2020: Anno degli investimenti Software
Il 2020 si preannuncia come l’anno degli investimenti software per moltissime aziende italiane. Il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico), durante l’incontro con le maggiori associazioni che rappresentano il tessuto imprenditoriale nostrano, ha infatti ribadito la ferma intenzione di incentivare l’Industria 4.0.
Tema centrale di Transizione 4.0 (questo il nome dell’incontro) è stato l’importanza della digitalizzazione delle imprese, con un occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale. Il Ministro Patuanelli ha esordito mostrando i dati emersi dal 2017 a oggi relativi alla modernizzazione delle imprese, per poi passare a illustrare nello specifico il Piano Impresa 4.0 per il 2020.
I dati emersi da Transizione 4.0
Secondo quanto presentato al tavolo di discussione dal MiSE, sono le medie e grandi imprese ad aver puntato di più sull’Industria 4.0 negli ultimi anni. I risultati ottenuti da chi ha scelto di aggiornare i propri sistemi digitali (di produzione e/o di gestione) sono davvero considerevoli.
Il Governo, tuttavia, non si ferma e per il 2020 ha già stanziato oltre 7 miliardi di euro, prorogando il Piano Impresa 4.0 e le relative misure fiscali. L’obiettivo è quello di aiutare tutte le aziende italiane a riconoscere nel digitale un’opportunità di crescita, arrivando a coinvolgere almeno il 40% in più di imprese beneficiarie.
Sono state inoltre gettate le basi per l’introduzione, entro gli anni 2020-2022, del credito d’imposta sull’economia circolare, anche conosciuta come green economy. Riassumendo il contenuto del Piano, si possono identificare tre obiettivi fondamentali:
- più investimenti nel digitale;
- coinvolgere un numero crescente di imprese;
- maggiore attenzione per l’eco-sostenibilità, con focus sui settori di ricerca e sviluppo e sulla formazione di personale competente.
Investimento software per le PMI
L’analisi dei dati ha mostrato, inoltre, che l’investimento nei software di nuova generazione non è stato così elevato nelle piccole imprese. Questo dato negativo è stato discusso ampiamente, con l’illustrazione di alcuni piani di incentivi specifici per aiutare le PMI ad abbracciare il concetto di Industria 4.0.
Passare al digitale e allo smart working significa rilanciare la competitività dell’industria italiana, in modo da contribuire attivamente alla ripresa economica del Paese. Visto che le piccole e medie imprese vantano una cospicua presenza nel territorio, vanno quindi incentivate il più possibile.
Il Piano Impresa 4.0 del 2020 ha dunque l’obiettivo di aiutare le PMI a compiere il salto generazionale, attraverso investimenti finanziati in credito d’impresa (risultato della trasformazione di super e iper-ammortamento). Nello specifico si identificano due tipologie di investimento: beni materiali e beni immateriali.
Con beni materiali si intende l’acquisto di macchinari, di dispositivi e di attrezzature operative. Se il valore di spesa è inferiore a 2,5 milioni di euro, il credito d’imposta di cui potranno beneficiare le PMI sarà del 40% (suddiviso in 5 anni per un totale di un 8% annuo). Se, però, l’investimento supera i 2,5 milioni di euro (per un massimo di 10 milioni), l’incentivo economico per le imprese è del 20%, sempre spalmato su 5 anni.
Il gruppo dei beni immateriali, invece, riguarda in particolare i software e tutte le altre componenti tecnologiche legate all’Industria 4.0. Il Piano prevede incentivi del 15% per investimenti fino a 700 mila euro, suddivisi in 3 anni (5% di beneficio fiscale annuo).
Il MiSE punta molto sulle PMI, considerate il vero cuore pulsante dell’economia italiana. Questi incentivi possono essere la chiave per fare evolvere l’Industria 4.0 e con essa tutto il Paese.
