BIM e Revit: facciamo il punto
Il BIM può essere definito come una sorta di contenitore di informazioni sull’edificio. Non si tratta né di un software né di un prodotto, ma della rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto. L’acronimo deriva da “Building Information Modeling”.
I progetti BIM, in pratica, oltre a contenere informazioni visive (come modelli 2D o 3D dell’edificio), racchiudono anche parecchi dati relativi agli impianti, alle strutture e ai consumi energetici previsti. Ciò dà vita al cosiddetto metodo di progettazione collaborativo.
A cosa porta l’impiego di BIM
L’idea di una tecnologia così libera e aperta, nasce per avvicinare le varie fasi della progettazione di un edificio, rendendole più dinamiche e interconnesse. Normalmente, per creare il progetto di un palazzo si devono utilizzare software diversi in base a quale parte di esso si sta realizzando.
Se, per esempio, si sta lavorando sulla struttura si impiegano programmi di disegno 3D o 2D, mentre se si stanno tracciando gli impianti elettrici servono software specifici. Tutti questi programmi usano formati di file spesso incompatibili fra loro, il che rallenta notevolmente il lavoro di progettazione.
Quello che permette di fare BIM è di standardizzare il formato dei file nei programmi che utilizzano questa tecnologia (il formato è IFC, ovvero Industry Foundation Class), così da dare la possibilità ai progettisti di importare agevolmente qualunque dato, collocandolo al posto giusto.
Alla fine si ottiene il progetto dell’edifico completo in ogni suo aspetto, che può essere scomposto, esaminato e aggiornato a seconda delle necessità. Inoltre, è anche possibile ricavare dati come la certificazione energetica e i calcoli strutturali.
L’investimento iniziale può essere oneroso (soprattutto per le piccole società), ma la standardizzazione dei file assicura un processo di sviluppo molto più veloce e meno soggetto agli errori.
La situazione attuale di BIM
Il momento storico attuale sembra essere particolarmente favorevole per lo sviluppo di software basati su BIM. Sono sempre di più le nazioni che stanno adottando questo standard negli uffici pubblici, imponendone l’uso anche agli studi privati. Ciò assicura che i progetti di ogni opera architettonica siano accessibili e facili da consultare.
Nazioni come gli USA, il Regno Unito e altri stati del Nord Europa, lo hanno già reso obbligatorio tramite apposite leggi, portando i rispettivi settori edili ad abbracciare una vera e propria rivoluzione. Alcuni governi hanno addirittura messo a disposizione librerie e progetti BIM gratuiti, così da semplificare il lavoro dei progettisti.
A queste iniziative si somma la Direttiva UE 2014/24/EU, che riguarda i futuri appalti pubblici. In tale documento, l’Unione Europea invita i 28 stati membri a includere nelle procedure di Procurement il Building Information Modeling, per tutti quei progetti finanziati da fondi pubblici europei.
Il BIM in Italia
Pur essendo ormai accettato in quasi tutta Europa, il BIM in Italia rimane una soluzione di nicchia. Qui, l’adozione di software BIM è ancora piuttosto scarsa e interessa principalmente le grandi realtà. I piccoli studi di architettura, invece, stentano ad adeguarsi a questo standard innovativo per via di svariati fattori.
Quello più influente è il gap generazionale. I professionisti dell’edilizia over 40 sono ormai abituati a utilizzare certi software. Aggiornare le proprie conoscenze richiede tempo e denaro che (vista la situazione precaria del settore edile nazionale) molti non vogliono investire.
Dall’altra parte ci sono i neolaureati (i cui studi li portano a utilizzare quasi solo software basati su BIM) che, pur possedendo ottime competenze tecniche, mancano dell’esperienza necessaria per gestire progetti importanti. A complicare ulteriormente la situazione in Italia, vi è poi la mancanza di una vera e propria legge relativa all’adozione dello standard BIM, nonostante le direttive europee.
