Climate Change Agreement: un nuovo record
Nel Regno Unito, la Cold Chain Federation (CCF) inizia a raccogliere i frutti del suo Climate Change Agreement (CCA): un progetto per abbattere i consumi di energia annessi alla catena del freddo, che sta portando dei risultati davvero incoraggianti.
A testimonianza di ciò, l’Agenzia per l’ambiente britannica ha dimostrato come proprio l’iniziativa in questione sia già riuscita a ridurre in modo significativo le emissioni delle celle frigorifere e a far crescere del 19% l’efficienza energetica delle imprese coinvolte.
Cosa prevede il Climate Change Agreement
Con Climate Change Agreement si intende un sistema volontario di adesione (per l’appunto sviluppato dalla Cold Chain Federation), al quale possono iscriversi tutte quelle aziende operanti nel settore della refrigerazione.
Il suo scopo è incentivare i partecipanti a sviluppare metodi produttivi sostenibili, ricorrendo a impianti e macchinari di nuova generazione. Chi si converte può godere di appositi benefici fiscali, messi a disposizione dal governo inglese per raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili.
Il piano è partito nel 2013 per incrementare di almeno 11,7 punti percentuali l’efficienza energetica delle società attive nella cold chain. Tirando le somme, però, il governo ha scoperto che, tra il 2008 e il 2020, le imprese aderenti sono addirittura riuscite a far salire l’asticella fino al 19,2%.
Il notevole risultato (approfondito in questo articolo di Coolingspot) è frutto dell’impegno massivo di tutti i partecipanti, che hanno lavorato duramente, investendo nell’acquisto di attrezzature moderne e nello sviluppo di pratiche produttive sempre più rispettose dell’ambiente.
Un importante passo avanti verso la decarbonizzazione
Gli impressionanti numeri registrati grazie al Climate Change Agreement danno buone possibilità di arrivare alla tanto ambita decarbonizzazione delle industrie: un percorso ancora arduo e piuttosto tortuoso, che giungerà ufficialmente al termine quando la carbon neutrality si sarà del tutto concretizzata.
Secondo i rappresentati della Cold Chain Federation, le celle frigorifere ad alta efficienza energetica sviluppate nel Regno Unito, sono tra i componenti che giocano il ruolo più determinante, oltre che nel raggiungimento della già citata neutralità carbonica, anche nella lotta al cambiamento climatico.
Come sottolineato dall’Agenzia per l’ambiente, nel biennio 2019 – 2020, il CCA ha consentito una riduzione collettiva delle emissioni di 6,6MtCO2e. Ciò si traduce in un decremento del 13,3%, ottenuto con l’intervento delle 8.705 strutture che hanno aderito allo schema (tra il 2013 e il 2020, si è invece assistito a un risparmio totale di emissioni pari a 23,8MtCO2e).
Tali numeri hanno aumentato il valore complessivo delle aziende participanti al Climate Change Agreement di oltre dieci milioni di sterline l’anno. Inoltre, queste stesse realtà hanno potuto ridurre sia le tasse annesse al Climate Change Levy, sia i costi produttivi derivati dalla maggiore efficienza energetica delle attrezzature implementate.
Come effetto di tutto questo e delle numerose adesioni al progetto, il governo britannico ha poi stabilito di ampliare ulteriormente i benefici fiscali dedicati a coloro i quali decidono di sostenere l’iniziativa.
Alla luce di quanto detto, l’approccio del Regno Unito per incentivare la lotta al cambiamento climatico sembra essere vincente. Di certo c’è ancora molto lavoro da fare, ma il percorso potrebbe essere quello giusto. Non resta dunque che augurarsi che altre nazioni seguano l’esempio inglese e scelgano di investire sulle celle frigorifere ad alta efficienza energetica.
