Mercato delle emissioni ad effetto serra: cos’è e come funziona
L’EU ETS rappresenta il principale sistema europeo per combattere i cambiamenti del clima e per diminuire le emissioni di gas serra: presente in 31 diverse Nazioni, ha la capacità di ridurre gli effetti dannosi causati da oltre diecimila impianti ad alto consumo di energia e compagnie aeree.
Se il suo funzionamento si basa sui concetti della limitazione e dello scambio di emissioni, di fatto, tramite esso si stabilisce una quantità massima di gas producibili dagli impianti del sistema stesso (limite che cala progressivamente per abbassare i livelli di sostanze nocive). I gas monitorati sono:
- l’anidride carbonica;
- l’ossido di azoto;
- e i perfluorocarburi.
Considerando il quantitativo massimo di cui abbiamo appena parlato, le aziende ottengono o comprano delle quote di emissione che possono anche essere scambiate. Altra possibilità data alle imprese è quella di acquistare dei crediti internazionali da programmi mondiali di riduzione dei gas.
Ogni 12 mesi le imprese sono tenute a rendere un quantitativo di quote capace di sostenere i livelli di emissione prodotta: le realtà che abbassano questi livelli in genere vendono le quote avanzate a chi ne ha bisogno o le usano negli anni successivi.
Il prezzo delle quote dipende soprattutto dall’andamento del mercato (e quindi, di conseguenza, dal rapporto tra domanda e offerta), ma anche da altri fattori che rientrano nelle sfere economiche, ambientali e politiche.
Esistono delle vere e proprie piattaforme in cui vengono scambiate le quote: esse rappresentano delle iniziative private che consentono agli utenti di effettuare ricerche o negoziazioni e non sono legate ad alcun Registro nazionale.
Nonostante questo, però, ogni transazione che avviene all’interno di tali sistemi va confermata in un Registro, che certifica l’effettivo rispetto dei diritti di emissione. In Italia, la prima piattaforma per le Quote di Emissione di gas a effetto serra è stata disposta dal GME.
Proprio in questo periodo la Cina ha presentato la sua piattaforma per la compravendita delle emissioni: un progetto molto importante, che punta addirittura a sorpassare e imporsi sull’ETS europeo.
Quest’ultimo, infatti, per adesso non è riuscito nell’intento di definire un prezzo delle emissioni di CO2 capace di stimolarne la riduzione. La causa del fallimento dipende in primis da una serie di decisioni errate prese a livello politico.
Il nuovo sistema cinese gestirà esclusivamente l’ambito della produzione energetica. Lo stesso che in questo preciso momento porta oltre il 45% delle emissioni di anidride carbonica dell’intera Nazione.
Anche se recentemente gli USA hanno dimostrato disinteresse nei confronti dei problemi legati ai cambiamenti del clima, l’UE ha espresso verso la Cina entusiasmo e approvazione, derivanti dalla consapevolezza di aver trovato un valido alleato.
A detta del Commissario per il Clima e l’Energia Miguel Arias Cañete, proprio tale coalizione potrebbe spingere sempre più Paesi a unirsi per il benessere di un pianeta da troppo tempo costretto a subire le conseguenze dell’intervento umano.
Certo quella delle emissioni è una questione piuttosto scottante, che va assolutamente gestita e affrontata adottando delle misure ferree. Senza una strategia mirata e la collaborazione delle maggiori potenze mondiali si rischia di peggiorare ancora di più la già difficile situazione presente.
L’augurio è di sicuro quello che l’ETS inizi a prendere decisioni meglio ponderate e che il progetto cinese stimoli l’educazione e la consapevolezza, oltre che tra i governi, anche tra le aziende e l’intera popolazione.
