Assistenti vocali: quali e quanto ci cambieranno la vita?
Da Google Assistant a Siri, passando per Alexa e Cortana: gli assistenti vocali rappresentano ormai da diversi anni uno strumento che, anche se può ancora essere notevolmente migliorato, ha già trovato grande diffusione tra gli utilizzatori di smartphone e computer.
Nel 2011 Apple ha dotato di tale funzionalità i propri iPhone, portando il riconoscimento vocale a essere più facilmente accessibile. In quel periodo si potevano fare cose come compiere ricerche online e chiamare persone, ma in futuro le operazioni eseguibili dovrebbero espandersi molto.
L’obiettivo principale è quello di fare in modo che gli assistenti smart comincino a meglio interagire con i consumatori, andando via via a sostituire pulsanti, periferiche e interfacce touch. Per riuscire in questo, però, tale tecnologia deve intanto imparare a reagire agli input con maggiore efficienza.
Secondo una ricerca condotta da Capgemini su circa 5000 persone americane, inglesi, francesi e tedesche, entro il 2021:
- il 40% degli utenti utilizzerà gli assistenti vocali al posto dei siti web e delle applicazioni;
- mentre 1 soggetto su 3 preferirà comunicare con i propri dispositivi invece che recarsi personalmente nelle attività commerciali.
Certo i sistemi in questione sono più sfruttati nei Paesi avanzati dal punto di vista tecnologico. Ciononostante, colossi del calibro di Apple, Android, Samsung e molti altri, stanno impiegando buona parte delle proprie risorse per imporsi come leader di un mercato più globale.
E d’altronde come potrebbe non essere così, considerando il fatto che assistenti vocali o chatbot si stanno imponendo al punto da modificare potenzialmente i processi lavorativi di moltissimi professionisti?
Perché lo scopo sembra proprio essere quello di creare dei sistemi di automazione, in grado di garantire vantaggi reali alle imprese. Sistemi che da un lato permettano alla società di avanzare ulteriormente dal punto di vista tecnologico e dall’altro semplifichino qualsiasi processo esecutivo.
A detta di alcuni esperti, in futuro tali soluzioni si concentreranno su automazione delle operazioni ripetitive, assistenza automatizzata ai lavoratori, analisi di notevoli quantità di informazioni, apprendimento e sviluppo, ma anche sull’individuazione di candidati passivi in cerca di lavoro.
Oggi si parla sempre più spesso di Alexa: l’assistente virtuale di Amazon presente in Echo, che in un futuro non troppo lontano potrebbe essere inserito in moltissimi device diversi (visto che in Italia non è ancora arrivato, per adesso ci si riferisce principalmente agli USA).
La maggiore differenza tra Alexa e gli assistenti vocali di Apple, Google e Microsoft sta nel fatto che l’invenzione di Amazon non punta a essere integrata negli smartphone, ma piuttosto negli elettrodomestici di casa e in altri strumenti di utilizzo comune.
Siano essi frigoriferi, lavatrici, aspirapolveri o auto, Alexa sta ottenendo il favore di realtà come LG, Whirlpool, Ford, Hyundai, ecc. Non è escluso che Amazon tenterà poi di approcciare il mercato degli smartphone, ma la sfida con Apple e Google sarà piuttosto complicata.
Fatta questa breve parentesi sulla situazione attuale, cerchiamo adesso di capire cosa più caratterizza i vari sistemi Amazon Echo, Google Home e Apple HomePod, spendendo qualche parola per ciascuno di essi.
Se a livello di design sono tutti mediamente particolari e in grado di inserirsi bene negli ambienti domestici, a livello di riproduzione musicale HomePod offre migliori prestazioni. L’integrazione con altri strumenti è invece meglio consentita da Echo che propone maggiori possibilità.
Anche dal punto di vista della domotica, Amazon garantisce qualche vantaggio in più rispetto agli altri, perché sembra essere compatibile con più sistemi. Ciononostante, Apple mette le cose in chiaro, spiegando che HomePod saprà dialogare da subito con ogni prodotto HomeKit.
Per quanto concerne l’intelligenza degli assistenti vocali, quello di Google pare essere il migliore a livello generale, ma anche gli altri due danno già un buon livello di soddisfazione. Discorso a parte va fatto invece per le abilità, che vengono meglio padroneggiate dallo strumento Amazon.
