Il supercomputer Leonardo rivoluzionerà il modo di fare ricerca
Alcuni giorni fa è stato inaugurato a Bologna il supercomputer Leonardo: una macchina unica nel proprio genere, capace di arrivare a compiere 240 milioni di miliardi di operazioni al secondo (quantitativo equiparabile alle attività eseguite da 8 miliardi di persone, che lavorano all’unisono ogni secondo per un intero anno). Piccolo interessante dettaglio: il supercomputer è raffreddato da macchine selezionate dal nostro software Unit Selector HYBRID, e progettate con UNILAB COILS!
Certo, si tratta senza alcun dubbio di un progetto estremamente ambizioso, ma la collaborazione tra Ministero dell’Università e della Ricerca, Cineca (Consorzio Interuniversitario Italiano) e Unione Europea lo ha reso possibile, dando così modo al capoluogo emiliano di entrare a far parte delle nove città italiane aderenti alla rete UE delle smart city.
Numeri da record per il supercomputer Leonardo
L’immensa struttura computazionale che dà vita al supercomputer Leonardo, è ospitata nella periferia nord di Bologna, all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi. In uno spazio di 700 mq trovano posto 9 diverse file, ciascuna composta da 155 rak (grandi scaffali che contengono il vero cuore dell’enorme calcolatore).
Ogni rak include qualcosa come 32 schede che fungono da nodo boost per la complessa rete e in totale ci sono 3.500 nodi che conferiscono una capacità di calcolo pari a 174 Petaflop (destinata a raggiungere i 240 Petaflop nei prossimi anni) e la possibilità di immagazzinare fino a 100 Petabyte di dati.
Il computer raggiunge un peso complessivo di 340 tonnellate (tra metallo, chip e cavi vari), sostenuto da un pavimento galleggiante che viene attraversato da 4 tunnel tecnologici, capaci di collegare la macchina ad altrettante centrali di raffreddamento (fondamentali per garantirne la piena operatività).
Il tutto è costato all’incirca 240 milioni di euro, ma a questi deve essere sommato un altro miliardo di euro per le risorse distribuite tra data-center e infrastrutture scientifiche correlate. In pratica si tratta senza alcun dubbio di un progetto titanico, che dovrebbe consentire di fare ricerca in un modo completamente nuovo e di gran lunga più efficiente.
Anche se Leonardo verrà avviato ufficialmente nell’aprile del 2023 (poiché serve ancora un’accurata fase di testing preliminare), sono già oltre 1.500 i ricercatori che hanno prenotato una sessione con il supercomputer (numeri comunque destinati a crescere ancora, soprattutto considerando il fatto che l’orgoglio informatico di Bologna non si occuperà solo di scienza).
Un ampio ventaglio di applicazioni possibili
I supercomputer come Leonardo sono cruciali quando si tenta di trovare risposte concrete a questioni soggette all’influenza di molteplici variabili. Tra gli esempi di ciò rientrano la realizzazione di previsioni statistiche verosimili, la prevenzione di eventi catastrofici (mutamenti nel meteo, terremoti o eruzioni vulcaniche), la ricerca medico – scientifica, il monitoraggio dei cambiamenti climatici e il miglioramento della sicurezza ambientale.
Il primo “cliente” che ha chiesto di poter sfruttare le abilità del supercalcolatore (per un totale di oltre 1 milione di ore di calcoli) è una casa farmaceutica privata, impegnata nella creazione di nuovi medicinali. Il suo principale obiettivo è accelerare la risposta a eventuali pandemie (tipo quella recente del Covid-19), garantendo una più rapida produzione di farmaci tanto adeguati quanto efficaci.
L’esempio in questione rappresenta tuttavia solo un piccolo passo verso ciò che appare già a tutti gli effetti come una specie di autentica rivoluzione: per gli esperti, infatti, Leonardo troverà presto applicazione anche nel panorama produttivo e nella pubblica amministrazione, soprattutto quando verrà accostato nel 2024 in Italia al computer quantistico e nel 2026 in Europa al computer post-exascale.
Oltre a tutto questo, bisogna poi considerare anche quanto saranno interessanti i prossimi anni per il mondo accademico: settore che (proprio grazie all’impegno di Cineca) potrà finalmente fare affidamento per i propri programmi di ricerca su una macchina di altissimo livello (considerata tra i 4 pre-exascale più potenti al mondo), pronta a diventare un punto di riferimento per la comunità scientifica globale.
