AI e cambiamenti climatici: come l’intelligenza artificiale studia il clima
In merito al rapporto tra AI e clima, un recente studio ha dimostrato come l’intelligenza artificiale possa aiutare a meglio comprendere i cambiamenti climatici: un risultato a cui sono giunti alcuni esperti dell’Università di Torino, dell’Università di Roma Tre e dell’Instituto sull’inquinamento atmosferico CNR, focalizzandosi sulle reti neurali per decifrare i rapporti tra:
- influssi umani – naturali;
- e mutamenti delle temperature.
La differenza rispetto a prima è che questa volta gli studiosi hanno usato reti di neuroni artificiali che apprendono dai dati osservati, invece che modelli climatici globali. Tutto questo, oltre a confermare l’incidenza delle azioni umane – naturali sul clima, ha anche permesso di capire che l’intervento delle popolazioni ha influito moltissimo a livello climatico soprattutto dopo le guerre.
Quello in questione rappresenta un metodo rivoluzionario al quale si approccia come se ci si trovasse di fronte a un bambino, che deve imparare tutto da zero facendo esperienza: il cervello artificiale sviluppato dai ricercatori del CNR di fatto osserva e analizza così i dati circostanti, per individuare le relazioni tra uomo – natura e spiegare i cambiamenti del clima.
Secondo lo studio, le reti neurali hanno accertato il fatto che l’aumento delle temperature globali dell’ultimo mezzo secolo è prima di tutto dipeso dalla deforestazione e dalle combustioni fossili: fattori che per primi hanno di certo contribuito a generare una maggiore presenza di gas serra.
Dai risultati ottenuti sembra poi che, se l’influsso solare non ha inciso in alcun modo all’aumento delle temperature registrate negli ultimi decenni, esso ha però influito con certezza nel periodo compreso tra il 1910 e il 1945. Tra il 1945 e il 1975 si è invece registrata una pausa nell’aumento delle temperature generata:
- dal clima particolarmente presente nell’Oceano Atlantico;
- e dalle emissioni antropiche di particelle comprensive di zolfo.
Come spiegano gli esperti dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico, il fatto che l’intervento umano incida molto sulle trasformazioni climatiche non è necessariamente una cattiva notizia. Ciò indica soltanto che l’uomo ha la possibilità di invertire la rotta, comportandosi in modo tale da ridurre il suo impatto sull’ambiente.
Affinché la relazione tra AI e clima risulti effettivamente proficua dal punto di vista della conoscenza, è però necessario possedere grandi quantitativi di dati. Dati gestibili esclusivamente sfruttando delle macchine learning, che diano maggiore competenza e consapevolezza sul climate change e sul global warming.
Basti pensare al MET Office: l’ufficio meteorologico britannico che dispone di un data base di 45 petabytes di dati decifrabili solo grazie all’intervento di macchine realizzate ad hoc. Macchine che tuttavia vanno supportate dall’intelligenza umana per spiegare i fenomeni presenti e individuare soluzioni volte a salvaguardare il benessere del Pianeta.
Perché, gira e rigira, il nostro è un Pianeta che necessita di tutta la cura e di tutte le attenzioni possibili. Esso ha ormai un disperato bisogno di soluzioni che lo aiutino a stare meglio e a purificarsi da tutti quegli eccessi ai quali l’ha ingenuamente sottoposto il genere umano soprattutto nell’ultimo secolo.
Questa una breve panoramica sulla relazione tra AI e clima: un rapporto da sviluppare e approfondire nel tempo, oltre che per individuare le cause e i rimedi dei cambiamenti climatici, anche per migliorare l’ambiente circostante, dando alle popolazioni presenti e future una migliore qualità della vita.
Per riuscire in tutto ciò servono investimenti, ulteriori evoluzioni tecnologiche e, naturalmente, anche una forte determinazione del genere umano: elementi fondamentali che, se sfruttati nel modo giusto, potrebbero ridurre molte delle attuali problematiche.
