soglie minime di prestazione. Tuttavia, il rapporto invita a evitare un approccio indirettamente penalizzante alcune tecnologie che, se ben integrate in un sistema, possono contribuire a realizzare soluzioni efficienti e sostenibili.
La neutralità tecnologica viene indicata come principio cardine. Ciò significa che la normativa dovrebbe fissare obiettivi di performance, lasciando al mercato e ai professionisti la libertà di individuare le soluzioni più idonee caso per caso. In particolare, nelle configurazioni ibride (ad esempio combinazioni di pompe di calore e caldaie ad alta efficienza) la prestazione complessiva dipende dall’interazione tra componenti e non dal singolo generatore.
Un altro elemento chiave riguarda la coerenza metodologica. I criteri di prova devono dialogare con i metodi di calcolo energetico degli edifici previsti dalla normativa europea, tra cui la Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD). Una disconnessione tra livello di prodotto e livello di sistema rischia di generare incongruenze normative e difficoltà applicative.
Energy labelling: chiarezza e capacità discriminante
Per quanto concerne l’etichettatura energetica, il contributo coordinato REHVA accoglie positivamente l’intenzione della Commissione di ricalibrare le classi di efficienza. Con il tempo, l’evoluzione tecnologica ha infatti portato molti prodotti a concentrarsi nelle classi più elevate, riducendo la capacità discriminante dell’etichetta.
La Federation of European Heating, Ventilation and Air Conditioning Associations ha però evidenziato alcune criticità nelle soglie proposte. Il rischio è che tecnologie molto diverse per principio di funzionamento, emissioni e comportamento stagionale vengano collocate nella stessa classe energetica. Tale appiattimento informativo potrebbe limitare la capacità dell’etichetta di guidare scelte consapevoli.
Un ulteriore punto di attenzione riguarda poi la possibile introduzione di una classe A “vuota”, ossia priva di prodotti attualmente disponibili nel mercato. Una simile scelta potrebbe generare confusione nei consumatori e creare effetti collaterali nei sistemi di incentivazione pubblica, spesso legati all’appartenenza alle classi energetiche più elevate.
Il documento propone quindi una ridefinizione delle soglie che rispecchi più fedelmente la distribuzione reale delle prestazioni dei prodotti oggi disponibili, mantenendo al contempo uno stimolo all’innovazione.
La consultazione pubblica si è chiusa il 23 gennaio 2026 e l’adozione degli atti delegati e di esecuzione è attesa nei mesi successivi. L’ente continuerà a monitorare il processo e a dialogare con le istituzioni europee per assicurare che il quadro regolatorio finale sia equilibrato e orientato ai risultati.
