Accordo di Parigi e global warming
Impedire che l’aumento della temperatura globale superi il grado e mezzo, come promesso nel 2015 alla conferenza di Parigi, sembra un’ipotesi che ha possibilità di successo pari all’1%: questa la previsione fatta sul global warming per il 2100 dagli esperti dell’Università di Washington, secondo i quali l’incremento effettivo dovrebbe attestarsi attorno ai 3,2 gradi.
Anche se tra il XXI e il XXII secolo le emissioni di anidride carbonica continueranno a scendere, il calo non dovrebbe essere sufficiente. Secondo il coordinatore dello studio Adrian Raftery, infatti, non superare i due gradi è la migliore ipotesi prospettabile: un risultato che comunque richiederà enormi sforzi almeno per i prossimi 80 anni.
Per riuscire in tutto questo bisognerebbe innanzitutto passare da 54 milioni di tonnellate di gas serra prodotti oggi ogni anno a soli 42 milioni entro il 2030. Obiettivo certamente raggiungibile unendo le forze delle grandi nazioni, ma che comunque non consentirebbe di arrivare al grado e mezzo promesso a Parigi.
Nel caso in cui gli esseri umani interrompessero in toto la produzione di emissioni inquinanti, entro il 2100 la temperatura salirebbe ugualmente di 1,3 gradi, a causa dell’inerzia termica degli oceani e della secolare o millenaria permanenza di CO2 nell’atmosfera. Con i ritmi attuali, invece, l’aumento di un grado e mezzo dovrebbe avvenire in appena 15 anni.
Un altro recente studio parla poi degli effetti del global warming sulla popolazione, che causerà 60.000 vittime entro il 2030 e 260.000 vittime entro il 2100. Dati drammatici derivanti dalla connessione tra caldo, incremento del gas ozono nel suolo, crescita del particolato fine e riduzione di piogge capaci di pulire l’aria dall’inquinamento.
Stando a un’indagine pubblicata nel Lance Planetary Health, il contenimento delle temperature causerebbe una spesa compresa tra i 22 e i 41 bilioni di dollari, ma porterebbe un risparmio in termini di cure per le persone colpite da patologie legate al clima fino a due volte e mezzo superiori rispetto ai costi da sostenere.
A tale deduzione sono giunti i ricercatori del Centro Basco per il Cambiamento Climatico, che hanno poi spiegato come tra i vari benefici ottenibili dall’osteggiare il global warming rientri anche il salvataggio entro i prossimi 30 anni di quasi 100 milioni di vite umane. Per gli esperti diminuendo l’utilizzo di combustibili fossi si otterrebbe il duplice vantaggio di:
- ridurre l’effetto serra (e di conseguenza il riscaldamento globale);
- ridurre l’inquinamento dell’atmosfera (e di conseguenza moltissime patologie).
Ma non è tutto: anche se fino a questo momento si è parlato soltanto dei benefici indiretti annessi al risparmio sulla cura di molte malattie, nella realtà dei fatti, la lotta alla crescita delle temperature porterebbe altro risparmio sui danni generati da fenomeni sempre legati al global warming e derivanti da inondazioni, mareggiare, tempeste, ecc.
Purtroppo, chi si oppone alla messa in pratica di strategie per combattere il riscaldamento globale, giustificando il proprio punto di vista con i costi necessari a controllare le emissioni, basa le proprie teorie su ragionamenti riduttivi. Ragionamenti che non considerano gli effettivi benefici e risparmi a cui le popolazioni potrebbero andare incontro, attuando la manovra nel modo giusto.
Questa l’attuale situazione del global warming: un problema da risolvere nel più breve tempo possibile per tutelare noi stessi e l’intero pianeta. Un pianeta che da decenni e decenni è costretto a subire gli eccessi di una popolazione forse inconsapevole delle reali conseguenze dalla stessa causate.
