Assistenza sanitaria remota e telemedicina: a che punto siamo?
Nell’ultimo anno, l’assistenza sanitaria remota ha fatto dei veri e propri passi da gigante. Pur avendo a disposizione da diverso tempo le tecnologie e i servizi per la cura o il monitoraggio dei pazienti a distanza, prima di adesso la medicina è sempre stata propensa a seguire il vecchio paradigma del contatto fisico con annesso documento cartaceo.
La pandemia di Covid-19 ha stravolto questa specie di stagnazione e ha mostrato al mondo intero le effettive potenzialità della cosiddetta telemedicina. Nel solo 2020, il supporto digitale ai malati è infatti aumentato drasticamente, portando a un effettivo miglioramento del rapporto medico/paziente.
Come funziona la telemedicina
Con il termine telemedicina si esprime un concetto piuttosto ampio, che include diverse realtà relative all’assistenza sanitaria remota. Le applicazioni più comuni che la riguardano fanno riferimento a servizi come:
- il consulto tra medici specialisti, utile alla definizione della terapia più adeguata nei casi complessi;
- le visite da remoto e le diagnosi a distanza, che possono identificare con facilità i problemi di salute più comuni;
- il monitoraggio delle condizioni di salute dei pazienti, attraverso l’impiego di dispositivi IoT;
- la reperibilità del medico anche fuori dai normali orari di visita.
Ai punti citati si sommano quelli che finora hanno costituito la consuetudine della telemedicina, come ad esempio l’assistenza fornita a un paziente impossibilitato a muoversi o difficile da raggiungere (tipo nel caso di malati che vivono nelle zone rurali più isolate).
Oltre al contributo dato dalla pandemia, la telemedicina deve il suo recente incremento di popolarità anche allo sviluppo di tecnologie all’avanguardia e a un più efficiente accesso alla connettività (oggi, infatti, tutti sanno navigare in internet o comunque hanno qualcuno in famiglia che può aiutarli con le operazioni online).
La medicina, appoggiandosi a sistemi di telecomunicazione performanti e stabili, è in grado di sfruttare la rete per fornire un nuovo tipo di assistenza, che le permette di seguire il paziente praticamente ovunque si trovi.
A fare la differenza è anche la presenza di nuove apparecchiature e sensori applicabili in maniera non invasiva alle persone: una branchia dell’Internet of Medical Things, che rientra nell’IoT e si focalizza sulla realizzazione di dispositivi per il tele-monitoraggio (alcuni esempi nella vita quotidiana sono gli smartphone, gli smart watch e i fitness band).
I numeri dell’assistenza sanitaria remota
In Italia, l’incremento dei servizi di assistenza sanitaria remota è comprovato dai dati raccolti grazie all’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano. I numeri sono piuttosto chiari e mostrano un crescente interesse da parte di tutti gli organismi del sistema sanitario che, finalmente, hanno riconosciuto le reali potenzialità della telemedicina.
Tra le fluttuazioni più significative:
- il tele-consulto è passato dall’essere utilizzato dal 21% dei medici specialisti in pre pandemia al 47% attuale;
- la tele-visita, a cui ricorreva solo il 10% dei professionisti, oggi è salita al 39%;
- il tele-monitoraggio, prima adottato solo dal 13% dei dottori, è attualmente arrivato al 28%.
A mostrare la reale disponibilità degli organi sanitari verso un’implementazione più radicata della telemedicina, sono tuttavia le stime per il futuro: l’86% dei medici di medicina generale si sono detti propensi a integrare il tele-consulto, così come l’81% degli specialisti. Inoltre, l’82% dei MMG ha dichiarato che adotterà il tele-monitoraggio a differenza di un mero 64% degli specialisti.
I pazienti che usufruiscono dell’assistenza sanitaria remota, però, hanno ancora qualche titubanza. Il motivo principale è probabilmente da imputarsi alla mentalità delle persone più anziane e meno inclini alla tecnologia. Tuttavia, con le giuste campagne d’informazione e sensibilizzazione, è possibile far conoscere meglio i suddetti servizi e la loro reale efficacia.
