CIO: come il direttore informatico può guidare l’innovazione aziendale
Da qualche tempo si sente sempre più spesso parlare del cosiddetto CIO (chief information officer). Una sorta di vero e proprio manager che, in genere, si rapporta direttamente al CEO (amministratore delegato) e ha il compito di proporsi come promotore di iniziative atte a:
- stimolare l’innovazione;
- modernizzare il reparto IT;
- mettere al sicuro l’impresa;
- favorire la centralità della clientela;
- garantire strategie e soluzioni all’avanguardia;
- e condurre verso la reingegnerizzazione dei processi.
Nel corso del tempo, il ruolo del CIO si è trasformato, acquisendo una funzione più trasversale tra creatività, IT e business: esso funge oggi da ispiratore di innovazione, capace di affrontare le trasformazioni annesse all’inserimento del digitale nell’azienda.
Mansioni svolte dallo chief information officer
A livello pratico, quello che viene anche chiamato responsabile delle tecnologie dell’informazione funge da technology strategist, progettando le strategie innovative che permettono di ottimizzare le procedure e di rendere più agile l’operatività.
In qualità di business leader, lo chief information officer gestisce la trasformazione digitale, adottando soluzioni innovative, dinamiche e sempre più interconnesse con le esigenze dell’impresa.
Tale figura, che è anche talent manager, stimola l’innovazione grazie alla creazione di un contesto operativo agile e capace di attirare talenti (in questo caso specifico opera con l’intenzione primaria di individuare e sviluppare le abilità nascoste delle risorse per sfruttarle a beneficio dell’azienda).
Oltre a quanto appena detto, il CIO trova il sistema per migliorare le relazioni con la clientela, allineando la produzione alle esigenze della stessa: in tal modo la domanda e l’offerta risultano maggiormente compatibili.
L’unione di tutte queste attività permette allo chief information officer di semplificare i comparti organizzativi, creando un ambiente professionale più innovativo e una customer experience più coinvolgente.
Il ruolo del direttore informatico nell’Industria 4.0
A fronte di quanto appena detto, possiamo certamente sostenere che il direttore informatico avrà enorme importanza in futuro, soprattutto nelle realtà commerciali propense a lavorare con modalità affini a quelle delle quarta rivoluzione industriale.
Visto che l’Industria 4.0 richiede un rinnovamento in termini di macchinari e in termini di capitale umano, le caratteristiche del CIO si inseriscono perfettamente al suo interno. Ma affinché tale figura sia effettivamente in grado di gestire i propri compiti, va formata in modo adeguato.
Formazione e competenze del CIO
In merito alla formazione, anche se oggi non esistono percorsi accademici specifici e riconosciuti ufficialmente, il responsabile delle tecnologie dell’informazione diventa tale solo dopo aver acquisito una grande preparazione tecnica nell’ambito dell’Information Technology.
Aver operato per diversi anni in campi come ad esempio quello del problem soling, delle reti di comunicazione, della contrattualistica con i fornitori e del coordinamento IT è fondamentale, soprattutto quando si ambisce a diventare un CIO senior.
Lo chief information officer dovrà destreggiarsi al meglio tra le tecnologie moderne, interpretando i dati raccolti grazie al supporto di strumentazioni sempre più sofisticate: la corretta interpretazione dei Big Data da parte del direttore informatico permetterà di ridurre al massimo i rischi aziendali.
Di fatto il CIO può essere considerato come una sorta di punto di raccordo tra l’amministratore delegato e il manager finanziario. Un profilo specializzato nel funzionamento dei macchinari, ma anche perfettamente in grado di prendere decisioni corrette per l’impresa.
Questa una breve panoramica sul ruolo dello chief information officer: la figura che durante la quarta rivoluzione industriale avrà l’arduo compito di guidare l’innovazione aziendale, rendendo l’impresa di cui fa parte più dinamica, flessibile e (soprattutto) competitiva.
