Robotica: a che punto siamo?
Robotica: entro il 2020 il costo orario di un robot impiegato per attività lavorative dovrebbe aggirarsi sui 10 euro invece che sui 19 euro attualmente spettanti a un essere umano: questo il risultato di un’affidabile ricerca, che spiega come negli ultimi anni il mercato dell’automazione sia cresciuto tanto da aver guadagnato 27 punti percentuali solo nel 2014.
Se nel 2016 la Foxconn (azienda cinese produttrice di iPhone) era prepotentemente entrata nella sfera della robotica munendosi di un milione di robot da impiegare per sostituire progressivamente altrettanti operai, durante lo stesso periodo, negli Stati Uniti, il 40% delle professioni era già ad alto rischio e il 20% a rischio medio.
Nonostante per alcuni questa situazione porterà un netto incremento della disoccupazione, stando alle parole dell’ingegner Bruno Siciliano (uno dei principali esperti in robotica) i robot umanoidi (ovvero quelli con sembianze umane) si occuperanno soltanto di svolgere le attività più pericolose e alienanti.
Gli impieghi cambieranno da continente a continente e, mentre negli USA la robotica pare essere considerata più adatta per le applicazioni militari o per quelle mediche (qui i robot infatti sono utilizzati per velocizzare la riabilitazione delle persone e per supportare i chirurghi), in Europa è vista come uno strumento a sostegno del processo industriale.
Oltre a ciò, va poi anche detto che, se la popolazione orientale è già pronta ad accogliere i robot umanoidi nelle proprie case, quella occidentale sembra più restia. A testimonianza di ciò basti pensare al fatto che in Giappone alcune famiglie hanno accolto il robot dalle sembianze umane chiamato Pepper, mentre in America le persone hanno preferito il robot a forma di sfera chiamato Jibo.
Ma la robotica non si comporrà solo di robot più o meno simili all’essere umano. Essa sarà anche fatta di nanorobot perfettamente in grado di svolgere operazioni estremamente complesse. Operazioni rese possibili grazie all’utilizzo di componenti talmente microscopici da entrare nel corpo delle persone per accertarne la condizione fisica.
In altri casi i robot verranno adoperati per dare soccorso dopo le catastrofi naturali o per aiutare le persone a svolgere attività come guidare le automobili, accompagnare i bambini a scuola e addirittura servire al bar. Tutto questo dovrebbe poi tradursi in una trasformazione della società, che andrà a coinvolgere i più svariati ambiti.
Secondo il nuovo direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi Maria Chiara Carrozza, i cambiamenti apportati dalla robotica non devono destare alcuna paura, perché il settore in questione, se sfruttato nel modo giusto, può garantire dei grandi miglioramenti soprattutto alle persone più deboli.
Per raggiungere tale obiettivo con la Fondazione, la Carrozza intende potenziare la ricerca traslazionale, portando nell’ambito clinico i risultati della ricerca scientifica. Operazione che, a detta della direttrice stessa, può essere svolta solo intensificando il più possibile le collaborazioni con chi opera in questi settori.
Altro elemento fondamentale è di certo la disponibilità a investire per ampliare le conoscenze e per far progredire ancora di più l’ambito tecnologico. Tutto questo dovrebbe dare un grande contributo allo sviluppo di robot effettivamente utili per gli esseri umani: robot che non rubano il lavoro alle persone, ma che si mettono al loro servizio per aiutarle.
Questa una breve panoramica sulla situazione della robotica: un ambito dall’enorme potenziale che potrebbe letteralmente stravolgere la vita degli individui, affiancandoli e supportandoli nelle attività più svariate. Certo per adesso tutto ciò sembra ancora fantascienza, ma se le cose andranno avanti nel modo giusto assisteremo da protagonisti a un’altra grande rivoluzione.
