Emissioni CO2: mai così basse. Ma non è tutto positivo
Le emissioni di CO2 fra marzo e aprile 2020 sono state fra le più basse mai registrate. A causa del lockdown imposto ai cittadini per arginare la diffusione del Coronavirus, infatti, si è potuto osservare un calo davvero significativo delle suddette sostanze inquinanti.
Nonostante tale dato dimostri come la sospensione drastica dell’utilizzo di combustibili fossili possa avere un reale impatto nella lotta contro i cambiamenti climatici, gli esperti sostengono però che potrebbero comunque esserci delle ripercussioni negative nell’anno corrente.
I dati del lockdown sulle emissioni di CO2
Durante i primi mesi di chiusura per il Covid-19, è stato richiesto ai cittadini e alle imprese uno stop forzato che ha interessato la circolazione delle vetture, la produzione nelle fabbriche e la viabilità pubblica. In quel periodo le emissioni di CO2 sono calate del 35%.
Si parla addirittura di 20 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno rispetto al 2019: valore che (se mantenuto costante) potrebbe avvicinare l’Italia agli obiettivi previsti dagli accordi di Parigi sul clima.
Entrando nello specifico, si può notare come marzo sia stato un mese di transizione a causa della graduale applicazione di norme sempre più restrittive. Tra l’anno prima e l’anno dopo i consumi energetici sono diminuiti del 15,9%, mentre le emissioni di biossido di carbonio del 19%.
Il settore dei trasposti è quello che ha avuto la maggiore influenza sull’abbassamento della CO2. In particolare, il gasolio ha rappresentato il 60% del calo, seguito dalla benzina (22%), dal carboturbo (15%) e infine dal GPL (5%), per un totale di 4,5 milioni di tonnellate di CO2 in meno.
Ad aprile, invece, si sono addirittura raggiunte 7 milioni di tonnellate in meno, sinonimo di come una quasi completa immobilità del settore dei trasporti possa fare nettamente la differenza nella produzione di inquinamento.
Anche i consumi elettrici hanno registrato un notevole decremento: se a marzo si è arrivati al -21,1%, ad aprile si è toccata quota -23%. Tutti parametri dall’enorme rilevanza, che possono essere la chiave per combattere efficacemente i pericolosi cambiamenti climatici in atto.
I probabili risvolti negativi nel 2021
Nonostante i dati incoraggianti sulle emissioni di CO2 dell’anno precedente, vi è una concreta preoccupazione per quanto concerne la ripartenza. Il periodo post-Covid, infatti, potrebbe generare un’ondata di consumi senza precedenti, arrivando a inficiare i progressi fatti fino a questo momento.
La suddetta teoria si basa su evidenze storiche, che testimoniano come il bisogno di ripartire e recuperare il tempo perduto tenda a spingere cittadini e imprese verso un aumento drastico dei consumi energetici. Se ciò dovesse avvenire, l’Italia si ritroverebbe ad allontanarsi in maniera molto pericolosa dalla concretizzazione degli obiettivi di Parigi.
Secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è importantissimo mantenere i valori raggiunti durante il lockdown anche nel 2021 e per riuscirci suggerisce di puntare sulla green economy. Servono misure restrittive concrete per la regolamentazione dei combustibili fossili e piani di azione ben studiati, che permettano alle aziende di riaprire in un’ottica più sostenibile.
Solo in questa maniera sarà possibile combattere i cambiamenti climatici in atto, evitando di aggravare ulteriormente la già precaria situazione in cui versa l’ambiente. Una ripartenza verde è di certo la soluzione ideale per trarre qualcosa di buono dall’esperienza fatta con il Coronavirus.
Scongiurare le ripercussioni negative è quindi possibile, ma servono l’impegno concreto delle istituzioni e strategie di riapertura ideate con criterio. Adesso non resta altro da fare che attendere la fine del 2021, per valutare come saranno cambiate le emissioni di CO2 e i livelli di inquinamento.
