E-commerce: quando serve (e conviene), e quando no
L’e-commerce è un’opportunità molto interessante per le aziende. Solo in Italia, sono infatti 30 milioni le persone che navigano ogni giorno in internet da desktop ma soprattutto da smartphone. Il 60% di loro acquista online. Tutto questo porta un giro di affari superiore ai 20 miliardi di euro.
Oltre al mercato oggettivamente ricettivo, ci sono anche altri vantaggi da considerare, in primis la possibilità di vendere senza orari. Un negozio online è infatti disponibile 24 ore su 24. Aprendone uno si riesce inoltre ad ampliare notevolmente la clientela, superando i confini nazionali e fidelizzando con promozioni e comunicazioni mirate sulla base di età, preferenze di acquisto, città di residenza, ricorrenze personali (p.e. il compleanno).
Da ricordare è anche la possibilità di abbattere le rimanenze di magazzino, mettendole in vendita tramite campagne ad hoc. Importantissimi sono anche la sicurezza dei pagamenti – con le transazioni elettroniche è impossibile ricevere soldi falsi o dover far credito a qualcuno – e il fatto di poter vendere senza bisogno di dipendenti.
Al primo impatto, sembra proprio che aprire un e-commerce convenga sempre. I vantaggi ci sono senza dubbio, ma bisogna riflettere anche sui costi. Iniziare a vendere online può rivelarsi infatti una scelta ragionevole se si è in grado di sostenere per almeno 5 anni investimenti notevoli in sviluppo tecnico, analisi e promozione.
Non bisogna lasciarsi ingannare dal confronto con il negozio fisico, notoriamente caratterizzato da costi onerosi. Anche l’e-commerce richiede un impegno economico importante da parte dell’azienda che decide di aprirlo.
Tra i costi principali da sostenere bisogna ricordare la gestione della Partita IVA, quella del commercialista, il pagamento delle altre imposte e, soprattutto, tutto quello che concerne la realizzazione del sito e la pubblicità (social, advertising sui motori di ricerca, email marketing). Solo per la creazione del sito, è difficile se non impossibile spendere meno di 5.000 euro. Ci sono poi i canoni per l’inserimento dei prodotti, che si aggirano attorno ai 30/50 euro per ciascuno di essi.
Fondamentale è anche la SEO (Search Engine Optimization). Con un e-commerce non ci sono i costi di affitto/oneri fiscali a carico dei proprietari di immobili, ma è necessario che il negozio online sia visibile sui motori di ricerca a un determinato target di utenti.
Per ottenere risultati da questo punto di vista è necessario rivolgersi a professionisti che conoscano le dinamiche di Google e che, passando anche dall’analisi dei concorrenti, siano in grado di portare il sito ai primi posti per ricerche specifiche.
Già solo questo lavoro ha un costo di diverse migliaia di euro al mese e, purtroppo, sono tanti gli imprenditori che si approcciano al mondo del commercio online senza prendere in considerazione tale aspetto.
Da citare è anche l’importanza della gestione spedizioni e del customer care. Iniziare a vendere online ha senso se si ha un ottimo corriere di fiducia e se si è pronti a impiegare delle risorse per la comunicazione con i clienti o per la creazione di chat bot in grado di inviare risposte automatiche.
Alla domanda “Conviene aprire un e-commerce?” si può quindi rispondere in maniera affermativa, a patto che alla base ci siano budget, flessibilità e cura della strategia. Quando, invece, non conviene affatto farlo? Prima di tutto quando non si ha un budget sufficiente e non si è pronti a investire sul lungo termine.
Un altro fattore davanti al quale è il caso di riflettere è la convinzione di poter salvare un negozio fisico iniziando a vendere online. In casi del genere, bisognerebbe valutare anche altri aspetti, come per esempio la qualità e la tipologia dei prodotti venduti.
