Carenza di CO2: quali le conseguenze per il settore del freddo?
Negli scorsi mesi è stata registrata in diversi stati europei una preoccupante carenza di CO2 che, nonostante per adesso si limiti a interessare soltanto alcuni settori dell’industria, sta comunque iniziando a causare delle notevoli conseguenze al contesto alimentare.
L’improvvisa mancanza di anidride carbonica è dunque già un problema grave da gestire subito, soprattutto in previsione di un suo eventuale diffondersi in ambiti tipo quello farmaceutico e quello della climatizzazione, nei quali (a lungo andare) potrebbe addirittura impedire le produzioni.
La crisi del settore alimentare
Uno degli impieghi più comuni dell’anidride carbonica avviene proprio all’interno del panorama alimentare, dove la stessa viene sfruttata come materia prima dalle aziende produttrici di bevande gassate. La carenza di CO2 è stata talmente deleteria per queste stesse realtà, che (di recente) hanno in certi casi perfino dovuto chiudere i propri impianti.
Anche se, per molti, la colpa della crisi in questione dipende prima di tutto dalla difficile situazione geopolitica in cui verte il pianeta e dall’improvvisa impennata dei prezzi di gas – energia, gli esperti concordano nell’affermare che ai suddetti fattori non può comunque essere data la totale responsabilità della scarsa materia prima disponibile.
Per chiarire tutto ciò bisogna partire a monte, spiegando come si organizza la filiera dell’industria alimentare e delle bibite: visto che l’intera produzione dell’anno in corso è stata programmata alla fine dell’anno scorso e dato che gli ordini sono stati evasi diverso tempo addietro, l’arresto di alcune aziende non può di sicuro essere correlato all’attuale mancanza di gas.
La spiegazione più logica della situazione in atto va piuttosto ricercata nel fatto che ci sia stata da principio un’errata previsione sui consumi della popolazione, i quali si sono rivelati di gran lunga superiori rispetto alle scorte ordinate (anche e soprattutto per effetto del caldo torrido presente nel periodo estivo).
Inoltre, c’è poi da considerare la questione che l’anidride carbonica viene prodotta come scarto di altri processi di lavorazione tipo la produzione di fertilizzanti, ma (siccome tali sostanze vengono impiegate dai contadini tra estate e autunno) le aziende produttrici sono solite prendersi dei mesi di stop da aprile a giugno per la manutenzione degli impianti, fermando così la produzione di CO2.
Questo implica inevitabilmente:
- l’impossibilità di reperire il gas necessario alla produzione di nuove bevande gassate;
- e l’incapacità da parte dei produttori di evadere gli ordini aggiuntivi (per evitare ciò, in certe zone d’Europa, si sta tentando di riavviare gli impianti in modo più rapido, così da fronteggiare meglio la domanda).
Quanto influisce la carenza di CO2 nel settore del freddo
Diverse imprese attive nel settore del freddo si sono già dimostrate molto preoccupate sia per la carenza di CO2 che per i conseguenti stop forzati a cui possono andare incontro le aziende alimentari.
Il principale timore risiede sostanzialmente nel fatto che la scarsità di risorse possa presto danneggiare tutta la climatizzazione in generale, con particolare riguardo per il comparto delle apparecchiature che impiegano l’R744.
Il suddetto refrigerante, infatti, è ottenuto seguendo all’incirca i medesimi processi utilizzati per sintetizzare la CO2 alimentare, dalla quale si distingue soltanto per un livello leggermente inferiore di purezza.
Al fine di fare chiarezza sulla reale situazione presente, si è allora deciso di formulare un sondaggio per chiedere alle più note aziende HVAC se hanno in qualche modo risentito della poca disponibilità di gas.
Le risposte si sono tuttavia rivelate più che incoraggianti, con quasi la totalità delle intervistate che ha dichiarato di non aver riscontrato difficoltà nel reperire la materia prima necessaria per lo svolgimento delle normali attività.
Fenomeno in effetti abbastanza ovvio, poiché (in linea di massima) l’R744 assorbe a malapena lo 0,4 – 0,5% della produzione totale di anidride carbonica: un valore talmente basso da essere assolutamente trascurabile.
A tranquillizzare il settore del freddo si sono poi aggiunte le iniziative del Consorzio Italiano Biogas, che sta aiutando le aziende agricole (specializzate nella produzione di biogas e biometano) a raccogliere la CO2 in eccesso (generata dai processi di lavorazione) per diventare fornitrici.
