Crittografia: genesi e utilità
La crittografia è un sistema ideato per rendere illeggibile un testo, un messaggio o un file, a chi non possiede la corretta chiave di lettura. L’etimologia del termine deriva dalla fusione di due parole greche: Kryptós (nascosto) e graphía (scrittura), che riassumono chiaramente la definizione di questa tecnica.
Nell’era moderna, in cui le informazioni viaggiano alla velocità della luce attraverso la rete globale di Internet, la crittografia riveste un ruolo cruciale. Proteggere le comunicazioni, lo scambio di file e i dati più sensibili è di fondamentale importanza e per questo sono stati sviluppati appositi algoritmi di cifratura.
Quando si è originata la crittografia e come si è evoluta
La necessità di nascondere i messaggi a occhi indiscreti esiste da tempo immemore nella storia umana. Le prime testimonianze di sistemi crittografici risalgono agli scritti di Plutarco. Il biografo e filosofo greco narra, nella “Vita di Lisandro”, di un sistema semplice ma efficiente adottato dagli spartani per inviare messaggi segreti.
Su un bastone, di particolare lunghezza e diametro, veniva avvolta una striscia di cuoio sulla quale era poi inciso il messaggio. Una volta srotolata la striscia, il testo diveniva illeggibile e poteva essere ricomposto solo se avvolto su un bastone di diametro e lunghezza identici a quelli dell’originale.
In tempi più recenti, dove le informazioni sono digitali e la necessità di garantire la privacy e la sicurezza dei dati è imperativa, si utilizzano algoritmi matematici molto sofisticati. Questi complessi calcoli hanno il compito di mascherare il messaggio, rendendolo leggibile solo a chi possiede la giusta chiave, esattamente come succedeva col bastone degli spartani.
Come funziona la crittografia moderna
Lo scopo primario della crittografia moderna è quello di proteggere i dati che vengono inviati in rete e non solo. Per fare ciò si impiegano algoritmi crittografici molto complessi, che trasformano una sequenza di caratteri secondo il valore di una chiave di cifratura segreta.
La forza e la complessità di questa chiave rappresentano il grado di sicurezza dell’intero sistema crittografico adottato. In generale si possono identificare due tipologie di crittografia: a cifratura simmetrica e a cifratura asimmetrica.
Nel primo caso si impiega una chiave di cifratura singola, cioè identica sia per il mittente sia per il destinatario. Se invece si utilizzano due chiavi distinte, allora si è nel caso della cifratura asimmetrica, in cui la chiave di cifratura è pubblica, mentre quella di decifratura è segreta e privata.
Entrambe le tecniche hanno pro e contro, che è bene valutare in fase di scelta dell’uno o dell’altro protocollo. La crittografia simmetrica è veloce e molto semplice da implementare nei diversi sistemi, poiché si basa su una serie di operazioni algebriche ripetute più volte.
Dell’AES (Advanced Encryption Standard, l’esempio più comune di cifratura simmetrica) esistono diverse versioni a seconda del grado di sicurezza desiderato. Queste si identificano in base al quantitativo di blocchi di bit utilizzati nelle operazioni: 128, 192 e 256 (il più sicuro).
La cifratura asimmetrica, invece, utilizza chiavi interdipendenti fra loro, di cui una pubblica e una privata. Questo sistema rende la crittografia ancora più sicura, ma al contempo più lenta e laboriosa per l’implementazione.
Un’interessante evoluzione è quella ottenuta con il sistema RSA (Rivest, Shamir, Adleman) ideato da tre studenti del MIT nel 1977. Questa particolare cifratura asimmetrica, invece di nascondere direttamente i dati, si avvale di una cifratura simmetrica e poi crittografa in maniera asimmetrica la chiave di quest’ultima, rendendo il procedimento di decrittazione molto più immediato.
La crittografia è in continua evoluzione e cambia in base alle nuove tecnologie. Attualmente esistono sistemi basati su reticoli, sulla quantistica, sul codice hash e moltissimi altri ancora.
