Riconoscimento facciale: come cambia la nostra quotidianità
Quando parliamo di riconoscimento facciale ci riferiamo a una tecnologia utilizzata la prima volta attorno agli anni Sessanta del secolo scorso e migliorata nel corso del tempo, grazie soprattutto a realtà come Microsoft e Apple.
Oggigiorno esistono due diverse tipologie di riconoscimento del volto:
- la prima che considera la distanza tra naso, pupille e labbra o analizza il raggruppamento dei pixel per formare gli elementi del viso;
- e la seconda (molto più avanzata dal punto di vista tecnologico e incentrata sul machine learning) che suggerisce ai PC come riconoscere i tratti facciali fornendo migliaia di immagini differenti.
I programmi per il riconoscimento facciale sono generalmente dotati di sensori di prossimità che permettono di attivare le fotocamere del computer per fare una foto o un video della persona posta dinnanzi a esse.
Dopo questa prima fase di rilevamento, si passa a quella di allineamento, tramite la quale il dispositivo definisce l’inclinazione, la grandezza e la posizione della testa. Poi c’è la misurazione, che crea un modello digitale del viso analizzandone le curve e le insenature.
Queste vengono tradotte in un codice adoperato in seguito per rappresentare la faccia e l’individuo (rappresentazione). Tale codice è usato per confrontare il volto con quelli già salvati nel database (confronto). Infine si arriva all’identificazione.
Fatto questo breve preambolo sul funzionamento del riconoscimento facciale, passiamo adesso alla descrizione del rapporto tra lo stesso e la tutela della privacy: relazione sempre più discussa, soprattutto a causa della diffusione di questa tecnologia in sistemi tipo Facebook.
I Social Network (e più in generale l’intera sfera legata a Internet) portano a riconsiderare il concetto di ambito personale, in quanto esso non riguarda più solo il singolo (che sceglie di rendere o non rendere visibile qualcosa a qualcuno), ma l’intera collettività.
Mentre tutti condividono foto o video personali e di altre persone, la privacy si è progressivamente trasformata in un rapporto interpersonale, basato sulla certezza comune di poter pubblicare qualsiasi cosa senza alcun consenso altrui.
Facebook ha approssimativamente risolto il problema, inserendo un tasto on-off per permettere o bloccare il riconoscimento facciale delle immagini. Ma, affinché tale sistema risulti davvero efficace, bisogna quanto meno affiancarlo a una corretta informativa sull’argomento.
La reale soluzione consiste nel rendere quanto più sicuro possibile l’utilizzo dei dati biometrici per scopi identificativi e nel dimostrare che la tecnologia utilizza solo informazioni indispensabili per le finalità di cui l’utente è informato.
Il problema è che, allo stato attuale dei fatti, i dati biometrici contengono molte più informazioni di quelle realmente necessarie. Un esempio arriva proprio dalle fotografie, che forniscono dettagli superflui su religione, etnia, ecc.
Da tutto questo si capisce perfettamente quanto sia importante realizzare uno strumento di riconoscimento del volto capace di minimizzare i dati, conservando solo quelli effettivamente indispensabili per il corretto svolgimento dell’operazione.
Certo il riconoscimento facciale deve compiere ancora dei passi importanti, sia per quanto riguarda le tecnologie ad esso annesse, sia anche per quanto riguarda le sue normative. Un’evoluzione necessaria che, se fatta nel modo giusto, potrebbe garantire alla società dei grandi miglioramenti.
La strada da compiere è indubbiamente ancora molto lunga, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta. Tuttavia bisogna sperare molto nel buon intervento di quei colossi informatici, le cui azioni possono diffondere o distruggere l’intera tecnologia.
Questa una breve panoramica sul riconoscimento facciale: il sistema per identificare i volti, che sta progressivamente entrando in un numero sempre maggiore di device e piattaforme.
