Data Center: si può raffreddare con acqua di fiume?
I data center sono una parte fondamentale delle infrastrutture IT, poiché consentono a qualunque sistema informativo di funzionare 24 ore su 24. Si tratta di enormi stanze che ospitano server, storage, gruppi di continuità e qualunque altra apparecchiatura necessaria a gestire processi, comunicazioni e servizi per aziende e privati.
Lavorando quotidianamente senza alcuna sosta, le suddette apparecchiature generano però enormi quantità di calore. Si rende quindi necessario dissiparlo il più possibile per garantire una temperatura operativa costante e ottimale. In California è in sperimentazione un metodo di raffreddamento innovativo che sfrutta l’acqua di fiume.
Il data center a impatto zero
Raffreddare un data center richiede fattori quali tecnologie complesse, ampie quantità di energia e l’impiego di refrigeranti chimici che hanno un concreto impatto sull’ambiente. Rendere queste importanti strutture più green è una sfida tanto ardua quanto necessaria per il bene dell’intero pianeta.
Un interessante articolo di Cooling Post (consultabile a questo link https://www.coolingpost.com/features/data-centre-cooled-using-river-water/) ha presentato il primo data center ad alta densità con zero emissioni. Si chiama Nautilus Stockton ed è un piccolo miracolo di ingegneria, capace di sfruttare della semplice acqua di fiume per il raffreddamento di tutte le sue componenti.
La struttura di 930 m2 è ospitata su una chiatta ancorata agli argini del fiume San Joaquin, a Stockton in California. Può generare una potenza di 7MW quando tutte e quattro le sale dati modulari interne sono operative. Ciò sviluppa molto calore, ma il sistema di raffreddamento ad acqua ideato da Nautilus riesce a mantenere le temperature a livelli ottimali senza alcuno sforzo.
Come funziona la tecnologia Nautilus TRUE
Nonostante la realizzazione di data center a impatto zero sia stata un’operazione complessa, questo primo prototipo è l’esempio concreto di come la suddetta soluzione sia applicabile su larga scala. Il successo è in gran parte merito dell’innovativa tecnologia Nautilus TRUE (Total Resource Usage Effectiveness).
L’idea è quella di abbandonare in toto ogni tipo di refrigerazione meccanica, affidando il raffreddamento a un ingegnoso circuito alimentato ad acqua dolce. La naturale temperatura dell’acqua di fiume, infatti, è sufficientemente fredda per consentire uno scambio termico adeguato. Il principio di funzionamento a livello concettuale è piuttosto semplice:
- si preleva il liquido direttamente dal fiume che scorre sotto la chiatta;
- si filtra per rimuovere possibili agenti contaminanti;
- l’acqua arriva allo scambiatore termico e ingloba il calore in eccesso prodotto dai singoli moduli;
- lo scarico immette l’acqua calda di nuovo nel fiume.
La cosa interessante è che il liquido non viene in alcun modo alterato da agenti chimici di sorta e può quindi essere rilasciato nel canale senza conseguenze per la fauna.
I vantaggi offerti dal data center raffreddato ad acqua di fiume
Oltre ad avere un impatto sull’ambiente praticamente nullo, il Nautilus Stockton è considerato un data center ad alta efficienza energetica. Grazie ad alcuni accorgimenti costruttivi peculiari, consuma in media il 30% in meno dell’energia rispetto alle soluzioni tradizionali.
Le sale dati modulari che costituiscono il complesso sono dotate di 4 unità di distribuzione del raffreddamento parallele da 675kW (a prova di perdite) e presentano una configurazione “4 to make 3”. Ciascuna è alimentata da sistemi a circuito aperto ridondanti.
La soluzione studiata da Nautilus, e basata sulla semplice acqua di fiume, apre le porte alla costruzione di data center sempre più performanti, sostenibili, di rapida realizzazione e capaci di servire intere comunità, senza avere ripercussioni sull’ambiente circostante.
Questi stessi risultati spingono l’azienda produttrice a lavorare duramente per rendere la propria tecnologia disponibile in più paesi possibili, stravolgendo il modo di concepire i centri di dati in tutto il mondo.
