Autenticazione a due fattori: facciamo chiarezza
L’autenticazione a 2 fattori è un sistema di sicurezza aggiuntivo, che serve per confermare l’identità di un utente. Si usa per accedere a siti web o a servizi online e garantisce una difesa inviolabile, proprio grazie alla diversa natura dei fattori coinvolti nella verifica.
La scelta di attivare questa ulteriore misura per proteggere i propri account è spesso facoltativa, ma caldamente consigliata. L’efficace protezione che offre dai tentativi di violazione, è sufficiente a giustificare quei pochi secondi in più richiesti per effettuare l’accesso.
I tipi di autenticazione: singola e multifattoriale
In generale, si può dire che per accedere a qualunque sistema digitale (il computer, un bancomat, siti web o servizi online) è obbligatorio “presentarsi”, inserendo il proprio username e la propria password (o PIN). In questo caso si parla di autenticazione a fattore singolo, poiché l’unica verifica avviene tramite la parola segreta.
Nell’autenticazione a 2 fattori subentra un’ulteriore richiesta, che può essere di tipo “Possesso” (ovvero qualcosa che si ha fisicamente, come ad esempio lo smartphone, il token di sicurezza, ecc.) o di tipo “Inerenza” (ovvero qualcosa che caratterizza se stessi, come ad esempio l’impronta digitale, la scansione facciale, il timbro vocale, ecc.).
L’esempio più semplice della tipologia “Possesso”, è rappresentato dai codici che si ricevono via SMS o via e-mail, quando si effettua l’accesso alla propria casella di posta elettronica da un nuovo dispositivo. Buona parte dei provider rende opzionale la scelta di abilitare la 2FA (two factor authentication) proprio mediante tale sistema.
L’”Inerenza”, invece, si basa sul verificare caratteristiche biologiche e uniche dell’utente. Alcuni siti di home banking, ad esempio, richiedono di confermare le operazioni bancarie con impronta digitale su uno smartphone o attraverso la scansione del viso.
In determinati ambiti, soprattutto dove si gestiscono dati estremamente sensibili, è possibile trovare addirittura l’autenticazione a 3 fattori, che contempla ogni tipologia di quelle sopra elencate per poter effettuare l’accesso.
Come funziona l’autenticazione a 2 fattori
Se portali web o app offrono la possibilità di attivare l’autenticazione a 2 fattori, è bene abilitarla sempre. Si tratta di un procedura facile e completamente guidata, il cui funzionamento a livello pratico, oltre a essere piuttosto intuitivo, richiede solo qualche istante in più rispetto al normale login con password.
Una volta inserite le credenziali, infatti, si riceve la richiesta della conferma del secondo fattore di identificazione. Come detto sopra, può trattarsi di un codice (ricevuto via SMS, e-mail o su App specifiche) oppure di una verifica biometrica. Dopo aver soddisfatto anche il secondo fattore, viene garantito l’accesso al servizio.
Il principale vantaggio del codice aggiuntivo è che rappresenta un qualcosa di univoco e inviolabile, posseduto esclusivamente dall’utente. Ciò assicura che, in caso di violazione delle credenziali, nessuno può avere accesso ai dati se non ha tra le mani lo smartphone (o un altro dispositivo) legato all’autenticazione a 2 fattori.
La sicurezza online non è mai troppa
Alcune persone dimostrano scetticismo nell’adottare tale metodologia di difesa per via dell’ulteriore passaggio richiesto in fase di login. Va però ricordato che le password da sole non sono sufficienti a garantire un accettabile livello di sicurezza, anche quando sono lunghe, complesse e differenti.
I siti internet vittime di data breach aumentano ogni giorno e ciò comporta il furto delle credenziali di migliaia di utenti. Dato che se un account viene hackerato non è sempre colpa della propria imprudenza, risulta fondamentale avere una seconda linea di difesa capace di limitare gli accessi.
