Decarbonizzazione in Europa: lettera aperta degli Stati membri
Il problema della decarbonizzazione in Europa è piuttosto impellente, ma presenta ancora diverse complessità che richiedono azioni coese da parte di tutta l’Unione. In tale contesto, quindici Stati membri hanno firmato una lettera aperta, allo scopo di esortare la Commissione Europea a pubblicare il tanto atteso Piano d’Azione per le Pompe di Calore, comprensivo di una revisione dell’ormai obsoleta strategia per il riscaldamento e il raffreddamento.
I Paesi firmatari (che nello specifico sono Lettonia, Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Irlanda, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna) hanno sottolineato l’importanza di ricevere segnali politici chiari e concreti per la decarbonizzazione del settore del condizionamento: argomento quanto mai così cruciale nella lotta al cambiamento climatico.
Rinvii e rallentamenti per la decarbonizzazione in Europa
Lo scorso dicembre, la Commissione ha annunciato il rinvio del Piano d’Azione per le Pompe di Calore (che avrebbe dovuto stabilire le modalità per installare 10 milioni di nuove termopompe in tutto il continente entro il 2027) a dopo le elezioni europee previste nei prossimi mesi.
La strategia dell’UE per il riscaldamento e il raffreddamento pubblicata nel 2016, oltre a offrire una panoramica del consumo energetico e del mix di combustibili del settore, delinea i contributi potenziali alla neutralità climatica entro il 2050.
La lettera sottolinea la necessità di agire immediatamente a causa dei lunghi cicli di investimento e dell’inevitabile bisogno di coinvolgere cittadini, consumatori e investitori nella transizione energetica relativa allo stesso settore del riscaldamento e del raffreddamento.
Quali sono le richieste degli Stati firmatari?
Senza un’azione decisa, gli Stati avvertono di un “rischio significativo” di blocco delle emissioni di carbonio a lungo termine e di incagli che saranno difficili e costosi da correggere se non affrontati entro il 2030. Servono dunque decisioni politiche condivise e la stesura di un piano d’azione tempestivo per realizzare la decarbonizzazione in Europa che includa:
- una valutazione delle misure normative esistenti;
- l’attuazione di politiche specifiche;
- un sostegno finanziario pubblico e privato mirato a creare condizioni stabili e consentire investimenti in linea con il principio “energy efficiency first”.
Accelerare la diffusione e aumentare la domanda di soluzioni rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento non solo contribuirà significativamente ad azzerare le emissioni di carbonio, ma (nel lungo periodo) renderà le alternative più accessibili a livello economico per tutti i consumatori. Inoltre, migliorerà anche la competitività dell’Unione Europea, fornendo un mercato scalabile per le industrie rinnovabili di punta, come appunto quelle delle pompe di calore.
A gennaio, 19 organizzazioni europee del settore energetico (tra cui ONG, gruppi di consumatori e think tank) hanno inviato alla Commissione una lettera simile a quella citata in precedenza, spiegando che il mancato rilascio del Piano d’Azione per le Pompe di Calore avrebbe messo a rischio la transizione energetica del settore del riscaldamento.
L’Associazione Europea delle Pompe di Calore ha a sua volta già avvertito del fatto che il rinvio del suddetto piano avrebbe altresì frenato l’implementazione di tali apparecchi. Tutto ciò è avvenuto proprio mentre il mercato europeo stava vivendo un calo delle vendite di questi ultimi.
Le sfide per raggiungere la decarbonizzazione in Europa sono dunque ancora tante e rese più complesse dal tergiversare del Governo che, invece di prodigarsi per offrire soluzioni accettabili nel breve periodo, sembra voler prendersi altro tempo.
Ciò complica la già delicata situazione climatica che, se non adeguatamente presa in considerazione, rischia di subire un ulteriore aggravamento con conseguenze catastrofiche per tutti gli Stati, sia da un punto di vista economico che ambientale.
