Big Data: cosa sono e come funzionano?
I big data rappresentano un ampio quantitativo di dati in possesso di un’azienda e utilizzati dalla stessa per prendere decisioni corrette. In linea generica, quando essi vengono sfruttati al meglio permettono di ridurre i costi, di ottimizzare i tempi, di migliorare l’offerta e di prendere decisioni più consapevoli.
Se a questi grandi dati vengono associati gli analytics è anche possibile stabilire praticamente in real time i motivi di guasti o difetti, ideare offerte incentrate sulle abitudini dei consumatori, ricalcolare i portafogli di rischio in pochissimo tempo e scovare eventuali atteggiamenti fraudolenti prima che danneggino la propria realtà.
Nonostante i big data vengano prodotti e usati in qualunque settore merceologico, a trarne maggiori vantaggi sono innanzitutto le banche, che li sfruttano da un lato per comprendere-soddisfare la clientela e dall’altro per ridurre i fattori di rischio-frode, mantenendo la corretta conformità regolamentare.
I grandi dati servono poi agli educatori per fare cose come trovare gli studenti a rischio, accertare i progressi degli alunni e costruire un migliore sistema di valutazione. Se adoperato nel modo appropriato, tutto ciò può generare un buon impatto sugli studenti, sui curricula e più in generale sull’intero ambiente scolastico.
Quando i big data vengono associati agli analytics e usati dalla pubblica amministrazione, permettono alla stessa di perfezionare la gestione di servizi pubblici tipo quelli legati alla prevenzione della criminalità o ai problemi di viabilità. Oltre a ciò, consentono alle amministrazioni di dare più tutele su questioni annesse alla finanza e alla privacy.
In ambito sanitario i grandi dati aiutano a garantire quella velocità e quell’accuratezza indispensabili per gestire al meglio cartelle cliniche, pieni terapeutici e informazioni su farmaci soggetti a prescrizioni. L’obiettivo per questo settore è certamente quello di sfruttare le informazioni per migliorare le cure dei pazienti.
I dati in questione servono poi soprattutto all’ambito manifatturiero (per consentire alle imprese di spingere su qualità e produzione, riducendo gli sprechi ai minimi termini) e all’ambito del Retail (per consentire ai retailer di gestire nel modo più corretto i propri clienti, rendendo le transazioni più efficaci e mantenendo alto il volume degli affari).
Per comprendere il corretto funzionamento dei big data, è prima di tutto necessario sapere da dove essi provengono. Le loro sorgenti si suddividono di solito in tre diverse sfere:
- quella dello streaming data (rappresenta tutti i dati che raggiungono i sistemi IT da una rete di device collegati. Le imprese hanno la possibilità di raccogliere questi dati e di scegliere quali studiare immediatamente e quali invece studiare in seguito);
- quella del social media data (rappresenta quei dati ottenibili tramite le interazioni nei social ed è particolarmente utile per settori come il marketing, il supporto clienti o l’area vendita);
- e quella delle fonti pubbliche disponibili (rappresenta i dati che provengono da fonti aperte come dati.gov.it, CIA World Factbook, European Union Open Data Portal, ecc.).
Nel momento in cui si cominciano a sfruttare le informazioni, bisogna decidere cose tipo come immagazzinare e gestire le stesse (se necessario scegliere delle opzioni low-cost), che quantitativo di dati analizzare (stabilire in anticipo quali dati sono più importanti), in che modo adoperare le informazioni reperite (definire una strategia efficace), ecc.
Affinché i big data diano risultati concreti è poi importante munirsi di una tecnologia avanzata e comprensiva di un’ampia memoria di archiviazione, processori veloci, piattaforme aperte e accessibili dal punto di vista economico (tipo Hadoop), risorse per l’archiviazione in grado di assicurare flessibilità (tipo il Cloud), ecc.
Questo tutto ciò che c’è da sapere sui grandi dati e sul loro funzionamento: ampi quantitativi di informazioni da gestire in modo appropriato per migliorare l’andamento della propria azienda!
