CO2 – Com’è l’andamento del mercato e dove si è affermata?
I dati raccolti dalle ultime analisi di mercato dimostrano che l’impiego della CO2 nella refrigerazione commerciale ha subito un incremento notevole rispetto al 2020. Sono sempre di più gli OEM che affermano di prediligere questa nuova tipologia di refrigerante per i propri negozi, in particolare nell’ambito dei supermercati.
Nonostante i ritardi sulla consegna degli ordini e la difficoltà nel reperire la componentistica necessaria alla realizzazione degli impianti a ciclo transcritico (causati in parte anche dalla pandemia globale), il trend continua a cavalcare l’onda del segno positivo e sembra essere destinato a proseguire in questa direzione anche nel prossimo futuro.
CO2 e refrigeranti naturali: perché convengono
Il successo dei refrigeranti naturali (e in primis della CO2) nei contesti retail è confermato dai dati riportati in un articolo di Zerosottozero (consultabile qui). Dall’estratto si può innanzitutto constatare che è principalmente l’Europa a guidare la rivoluzione tecnologica relativa all’adozione di sostanze dal basso GWP.
A marzo 2021 si sono registrate circa 40.000 applicazioni di impianti a ciclo transcritico, con una penetrazione nel mercato europeo dell’anidride carbonica del 14,1%. Se anche in Giappone tali soluzioni stanno largamente prendendo piede toccando i 7,4 punti percentuali, negli Stati Uniti l’incremento è ancora marginale e raggiunge solo lo 0,4%.
L’utilizzo della CO2 come refrigerante desta ancora alcune perplessità, ma i suoi effetti positivi sono sotto gli occhi di tutti: a fronte di un maggiore prezzo iniziale, vi è infatti un netto abbassamento dei costi di gestione, che (nel lungo periodo) porta una forte convenienza in termini economici.
La pandemia di Covid-19 ha inoltre modificato alcuni paradigmi, come ad esempio la necessità per i piccoli negozi di affermare la propria presenza online, allo scopo di rimanere competitivi. Ciò ha imposto l’adozione di sistemi di refrigerazione industriale più pratici – meno dispendiosi per i fornitori e soluzioni simili in scala ridotta per i retail.
L’intero settore del freddo sta via via riconoscendo sempre di più le potenzialità applicative e gli indiscutibili vantaggi rappresentati dal passaggio ai refrigeranti naturali. Proprio grazie al riscontro positivo di soluzioni collaudate anche in un periodo di crisi come quello appena trascorso, la tendenza in atto non dovrebbe quindi subire alcuna inversione di marcia.
Difficoltà di implementazione degli impianti a ciclo transcritico
Pur avendo ottenuto dei risultati incoraggianti, la CO2 continua a dover fronteggiare alcune difficoltà tecniche: se da un lato è stato dimostrato che i nuovi supermercati con impianti a ciclo transcritico hanno un’efficienza maggiore e un ridotto impatto sull’ambiente, dall’altro si sa che non è per niente facile convertire i vecchi impianti all’anidride carbonica.
Per meglio comprendere quanto effettivamente pesi tale fattore, basti sapere che (oggi giorno) a ogni retail di nuova generazione ne corrispondono circa 20 ancora funzionanti con refrigeranti a elevato GWP: strutture per lo più lontane dalla dismissione, la cui capacità di inquinamento continuerà a incidere almeno per diversi anni.
Alcune società dell’industria del freddo stanno mettendo in risalto questo tema, facendosi portavoce della necessità di un intervento concreto da parte dei governi mondiali. Il suggerimento è quello di realizzare piani nazionali e misure ad hoc per incentivare le attività commerciali, che intendono effettuare il salto generazionale.
I suddetti aiuti permetterebbero senza alcun dubbio di implementare più facilmente i sistemi a ciclo transcritico, così da limitare le emissioni dannose per l’ambiente. Tra i sostenitori dell’iniziativa rientrano già molte grandi aziende estere e diverse società italiane.
